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1986 AFC Championship Game: Denver Broncos @ Cleveland Browns (The Drive)

Cleveland Municipal Stadium, Cleveland, Ohio
11 Gennaio 1987
79.915 spettatori

“IL” Drive: 98 yards, 15 azioni per segnare il touchdown del pareggio con 39 secondi sul cronometro. Altri dettagli ? Sono quasi inutili.
The Drive è sinonimo di una prestazione epica da parte del quarterback dei Denver Broncos, John Elway, contro i Cleveland Browns nell’AFC Championship Game del 1986.
Quell’impresa di Elway fa parte di diritto dei momenti leggendari della storia della NFL, come il drive da 68 yards che Otto Graham, quarterback dei Browns, orchestrò in quello stesso stadio nel 1950 (e che consegnò il titolo, il primo dei Cleveland Browns, a 16 secondi dalla fine), o la marcia di 86 yards guidata da Johnny Unitas dei Baltimore Colts nel Championship Game del 1958 contro i New York Giants, portando la finale NFL all’overtime per la prima volta.
Curiosamente, sia Elway che Unitas avrebbero condotto le proprie squadre alla vittoria nel drive iniziale del tempo supplementare.
Questi eventi restano impressi nella memoria collettiva, come eterne istantanee che rivelano l’essenza più pura di tutti i grandi quarterbacks.
“Sapete a cosa penso la notte prima di una grande partita… ecco, questo è quel tipo di partita che ho sempre sognato”, è il ricordo di John Elway.

Forza mentale, resistenza fisica, intelligenza, capacità di esecuzione e, perché no, anche fortuna, si combinano per dare vita ad una gara memorabile.
In quella fredda domenica del 1987, i Cleveland Browns godono dei favori del pronostico, merito perlopiù di un solido reparto difensivo, ribattezzato “The Dawgs”, e del fattore campo. Ai freddi venti che spirano dal Lago Erie si unisce il rumore feroce delle urla dei quasi 80.000 fans assiepati nel vecchio stadio. Oltre che ad abbaiare come ossessi, i tifosi di quei Browns erano soliti lanciare ossi e biscotti per cani nella end zone, creando un’atmosfera non proprio confortevole per le squadre avversarie. Lo stesso John Elway incontra notevoli difficoltà a comunicare con i suoi nell’huddle.
Per l’allora head coach dei Miami Dolphins nonché ex giocatore dei Browns, Don Shula, per l’occasione analista per la NBC, non ci sono dubbi: “E’ il momento dei Browns, le stelle sono tutte allineate. Tutto sembra giocare a loro favore”.
E Cleveland sembra proprio assecondare il pronostico del leggendario coach iniziando nel migliore dei modi, ovvero con un drive da 86 yards conclusosi con un passaggio di Bernie Kosar ricevuto in touchdown da Herman Fontenot. Con 5:49 da giocare nella prima frazione, i Browns conducono 7-0.

L’attacco dei Broncos non gira come dovrebbe ma i Browns non ne sanno approfittare: questo canovaccio viene seguito quasi alla lettera nei primi tre quarti della partita.
Kosar viene intercettato due volte, prima da Ricky Hunley e poi da Jim Ryan, che ritorna la palla lunga un piede per 26 yards fin sulle 9 di Cleveland. Denver non riesce a varcare la end zone e così deve ripiegare su un field goal da 19 yards realizzato da Rich Karlis.
Il successivo possesso dei Browns dura ben poco e termina con il fumble di Kevin Mack recuperato da Ken Woodard sulle 37 dei Broncos. Sul primo down, Elway va in scramble guadagnando ben 34 yards. Altri due giochi di corsa portano gli uomini di Dan Reeves ad una yard dal touchdown.

Situazione di 4&goal: Reeves rischia e ne ha ben ragione quando Gerald Willhite irrompe nella end zone vanificando la goal line stand degli avversari. Denver 10, Cleveland 7.
Ma i Browns rispondono colpo su colpo e trovano il tempo di pareggiare a 20 secondi dalla fine del secondo quarto con un field goal di Mark Moseley da 29 yards.
Il secondo tempo comincia sornione, con entrambe le squadre costrette al punt nei primi possessi. I Broncos si portano avanti a 3 minuti dal termine del terzo quarto con un field goal da 26 yards di Karlis, dopo un drive di 61 yards. Cleveland risponde immediatamente grazie ad un guadagno di 34 yards su corsa di Kevin Mack, trovando poi il 13 pari con un field goal di Mark Moseley da 24 yards proprio alla fine del terzo periodo.
La sorte sembra sorridere alla storica franchigia dell’Ohio quando, con 5 minuti e 43 secondi ancora da giocare, il wide receiver Brian Brennan riceve un passaggio da 38 yards di Bernie Kosar, stende al tappeto il defensive back Dennis Smith e guadagna le ultime 10 yards per il touchdown.
Il vecchio Municipal Stadium quasi viene giù: i Browns conducono 20-13 e cominciano a pregustare il viaggio a Pasadena per il Super Bowl XXI.
Questa speranza sembra concretizzarsi ulteriormente quando i Broncos non riescono a ritornare il kickoff: Gene Lang riesce solamente a piombare sulla palla sulle proprie 2 yards.
Per i fans di Cleveland presenti allo stadio, così come i milioni di telespettatori, la partita è praticamente finita.
La difesa dei Browns è riuscita a limitare l’attacco dei Broncos a sole 216 yards.
John Elway e i suoi si trovano a dover affrontare le 98 yards più difficili della loro vita. 98 lunghe yards, con il cronometro che scorre implacabile, l’immagine selvaggia degli 80.000 tifosi avversari deliranti ed il folle rumore dei loro latrati.
“Andiamo, la strada da fare è lunga”, dice il biondo QB ai suoi compagni riuniti nell’huddle in piena end zone dei Broncos.
Sulle sidelines dei Browns si respira fiducia e convinzione di essere oramai giunti al primo Super Bowl della loro gloriosa storia. Ma Marty Schottenheimer inizia ad avvertire dei cattivi presagi : “Elway dà loro una dimensione difficile da decifrare per la nostra difesa. Riesce a trasformare una situazione negativa in una positiva”, aveva dichiarato prima di quella partita. “La chiave per fermarlo è nelle nostre secondarie, perché se dicessi ai nostri difensive linemen di provare a contenerlo anziché mettergli pressione, resterebbero impalati come 3 o 4 vigili nel traffico”.
Elway non perde tempo a fare di Schottenheimer un facile profeta. La prima azione del “Drive” è un passaggio da 5 yards per il running back Sammy Winder in uscita dal backfield. Poi Winder con una toss play guadagna altre 3 yards, per poi convertire il terzo down con un’altra corsa. “Winder è un running back dalla grande potenza”, ricorda Elway, “Così gli diedi palla e conquistò il primo down sfruttando il blocco della guardia sinistra”.
Due azioni dopo, Elway dà inizio ad una sequenza di 11 giochi particolarmente da cardiopalma. In una situazione di 2&7 sulle proprie 15 yards, non trovando un ricevitore libero e sotto pressione, nota un varco sulla destra. Scramble e guadagno di 11 yards, tipica azione di uno dei quarterback più temibili della NFL, implacabile nel gioco aereo ma al tempo stesso capace di seminare il panico con la sua abilità nella corsa.
Primo down di Denver dalle proprie 26 ed Elway si inventa un passaggio da 22 yards per Steve Sewell. Broncos sulle 48 yards, il cronometro continua a scorrere e nel Cleveland Stadium comincia a spegnersi la gioia dei fans della squadra di casa nonostante manchino meno di 3 minuti, con i Browns in vantaggio di 7 punti.

Elway trova Steve Watson nel bel mezzo della difesa dei Browns con un lancio da 12 yards , proprio prima del 2 minute warning. Denver varca la metà campo e si trova sulla linea delle 40 yards, con 1:59 al termine. Dopo un passaggio incompleto per Vance Johnson , i Broncos fanno il primo ed unico grosso errore del “Drive”, concedendo un sack messo a segno dal nose tackle Dave Puzzuoli. “Fu l’unico errore del Drive”, ricorda Dan Reeves, “ma fu un episodio isolato, perché cercai di alternare i ricevitori ma ciò fece andare John in confusione, fino a subire il sack”. Situazione di terzo down &18 , con la Dawg House sempre più indemoniata a ridosso della end zone dei Browns, Reeves chiama Elway sulle sidelines. “Non devi fare tutto in una sola azione” fu il consiglio del coach, “perché se ci troveremo di fronte ad un quarto down, ce lo giocheremo”.
“Chiamammo una ‘release 66 pass’ con Orson Mobley come ricevitore primario, posto a circa 10 yards proprio in mezzo”, commenta Elway. “Ma quando ci allineammo nella shotgun formation, vidi la loro strong safety, Ray Ellis, piazzarsi sul profondo e così capii che potevo guadagnare subito quelle 18 yards. Così anziché cercare Mobley nel centro, lanciai a sinistra per Mark Jackson”. Questa azione rischia di morire sul nascere : dopo lo snap del centro Billy Bryan la palla viene deviata dalla gamba dall’uomo in movimento Steve Watson, mentre questi sta tagliando. Ma curiosamente la palla fa uno strano rimbalzo sull’erba consumata del vecchio stadio e viene agevolmente controllata da Elway. Questi guarda per un istante Mark Jackson e spara un passaggio perfetto da 20 yards, portando Denver sulle 28 yards con 79 secondi da giocare.

Dopo un passaggio incompleto per Watson, Elway si connette con Steve Sewell per un guadagno di 14 yards. Altro primo down e altro incompleto per Steve Watson. Broncos sulle 14 yards, secondo down e 10. Elway cerca un ricevitore e, non trovandone uno libero, esce dalla pocket andando a conquistare in scramble altre 9 yards, fino alle 5 dei Browns. Terzo down & 1, Elway trova il culmine di questa sinfonia imbeccando Mark Jackson nella end zone con un lancio così basso e veloce da dare un che di miracoloso a quella ricezione. “Pensai che il cornerback si incollasse a Jackson, ma così non fu e Mark era uno contro uno con la safety. No problem”. Jackson ricorda di aver sentito un rumore di biscotti per cani schiacciati dai suoi piedi mentre percorreva quella traccia. In un attimo il rumore dei tifosi si annulla ed il vecchio stadio piomba in un silenzio irreale.
I sogni di gloria accarezzati dai tifosi di Cleveland vengono calpestati ed infine schiacchiati proprio come quei biscotti lanciati nella end zone.
Rich Karlis con il punto addizionale porta le squadre sul 20 pari, mandando la partita all’overtime.
Il supplementare è di un’intensità minore rispetto a quella, irripetibile, del “Drive”.
Cleveland ha il possesso della palla ma è costretta al punt di Jeff Gossett, dopo che Karl Mecklenburg e Rulon Jones hanno fermato la corsa Herman Fontenot , impedendo la conversione di un 3&2 sulle 38 yards dei Browns.
Denver riparte dalle proprie 25 yards, ed Elway impiega solamente 9 azioni per condurre i suoi alla vittoria. L’highlight è rappresentato da una situazione di terzo down e 10: messo sotto pressione, decide di uscire dalla tasca e iniziare a correre. Rendendosi conto di non poter conquistare il primo down, guarda avanti e vede che Hanford Dixon aveva rinunciato a coprire Steve Watson per fermare la sua corsa. “Così con un touch pass lanciai la palla sopra la testa di Dixon perché Steve era tutto solo”, ricorda Elway. Watson riceve, venendo fermato soltanto sulle 22 yards, dopo averne guadagnate 28. Con Rich Karlis già “in range” , Elway decide di semplificare la vita al suo kicker chiamando 3 giochi di corsa per Sammy Winder, per un guadagno complessivo di 7 yards. Quarto down con i Broncos sulle 15, Elway trotterella fuori dal campo. Dopo aver portato la sua squadra con il suo braccio e con le sue gambe, oltre che con il suo cervello, in posizione favorevole per vincere, il quarterback affida l’atto finale al piede scalzo di Karlis. Lo incrocia mentre quest’ultimo fa il suo ingresso sul suolo ghiacchiato dicendogli semplicemente “come in allenamento”. “Provai a convincere me stesso che si trattava di un calcio come gli altri, proprio come in allenamento” afferma Karlis, che, ironia della sorte, da piccolo era tifoso dei Browns. “Cercai una zona liscia dove piazzare la palla, ma in realtà stavo quasi scavando una buca. Così dissi ‘all’inferno. Calciamo questa palla e andiamocene di qui’ ”. E così fece, letteralmente.

Un field goal da 33 yards, dopo 5 minuti e 48 secondo di overtime, mette fine alla partita. Un calcio fu decisivo, ma il “Drive” fu consegnato alla Storia, quella con la esse maiuscola.

Bibliografia

- 75 Seasons
- wikipedia.org
- www.clevelandbrowns.com
- www.denverbroncos.com

Great_Games | by Roberto Petillo | 19/02/07

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