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Super Bowl III

We’re going to win Sunday. I guarantee it.

Sebbene siano passati molti anni dalla disputa del Super Bowl III, le parole di Joe Namath , che garantiva un successo dei suoi Jets contro i Baltimore Colts, sono ancora oggi fonte di discussione tra gli appassionati. I New York Jets avevano conquistato il titolo AFL, tuttavia erano considerati degli agnelli sacrificali: gli osservatori, i giornalisti e tutti gli addetti ai lavori avevano previsto un’agevole vittoria dei Colts, che, dopo essersi laureati campioni NFL, avrebbero spazzato via la squadra newyorchese nell’imminente Super Bowl; invece, il campo diede ragione a Namath, che architettò una delle più grandi sorprese della storia dello sport nordamericano. Il Super Bowl III rappresenta una pietra miliare per il football professionistico e non solo: pur non eccellendo dal punto di vista tecnico (fu infarcita di errori e palle perse), quella partita ha un valore storico con pochissimi paragoni.

Con il Super Bowl II, era calato il sipario su una dinastia ineguagliabile: dopo cinque titoli NFL e le vittorie sui Chiefs e i Raiders, Vince Lombardi lasciò la guida tecnica dei Green Bay Packers, sancendo la fine di un’era; nel 1968, la formazione del Wisconsin collezionò 6 vittorie, 7 sconfitte e 1 pareggio, completando il primo bilancio negativo dopo dieci anni. I dominatori di quella stagione furono i Baltimore Colts, che si aggiudicarono il titolo della Coastal Division con un bilancio di 13-1; nei playoff, i Colts eliminarono dapprima i Minnesota Vikings (24-14) e poi umiliarono i Cleveland Browns (l’unica squadra che li aveva battuti durante la regular season) per 34-0. Il quarterback della squadra era Earl Morrall, che era arrivato in Maryland pochi giorni prima dell’inizio del campionato; quando Johnny Unitas s’infortunò durante la pre-season, a Morrall fu offerto il ruolo di QB titolare, posto che mantenne per tutta la stagione. Le sue statistiche furono ottime: 57.4% di passaggi completati, 2.909 yards, 26 TD, 17 intercetti e un rating di 93.2; questi numeri giustificarono il premio di MVP della NFL, assegnatogli sia dalla UPI (United Press International), sia soprattutto dalla AP (Associated Press). L’attacco presentava altri giocatori selezionati per il Pro Bowl oppure premiati come All -Pro: il RB Tom Matte, il WR Willie Richardson, il TE John Mackey. Tuttavia, i Colts avevano anche una temibile difesa: sulla linea spiccavano Bubba Smith e Billy Ray Smith, il linebacker Mike Curtis era il capitano e il leader carismatico, mentre il safety Rick Volk era temutissimo per i suoi blitz e i duri colpi che sapeva assestare agli avversari. La netta vittoria sui Browns nell’NFL Championship Game era la prova evidente della forza sia offensiva sia difensiva dei Baltimore Colts: Leroy Kelly (miglior RB della lega) era stato limitato ad appena 28 yards, mentre l’attacco aveva segnato quando aveva voluto.

Grandi meriti, ovviamente, furono assegnati all’head coach Don Shula: per anni il ruolo di allenatore capo a Baltimora era stato coperto da Weeb Ewbank, che aveva portato i Colts ai titoli NFL nel 1958 e nel 1959, con due emozionanti vittorie sui New York Giants; il primo successo fu ottenuto al termine di una partita spettacolare, ancora oggi ricordata come The Greatest Game Ever Played . Purtroppo, la nuova decade non fu prodiga di successi per i Colts, così al termine della stagione 1962 Ewbank fu licenziato dal proprietario Carroll Rosenbloom; il posto fu quindi assegnato a Don Shula, che a 33 anni diventò il più giovane head coach nella storia della NFL. Pochi mesi più tardi, Ewbank fu contattato dai New York Jets della AFL, che gli affidarono la guida tecnica della squadra.

National Football League e American Football League disputavano le rispettive stagioni contemporaneamente: nonostante il common draft e la futura merger (prevista per il 1970), la AFL non riscuoteva molto interesse tra gli appassionati. Un interessante esempio per capire la situazione è fornito dagli ascolti per le partite del 24 novembre 1968 disputate tra Giants e Rams della NFL (trasmessa dalla CBS) e quella tra Jets e Chargers della AFL (trasmessa dalla NBC): seppure la sfida dei Giants fosse meno interessante ai fini della classifica, seppe catturare un’audience di 34 milioni di spettatori nella nazione contro gli appena 15 della partita dei Jets: considerando soltanto la zona di New York, il rapporto fu di circa 2 a 1 in favore di Giants-Rams. La AFL era considerata “The Other League“, un prodotto di qualità inferiore, da guardare soltanto quando non c’erano partite della NFL.

I New York Jets aprirono la stagione 1968 con due vittorie, prima di cadere a Buffalo: in quella partita Namath lanciò addirittura cinque intercetti, uno dei quali riportato in endzone dopo un ritorno di 100 yards. Dopo un successo sui Chargers, New York subì una sconfitta interna contro Denver: debilitato dall’influenza, Namath giocò malissimo, collezionando altri cinque intercetti. I dubbi sul QB aumentarono considerevolmente: il defensive coordinator Walt Michaels chiese al safety Jim Hudson di spiegare a Namath (che era il suo compagno di stanza) cosa significasse essere un quarterback. Dopo quella sconfitta, i Jets seppero riprendersi: il defensive lineman Verlon Briggs annunciò che non si sarebbe rasato fino a quando New York non avrebbe conquistato il titolo divisionale; nonostante la barba lunga fosse contro le regole della AFL, tutti i compagni seguirono l’esempio di Briggs. Namath si fece crescere dei baffi, tanto da essere soprannominato Fu Manchu.

Nota: Fu Manchu era un personaggio di alcuni racconti di Sax Rohmer, scrittore inglese che visse all’inizio del XX secolo. Manchu era cinese ed era famoso per i suoi lunghi baffi

I Jets vinsero otto delle successive nove partite (l’unica sconfitta fu contro i Raiders nel famigerato Heidi Bowl ), chiudendo la stagione con un bilancio di 11-3. Vinto il titolo della Eastern Division, i Jets avrebbero dovuto aspettare lo spareggio tra Raiders e Chiefs per conoscere la loro rivale nell’AFL Championship Game: anche se non fu mai annunciato pubblicamente, i giocatori di New York volevano una rivincita contro i Raiders e quando i Chiefs furono sconfitti per 41-6, il desiderio era stato esaudito.

Se l’NFL Championship Game si era rivelato un incontro a senso unico, la finale della AFL fu molto combattuta; verso la fine del secondo quarto Joe Namath fu colpito duramente sulla testa dal defensive end Ben Davidson, rimediando una commozione cerebrale. Il quarterback dei Jets rimase scosso, tanto che il medico dei Jets consigliò a Weeb Ewbank di sostituirlo con il vecchio Babe Parilli. Incredibilmente, Namath rientrò in campo: dopo essere stato intercettato dal CB George Anderson (regalando ai Raiders un’eccezionale posizione di partenza e il vantaggio per 23-20), Broadway Joe iniziò il drive della rimonta; due eccezionali ricezioni di Don Maynard permisero ai Jets di segnare il TD decisivo a otto minuti dal termine. New York seppe resistere all’attacco finale di Oakland, conquistando il primo titolo AFL della propria storia! Con quella stoica e coraggiosa performance, Namath aveva conquistato il rispetto non solo dei compagni e tifosi, ma anche di avversari e giornalisti. Tuttavia, i Jets avevano altri giocatori validi: il RB Matt Snell, i WR Don Maynard e George Sauer in attacco, il defensive end Gerry Philbin (19 sacks in stagione), il linebacker Al Atkinson, i defensive back Johnny Sample e Jim Hudson in difesa. Ewbank, inoltre, diventò il primo e unico coach in grado di vincere sia il titolo NFL, sia il titolo AFL.

Durante i festeggiamenti, Namath lanciò la prima delle sue provocazioni, affermando che Daryle Lamonica (Oakland Raiders), John Hadl (San Diego Chargers), Bob Griese (Miami Dolphins) e ovviamente lui stesso fossero migliori di Earl Morrall; non ancora soddisfatto, proclamò a gran voce che se la sua riserva Babe Parilli avesse giocato a Baltimore, i Colts avrebbero ottenuto dei risultati migliori, visto che i QB della AFL erano qualitativamente superiori a quelli della NFL. In verità, nessuno prestò molto interesse a queste parole: Namath era in evidente stato di alterazione, visto che aveva bevuto molto; inoltre Morrall aveva tolto il posto addirittura a Johnny Unitas , quindi per tutti gli osservatori era indubbiamente un QB eccellente.

Nelle due settimane precedenti al Super Bowl, i bookmakers prepararono le loro quote per la partita: il celebre Jimmy Snider (detto “the Greek”) assegnò 17 punti di vantaggio ai Colts, mentre il Daily News 16.

Altri bookmakers considerarono i Colts favoriti 7 contro 1: raramente in passato si erano viste simili previsioni; pochissime altre volte un evento sportivo aveva presentato una tale differenza (sulla carta) tra i due contendenti.

I successi dei Packers sui Chiefs e sui Raiders avevano testimoniato la superiorità della NFL sulla AFL: di conseguenza, anche il terzo confronto si sarebbe dovuto mantenere sugli stessi binari.

Come spesso accade, il ruolo del favorito è spesso scomodo: durante le varie conferenze stampa, Don Shula affermò più volte che un’eventuale sconfitta sarebbe stata devastante. I New York Jets, invece, non avevano la minima pressione: nei campioni AFL c’era anche una voglia di rivalsa, visto che molti giocatori erano stati rilasciati dalle franchigie della NFL; Johnny Sample, ad esempio, era stato tagliato proprio dai Colts. Tutto stava andando secondo i piani previsti da Weeb Ewbank, if only Joe could keep his mouth shut (se solo Joe potesse tenere chiusa la bocca!). Fin dall’arrivo a Miami, Namath aveva tenuto fede al proprio soprannome Broadway: in occasione del Picture Day, ai giocatori era stato chiesto di presentarsi alle dieci di mattina per le fotografie di rito; Namath rimase in camera, spiegando a Jim Hudson “che se volevano una sua foto, avrebbero dovuto scattarla dopo le dieci!” Questo atteggiamento strafottente fu qualcosa di inedito e lasciò perplessi molti osservatori; anche Shula rimase meravigliato, tanto che si chiese “What the hell is Weeb doing?”

Nonostante l’arroganza del QB dei Jets, gli addetti ai lavori non cambiarono opinione riguardo la partita: la NFL rappresentava la tradizione ed era la forza dominante del football, mentre la AFL non era assolutamente considerata. Norm Van Brocklin (ex QB dei Rams e degli Eagles e head coach dei Falcons) affermò che Namath stava per giocare la sua prima vera partita tra i professionisti; i pronostici di Edwin Pope sul Miami Herald e di Tex Maule su Sports Illustrated prevedevano dei trionfi dei Colts per 42-13 e 43-0. Gli stessi giocatori di Baltimore erano convinti di una vittoria: Don Shula pensava che la sua squadra avrebbe dominato sia in attacco, sia in difesa, mentre Earl Morrall era caricato dai 28 successi nelle ultime 30 partite giocate.

Ma Namath era incurante di tutto ciò: il giovedì precedente alla partita, le provocazioni del QB dei Jets raggiunsero il culmine. Il Miami Touchdown Club, un circolo della Florida fondato nel 1959, voleva assegnare il riconoscimento di Player of the Year proprio a Namath, quindi organizzò una manifestazione per premiarlo; durante quella serata, Broadway Joe lanciò la sua famosa dichiarazione “The Jets will win Sunday! I guarantee it!” . In verità, a quelle parole non fu dato molto spazio sui media: soltanto il Miami Herald pubblicò quella storia, mentre i giornali newyorchesi scrissero pochissime righe a riguardo. Tuttavia, la risposta dei Baltimore Colts non si fece attendere: Shula affermò che i propri giocatori avrebbero ricevuto molta più carica agonistica e che non attendevano altro di entrare in campo; Billy Ray Smith consigliò a Namath di “tenere la bocca chiusa se avesse voluto conservare i suoi denti” . Anni dopo, parlando di quella frase, Broadway Joe confessò che fu spontanea, istintiva e che non fu assolutamente preparata: convinto dei propri mezzi e stanco di ascoltare le storie riguardo la presunta superiorità dei Colts, Namath garantì personalmente una vittoria della sua squadra.

Nonostante l’atteggiamento sopra le righe del proprio QB, i Jets si prepararono al Super Bowl in modo perfetto; Ewbank curò con estrema attenzione l’aspetto tecnico-tattico della sfida, analizzando minuziosamente i filmati dei Baltimore Colts. La netta vittoria contro i Browns aveva mascherato molti difetti: spesso i ricevitori di Cleveland si erano liberati delle coperture avversarie, ma solo l’inettitudine del QB Frank Ryan aveva permesso ai Colts di vincere per 34-0. Durante le proiezioni, il WR George Sauer urlò: “Tira quella maledetta palla!” , quasi volesse incitare Ryan a lanciare. Tale era la lentezza dei defensive backs che il coach dei Jets affermò che “se non riusciamo a lanciare, è meglio che ci ritiriamo!” . In difesa, Baltimore era famosa per i safety blitz (soprattutto da parte di Rick Volk), ma Namath e Ewbank notarono la prevedibilità di quelle cariche; l’attacco, inoltre, era tutt’altro che irresistibile, vista la mancanza di velocità. Durante le sedute, i giocatori e i tecnici dei Jets capirono che la vittoria era alla loro portata. Tuttavia, nessun osservatore cambiò opinione: New York era famosa per le bombe, ma sarebbe stata in grado di effettuare quei giochi? I Colts non avevano concesso alcun passaggio lungo durante la stagione; inoltre Don Maynard, il più pericoloso WR dei Jets, non era in perfette condizioni fisiche. Forse per i campioni AFL sarebbe stato meglio ritirarsi ed evitare l’umiliazione!

Domenica, 12 gennaio 1969: l’Orange Bowl di Miami era pronto per il grande evento. Prima di proseguire con il racconto della partita, è opportuno soffermarsi su alcuni aspetti. Il nome originale della sfida tra le due leghe era AFL-NFL World Championship Game, mentre soltanto per la terza edizione fu coniata l’espressione Super Bowl; in effetti, questo termine era già stato utilizzato per le prime due edizioni dai giornalisti e dai presentatori televisivi e radiofonici, tuttavia non era stato ancora ufficializzato. L’ideatore dell’espressione Super Bowl fu Lamar Hunt, che prese spunto da un giocattolo di sua figlia (il Super Ball): il fondatore della AFL propose di chiamare la sfida tra le due leghe “Super Bowl” e, nonostante l’iniziale disappunto di Pete Rozelle, riuscì nel proprio intento.

Nota. La partita tra Colts e Jets fu appunto denominata Super Bowl (oltre che World Championship Game): tuttavia, non fu aggiunto alcun numerale. Soltanto per la sfida di due anni dopo tra Colts e Cowboys, comparve il numero romano: quella partita fu effettivamente chiamata Super Bowl V, dando origine alla numerazione che tutti conosciamo; di conseguenza gli incontri tra Packers contro Chiefs e Raiders furono denominati Super Bowl I e II, quello tra Colts e Jets Super Bowl III, mentre la partita tra Chiefs e Vikings fu chiamata Super Bowl IV. Consultando i principali siti di riferimento, è possibile trovare i loghi dei primi quattro Super Bowl in cui compare il numerale: questo fu aggiunto in seguito

Rispetto alle due edizioni precedenti, il Super Bowl III riscosse una grande attesa: se per la prima sfida al Los Angeles Coliseum molti posti erano rimasti vuoti, per l’incontro tra Jets e Colts si verificò un tutto esaurito; i bagarini alzarono il prezzo originale del biglietto di oltre dieci volte, portandolo da 12 a 150 dollari. Durante la telecronaca, il cronista della NBC Curt Gowdy affermò che se fossero stati a disposizione 150.000 biglietti, sarebbero stati ugualmente venduti tutti. Senza dubbio, l’atteggiamento di Joe Namath aveva trasformato un semplice incontro sportivo in un evento imperdibile. Oltre a Broadway Joe, spiccava anche la storia di Weeb Ewbank, che avrebbe cercato di prendersi una rivincita contro la sua ex squadra e avrebbe sfidato il suo allievo Don Shula: quando Ewbank era un assistant coach a Cleveland, consigliò pubblicamente lo staff tecnico e dirigenziale di scegliere Shula (un cornerback) nel draft del 1951. Entrambi i coach erano pronti per la partita e sicuri di vincere: poco prima di entrare in campo, Ewbank si rivolse ai propri giocatori, pregandoli di non portarlo in trionfo in caso di successo; l’allenatore dei Jets soffriva di gravi problemi alle anche, quindi voleva evitare ulteriori dolori!

New York vinse il sorteggio e decise di ricevere. Sebbene il drive iniziale si fosse chiuso con un punt, i Jets posero il primo tassello per il successo finale: nel secondo gioco, dopo avere guadagnato nove yards, Matt Snell colpì violentemente Rick Volk, che cadde a terra con la faccia in avanti, subendo una commozione cerebrale; il safety perse qualunque ricordo riguardo la partita, tanto che il giorno dopo chiese ai compagni chi avesse vinto. In verità, Volk rientrò in campo, ma ovviamente il suo contributo fu impalpabile: Baltimore, famosa per i safety blitz, aveva perso uno dei suoi giocatori principali.

Ricevuto il punt, i Colts iniziarono il primo drive dalle proprie 27 yards: un lancio di Morrall per Mackey, alcune corse di Hill e Matte e un passaggio per il TE Tom Mitchell permisero ai campioni NFL di entrare nella red zone avversaria. Quando gli spettatori stavano già pregustando il primo TD della giornata, l’attacco entrò in stallo, obbligando Don Shula ad accontentarsi di tre punti: il field goal da 27 yards pareva alla portata del kicker Lou Michaels, tuttavia il calcio fu impreciso; su entrambe le panchine, la sorpresa fu enorme.

Nota: fino alla stagione 1974, i pali della porta era posizionati sulla goal line e non alla fine della endzone

I Jets ripresero dalle proprie 20 yards per avanzare fino alle 35 grazie a due completi per Lammons e Mathis. Per molti osservatori, l’azione successiva fu un’altra chiave per la vittoria dei Jets: aspettando una giocata di media-corta lunghezza, la difesa dei Colts fu sorpresa da Maynard, che superò la copertura dei defensive back; Namath lanciò il pallone verso il proprio ricevitore, che tuttavia mancò la presa. A causa dell’infortunio, Maynard non era riuscito a raggiungere l’ovale, tanto che Ewbank pensò “Se fosse stato sano, avrebbe segnato” . Nonostante il disappunto, New York aveva scioccato Baltimore: timorosi di essere bruciati ancora una volta da una bomba, i Colts cambiarono lo schema difensivo, ma quella mossa li espose contro le corse; inoltre concentrandosi su Maynard, lasciarono a George Sauer grande libertà.

New York dovette ancora accontentarsi di un punt, ma neanche i Colts riuscirono ad avanzare: con 1:58 sul cronometro del primo quarto, i Jets iniziarono un nuovo drive, partendo dalle proprie 4 yards. Matt Snell corse due volte, ma nel gioco susseguente, si verificò il primo turnover: colpito dal CB Lenny Lyles, Sauer perse il controllo del pallone; il fumble fu ricoperto dal linebacker Ron Porter, che regalò al proprio attacco un 1st and 10 a sole 12 yards dal touchdown. Dopo una corsa infruttuosa di Hill, le due squadre effettuarono il cambio di campo. Matte avanzò il pallone fino alle 6 yards avversarie: Baltimore avrebbe dovuto giocare un 3rd and 4, ma anche se non fosse stato convertito, il FG era ampiamente alla portata del kicker; le possibilità di segnare erano molte. Morrall lanciò in endzone per il TE Tom Mitchell, il quale però non riuscì a controllare la palla: l’ovale, dopo aver colpito la spalla del giocatore, si impennò e finì tra le mani del CB Randy Beverly. Touchback: per la seconda volta, i Colts avevano sprecato una grande occasione per mettere punti sul tabellone.

Ritornati in attacco, i Jets iniziarono un drive impressionante: con le portate di Snell e i precisi passaggi di Namath, New York guadagnò un 1st and goal; due giochi più tardi, Snell varcò la goal line dopo una corsa di 4 yards sul lato sinistro. New York era avanzata sul campo per 80 yards senza problemi e aveva segnato. Per la prima volta nella storia del Super Bowl, la rappresentante della AFL si era portata in vantaggio; quella segnatura fu fondamentale soprattutto a livello psicologico, poiché creò dei seri dubbi agli avversari: quella che doveva essere una passeggiata, si stava rivelando un ostacolo molto più difficile del previsto.

Baltimore cercò subito di pareggiare: Morrall trovò Matte con un passaggio da 30 yards, ma giunti sulle 38 avversarie, l’attacco non riuscì ad avanzare ulteriormente. Quando Michaels sbagliò il secondo FG della giornata, i Colts avevano sprecato una nuova occasione per segnare. Poco dopo, anche i Jets fallirono un calcio da 3 punti, così con 4:13 ancora sul cronometro del secondo quarto, la situazione era ancora ferma sul 7-0. Dalle proprie 26, Matte effettuò una corsa lunghissima, che permise un guadagno di 58 yards: soltanto un disperato placcaggio di Baird evitò il TD. Mentre era ancora a terra, il RB di Baltimore fu colpito violentemente da Sample: rialzatosi, Matte gridò: “You’re a dirty player!” ; per niente intimorito, Sample replicò con una provocazione: “Non sei nessuno! Farsi prendere in questo modo!! Avresti dovuto segnare!” . Alcuni giocatori dei Colts protestarono, ma era evidente che l’inerzia mentale della partita si stava dirigendo verso i campioni AFL. Due giochi più tardi, Earl Morrall lanciò per Richardson, ma Sample capì le intenzioni del QB ed intercettò l’ovale a due yards dalla goal line; finito il gioco, Sample consegnò il pallone a Richardson, per poi schernire Matte. I Colts erano entrati tre volte nella red zone avversaria, ma avevano collezionato soltanto un FG sbagliato e due palle perse.

Eppure per Baltimore le disgrazie non erano ancora finite: forzati i Jets a calciare un punt in posizione svantaggiosa, i Colts conquistarono un 1st and goal sulle 42 yards avversarie; mancavano 43 secondi al termine del primo tempo, quindi c’era un’ultima possibilità per segnare. Sul 2nd and 10, Matte ricevette la palla con un hand off, ma poi la restituì al proprio QB con un passaggio all’indietro; nel frattempo il WR Jimmy Orr si era liberato da qualunque marcatura, tanto che il difensore più vicino era distante almeno 15 yards. Orr avrebbe segnato facilmente, quindi iniziò ad agitare le proprie braccia per richiamare l’attenzione di Morrall. Incredibilmente, il regista dei Colts non lo vide e preferì lanciare al centro per il fullback Jerry Hill: Jim Hudson capì tutto e intercettò il pallone, in quello che fu l’ultimo gioco prima dell’intervallo. Le squadre rientrarono negli spogliatoi sul 7-0, tra lo stupore del pubblico: i Jets avevano chiuso il primo tempo in vantaggio, un risultato che nessuno avrebbe potuto vedere. Inoltre, c’era un aspetto da non sottovalutare: per tutte e due le settimane precedenti all’incontro, si era affermato che i Colts non avrebbero avuto bisogno di trick plays o trucchi per vincere, vista la loro forza; l’ultimo gioco del secondo quarto dimostrò che Baltimore aveva dovuto cambiare il proprio approccio.

I Colts, tuttavia, erano in svantaggio per soli sette punti: l’attacco era riuscito ad avanzare e guadagnare yards, ed inoltre Baltimore avrebbe avuto ricevuto il kick off del terzo quarto, quindi nulla era perduto. Purtroppo, sul primo gioco dalla linea di scrimmage, Matte commise un fumble, che fu recuperato dai Jets; New York si accontentò di tre punti, tuttavia aumentò il proprio vantaggio, oltre a mantenere il possesso per quattro minuti. Dopo quel FG, Shula iniziò ad avere paura: c’era ancora molto tempo per recuperare, ma la sicurezza iniziale era ormai svanita; Johnny Unitas , anche se con un gomito dolorante, iniziò a scaldarsi. A Morrall fu offerta un’ultima possibilità, ma dopo altri due passaggi incompleti e un sack, la sua partita era finita.

Riconquistato il pallone, i Jets mantennero il possesso per altri quattro minuti, prima di segnare un secondo FG con Jim Turner; durante quel drive, Namath fu colpito al pollice e fu costretto ad uscire dal campo: al suo posto, per un gioco, fu inserito Babe Parilli. Sul 13-0, Shula provò a giocare la carta Unitas: forse il leggendario campione avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro; invece neanche il #19 fu sufficiente a riportare in partita i Colts, costretti ad un nuovo three-and-out. Tra la fine del terzo e l’inizio del quarto periodo, i Jets entrarono ancora nel territorio favorevole: due passaggi di Namath per George Sauer (uno da 11 e uno da 39 yards) regalarono a New York un 1st and goal; ancora una volta, i campioni AFL si accontentarono del FG, ma questo era più che sufficiente, visto che il vantaggio era salito a 16 punti. Se nel primo tempo, i Jets potevano considerarsi fortunati, a causa dei clamorosi errori degli avversari, nel terzo quarto furono gli autentici dominatori; i Colts erano rimasti in attacco per poco più di tre minuti, mentre la loro difesa non era stata capace di arginare i passaggi di Namath e le corse di Snell. Quando a dieci minuti dal termine, Randy Beverly intercettò Unitas (secondo intercetto personale, quarto di squadra), il Super Bowl III poteva definirsi chiuso.

In verità, nel possesso successivo, Baltimore riuscì a segnare un touchdown, grazie alla corsa di Jerry Hill, evitando l’onta dello shutout; con tre minuti sul cronometro, una flebile speranza si era riaccesa: quando i Colts recuperarono il pallone sull’onside kick susseguente, qualcuno pensò che Unitas avrebbe preparato un nuovo capolavoro. Baltimore raggiunse le 19 yards avversarie, ma il tempo delle magie era finito; tre incompleti consecutivi chiusero definitivamente i conti. Le corse di Snell fecero correre il tempo: anche se i Colts riconquistarono un nuovo possesso, il cronometro stava per raggiungere lo zero; l’ultima azione della partita fu un passaggio di Unitas per Richardson, totalmente inutile.

I New York Jets avevano vinto 16-7 e realizzato una sorpresa inaudita. La gioia per i nuovi campioni del mondo fu indescrivibile: Joe Namath raccontò di non avere mai provato una simile soddisfazione; la sua uscita dal campo con il dito indice alzato è una delle immagini più famose nella storia dello sport americano. Poco dopo, gli fu chiesto il motivo di quel gesto: la risposta rispecchiò lo stile di Broadway Joe: “Cosa vi aspettavate? Dei gesti della pace?” . Il QB di New York fu eletto MVP della partita, sebbene le sue statistiche non fossero eccezionali: 17 su 28, 206 yards, 0 TD, 0 INT; per la prima e unica volta, un QB ricevette quel prestigioso riconoscimento senza lanciare neanche un TD pass. Tuttavia, Namath era un personaggio troppo grande per non essere votato: il suo atteggiamento durante i giorni precedenti lo aveva trasformato in una star e conferitogli una fama senza paragoni. Senza dubbio, anche grazie a Broadway Joe, il Super Bowl si trasformò da un semplice evento sportivo ad un appuntamento imperdibile per tutti gli Americani: i Green Bay Packers di Vince Lombardi erano una squadra eccezionale, ma mancavano di “appeal”: Joe Namath seppe perfettamente calarsi nel ruolo della superstar, prendere il centro del palcoscenico e conquistare i media.

In un’altra situazione, il premio di MVP sarebbe andato molto probabilmente a Matt Snell, che guadagnò 121 yards in 30 portate e segnò l’unico touchdown dei Jets; non va dimenticato che nel quarto quarto, Namath non effettuò nemmeno un passaggio. Eccellente fu anche il contributo di George Sauer, che approfittando della copertura su Maynard, ricevette 8 palloni per 133 yards; complessivamente i Jets mantennero il possesso del pallone per oltre 36 minuti. Il merito, tuttavia, va anche alla difesa, che seppe bloccare alla perfezione un attacco considerato infermabile: Earl Morrall completò appena 6 passaggi su 17 tentativi, facendosi intercettare tre volte; neanche Johnny Unitas (11 su 24, 110 yards, 1 INT) riuscì a cambiare l’inerzia della partita. Il RB Tom Matte (11 corse per 116 yards) fu l’unico membro dell’attacco in grado di impensierire la difesa dei Jets, ma il suo apporto non fu sufficiente per portare Baltimore al successo.

Indubbiamente, i Colts sentirono la pressione, mentre il loro equilibrio psicologico era stato colpito dalle dichiarazioni spregiudicate di Namath: Lou Michaels affermò che Earl Morrall aveva una tale voglia di vincere che si sovreccitò. E’ chiaro che la partita avrebbe potuto prendere una piega differente, se Baltimore non avesse sbagliato quelle occasioni nel primo tempo, tuttavia questo non è sufficiente per spiegare una simile debacle. Per i Colts, il contraccolpo psicologico fu notevole: la vittoria nel Super Bowl V contro Dallas fu un semplice palliativo che non fu sufficiente a mitigare quella delusione.

Per i Jets, invece, la gioia fu enorme: quando Pete Rozelle entrò nello spogliatoio di New York, il TE Pete Lammons lo accolse con: “Welcome to the AFL!” . Anni dopo, lo storico commissioner della NFL ammise di avere segretamente tifato per i Jets: Rozelle era stato tra i fautori dell’unione tra le due leghe, quindi la vittoria di New York aveva legittimato la futura merger, testimoniando il valore della AFL; la vittoria dei Chiefs sui Vikings dodici mesi dopo fu il preludio al dominio AFC sul Super Bowl che proseguì fino agli inizi degli anni ’80. Per i Jets e Joe Namath , gli anni dopo il trionfo furono, invece, contraddistinti da grande mediocrità: nel 1969, New York conquistò il titolo divisionale, che rimase l’ultimo fino al 1998; nel 1977, Namath lasciò la Grande Mela per trasferirsi nei Los Angeles Rams, dove chiuse mestamente la sua carriera. Nonostante le delusioni degli anni ’70 , Broadway Joe aveva lasciato un marchio indelebile nel football professionistico.

In conclusione, si può affermare che il Super Bowl III non fu una partita memorabile dal punto di vista tecnico, come dimostrato sia dalle numerose palle perse (sei), sia da alcuni dati statistici; i 23 punti complessivi sono il terzo totale più basso (dietro ai 21 del Super Bowl VII e i 22 del Super Bowl IX), mentre i due touchdown totali e l’unico della squadra vincente rappresentano dei record negativi per la finale. Tuttavia, per il valore storico, il Super Bowl III è uno degli incontri più importanti di sempre; inoltre, il successo dei Jets sui Colts è ancora oggi considerato uno dei più grandi upset di tutto lo sport americano.

Curiosità:

- Sia il Super Bowl II, sia il Super Bowl III furono giocati all’Orange Bowl: Miami diventò la prima e unica città ad ospitare due edizioni consecutive della finale. – Pochi mesi dopo il Super Bowl III, le città di New York e Baltimora furono ancora protagoniste di un clamoroso upset: i Baltimore Orioles, campioni della American League, erano i logici favoriti nelle imminenti World Series oltre ad essere considerati una delle migliori squadre di sempre; per i New York Mets, campioni della National League, non ci sarebbero state speranze di vittoria. Nonostante le previsioni, i Mets prevalsero per 4-1.
Trentadue anni dopo il Super Bowl III, le città di Baltimora e New York si sfidarono nuovamente in finale, ma questa volta sarebbero state rappresentate da Ravens e Giants. – Mentre delle due vittorie dei Packers contro Chiefs e Raiders sono rimaste soltanto poche immagini televisive, la radiocronaca e i documentari della NFL Films, la telecronaca originale del Super Bowl III esiste in versione quasi completa ed è presente nelle videoteche dei collezionisti di tutto il mondo. Il Super Bowl III è uno degli eventi sportivi più antichi di cui sia rimasta la telecronaca originale.

Fonti:

Mark Kriegel: Namath – A Biography (2004)
Sports Illustrated: Super Bowl – Sport’s Greatest Championship (1998)
Autori Vari: The Super Bowl – Celebrating a Quarter-Century of America’s Greatest Game (1990)
Sito ufficiale dei New York Jets: www.newyorkjets.com
Remember the AFL http://www.remembertheafl.com/AFL.htm

Great_Games | by Stefano Quaino | 27/03/08

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