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Super Bowl XVII

“Here comes the Diesel. Vrooom ! Vrooom !”

Dopo una settimana di pioggia ininterrotta sulla California, Giove Pluvio decise finalmente di prendersi un giorno di ferie giusto in tempo per il Super Bowl XVII, di scena al Rose Bowl di Pasadena. Esattamente dieci anni dopo il Super Bowl VII, i Washington Redskins ebbero l’opportunità di prendersi una rivincita sui Miami Dolphins.
Consegnati ormai ai libri di storia sia Dolphins della Perfect Season che la Over The Hill Gang, il punto cruciale dell’incontro, secondo molti commentatori, verteva sul matchup tra la monumentale linea offensiva di Washington, gli Hogs, e l’unità difensiva di Miami, i Killer Bees.
I Redskins, guidati dal coach al secondo anno Joe Gibbs, iniziarono la stagione 1982 con due vittore, in cui ci mise parecchio lo zampino (anzi, lo zampone, dato che la sua gamba destra era quasi il doppio della sinistra…) il kicker 37enne Mark Moseley, uno degli ultimi a calciare di punta anziché “soccer style”. Contro gli Eagles realizzò due field goal decisivi: il primo forzò l’overtime, il secondo fissò il punteggio sul 37-34 finale. La settimana successiva, mise a segno 4 field goal nella bufera di Tampa Bay.
Dopodichè i giocatori della NFL entrarono in sciopero nel tentativo di strappare dei contratti più lucrativi. Tutto si fermò, gli stadi si svuotarono e giorno dopo giorno la stagione 1982 sembrava sempre più compromessa.
Proprio in quell’arco di tempo, il quarterback Joe Theismann emerse come leader carismatico dei Redskins, organizzando delle sessioni di allenamento “private” per tenere i suoi sulla corda, in attesa che le cose tornassero alla normalità.
Il 17 novembre 1982, a 57 giorni dall’inizio, lo sciopero finì. Il numero di partite di quella stagione si ridusse a nove: un po’ come una maratona si fosse ridotta ad uno sprint. E i Washington Redskins furono i primi a schizzare dai blocchi di partenza.
Caso forse più unico che raro nella storia del football, i riflettori erano puntati sugli uomini della linea d’attacco. Gli Hogs erano semplicemente una delle migliori linee offensive di tutti i tempi: il centro Jeff Bostic, le guardie Russ Grimm e Fred Dean e i tackles George Starke e Joe Jacoby dominavano, anche grazie ad una colossale stazza (270 libbre di media), le linee di scrimmage dell’epoca.

Ironia della sorte, quella linea assemblata e coordinata dal coach di reparto Joe Bugel era piena di giocatori scartati da parecchie altre squadre.
Joe Jacoby era un undrafted free agent, e si guadagnò un provino con i Redskins solo perché Joe Gibbs pensava fosse un defensive tackle.
Russ Grimm era stato addirittura un quarterback ai tempi della high school, e fu scelto come centro al terzo giro del draft 1981, per poi venire spostato nel ruolo di left guard. Ben presto dimostrò di saper tenere a bada certi spauracchi della NFC East come Randy White dei Dallas Cowboys e Lawrence Taylor dei New York Giants.
Jeff Bostic fu firmato nel 1980 come long snapper, dopo essere stato tagliato dai Philadelphia Eagles.
Proprio a Grimm e a Bostic si deve la nascita del nickname “Hogs” (“Porci”): durante una sessione di allenamento, guardando le loro facce belle pienotte, Joe Bugel si rivolse a loro con un: “C’mon hogs, let’s get it done”.
Quella frase pronunciata per caso entrò dritta nell’immaginario collettivo di stampa e tifosi: era nato uno dei nicknames più popolari di sempre.
George Starke ebbe l’idea di lanciare una linea di t-shirts. “Pensai fosse giusto che lo facesse qualcuno che appartenesse agli Hogs, piuttosto che un estraneo”, dichiarò il right tackle.
A raccogliere i frutti del loro duro lavoro c’erano Joe Washington e soprattutto John Riggins, uno dei migliori power backs di sempre, che divenne “The Diesel” proprio perché il suo stile di corsa rievocava quei camion giganteschi spinti da motori a gasolio.
I nicknames continuarono a sbucare come funghi: le secondarie si ribattezzarono “The Pearl Harbour Crew”, i linebackers divennero “The Airborn Rangers”, i wide receivers “The Smurfs”, mentre dopo ogni touchdown i backs e i receivers esultavano con un rituale detto “Fun Bunch”.
Per cementare ulteriormente l’unità dello spogliatoio c’era il “5 O’Clock Club”, istituito nel 1969 da Vince Lombardi. I membri del gruppo si riunivano in un vecchio deposito per attrezzi situato nei pressi del campo di allenamento, senza luce né acqua. C’era giusto una stufa al kerosene, usata per riscaldare carne di maiale e fagioli, annaffiati da fiumi di birra. Tutte le ruggini e le questioni personali venivano risolte all’interno di quelle pareti. Curiosamente Joe Theismann, uno dei leader dello spogliatoio, si vide respingere la richiesta di entrare a far parte del club.

L’unica sconfitta di quella stagione avvenne per mano degli odiati Dallas Cowboys in un Monday Night Game. Con quella debacle, i Redskins chiusero la stagione regolare con un record di 9-1.
Per la prima volta nella storia, l’MVP della NFL fu un kicker, Mark Moseley, fatto che rese la stagione 1982 ancora più singolare.
Dal canto suo Joe Gibbs, che nella sua stagione da rookie head coach aveva iniziato con un record di 0-5, fu eletto NFL Coach of the Year.
Nonostante l’ottima stagione, molti erano convinti che il cammino dei Redskins si sarebbe fermato presto. Inoltre Art Monk, il loro leading receiver, era stato messo fuori causa da una frattura da stress ad un piede. Stesso discorso per Joe Washington, anche lui costretto a saltare la postseason.
Ma a quel punto esplose John Riggins, che dopo una stagione non esaltante arrivò ai playoffs al massimo della forma fisica: in 3 partite guadagnò 444 yards su 98 portate.
“Dammi la palla 20 o 25 volte a partita, e ce la faremo”, chiese a Joe Gibbs lo stesso Riggins alla vigilia dei playoffs.
“Ero convinto che l’avrebbe potuto fare fin dalla stagione regolare. Aveva solo bisogno di portare palla”, gli fece eco Joe Jacoby.
Dopo aver fatto fuori i Detroit Lions e i Minnesota Vikings, i Redskins staccarono il biglietto per il Super Bowl XVII nel migliore dei modi possibili, battendo i Dallas Cowboys nell’NFC Championship Game.

Se i Washington Redskins avevano un attacco solido e affidabile, i Miami Dolphins di Don Shula contavano sul miglior reparto difensivo della lega: i cosiddetti “Killer Bees”, così chiamati perché il cognome di ben 6 titolari su 11 iniziava con la lettera “B”: i linemen Doug Betters, Bob Baumhower e Kim Bokamper, il linebacker Bob Brudzinski e le due safeties, i fratelli Lyle e Glenn Blackwood.
Nonostante avessero il peggior gioco aereo di tutta la NFL con sole 1401 yards e 8 TD a fronte di 13 intercetti, i Dolphins chiusero la stagione 1982 con 7 vittorie e 2 sconfitte. Oltre ai Killer Bees, i punti di forza di Miami erano il running game, imperniato sul pro bowler Andra Franklin, e un’ottima linea offensiva, composta dal centro Dwight Stephenson (futuro Hall of Famer), dalle guardie Jeff Towes e Bob Kuechenberg (l’unico reduce della leggendaria squadra del 1972) e dai tackles Eric Laakso e Jon Giesler.
Miami si guadagnò l’accesso al Super Bowl XVII dopo aver sconfitto nei playoffs prima i New England Patriots per 28-13, poi i San Diego Chargers per 34-13 e infine i New York Jets per 14-0.
La strepitosa prova dei Killer Bees durante la postseason, con ben 12 intercetti in 3 partite, spostò dalla parte della franchigia della Florida i favori del pronostico.

Durante il lancio della moneta avvenne un episodio curioso: Bob Kuechenberg scelse croce ed effettivamente uscì croce. L’arbitro Jerry Markbreit prese una svista e gridò “testa” non appena la moneta toccò il terreno, salvo poi rettificare la chiamata dopo consulto con il giudice di linea Dale Hamer.
I Dolphins scelsero di ricevere e Fulton Walker riportò il kickoff del rookie punter Jeff Hayes sulle 25. Notoriamente conservativo, Don Shula cercò subito l’effetto sorpresa chiamando un lancio sul primo gioco, ma il passaggio di David Woodley per Tony Nathan, ben coperto dall’outside linebacker Rich Milot, finì quasi per essere intercettato dal middle linebacker Neal Olkewicz. Una corsa del fullback Andra Franklin fu tamponata dal nose tackle Dave Butz, e sul 3&9, con Miami schiarata nella shotgun formation, Woodley riuscì a sfuggire dalle grinfie di Dexter Manley andando in scramble, ma fu fermato sulle proprie 33. Un punt di Tom Orosz da 44 yards diede il possesso ai Washington Redskins.
L’intento di Joe Gibbs fu chiaro fin dal principio: sfiancare la complessa difesa messa a punto da Bill Arnsparger, defensive coordinator dei Dolphins, con le poderose corse di John Riggins. Quest’ultimo fu il protagonista delle prime 3 azioni del drive dei Redskins: prima guadagnò 5 yards con una corsa centrale, poi ne conquistò altre 4 con un tentativo off tackle e infine si andò a prendere il primo down per poi essere placcato da Bob Baumhower.

Dopodichè Joe Theismann lanciò uno screen pass sulla sinistra per Charlie Brown, che fruttò un guadagno di altre 11 yards. A quel punto la difesa dei Dolphins cominciò a prendere le misure all’avversario: prima Bob Brudzinski limitò ad una sola yard una corsa di Riggins, poi Glenn Blackwood coprì provvidenzialmente Alvin Garrett, innescato sulla lunga distanza da Theismann. Sul 3&9, Ernie Rhone mise a segno un sack ai danni del quarterback dei Redskins, che furono costretti a ricorrere al piede di Jeff Hayes, che calciò in touchback.
Miami ripartì dalle proprie 20, e Tony Nathan con una corsa sulla sinistra guadagnò 4 yards prima di essere fermato da Dexter Manley. Poi la prima svolta: play action di David Woodley sul secondo down e passaggio per Jimmy Cefalo, libero sulla sideline destra all’altezza delle 45 yards. Lo strong safety Tony Peters era mal piazzato, e Cefalo si involò indisturbato per 76 yards. L’extra point di Uwe Von Schamann portò il punteggio sul 7-0 per i Dolphins.
“Volevo vedere quanto lontano potesse andare Jimmy”, ricordò Woodley. “Il cornerback fu spiazzato dalla play action e Jimmy si liberò dalla copertura del safety”.

Sul kickoff dello stesso Von Schamann, il ritorno di 39 yards di Mike Nelms fu vanificato da un blocco illegale sanzionato a Quentin Lowry. Le 15 yards di penalità spinsero Washington indietro sulle proprie 24.
Riggins riprese a martellare con due corse centrali: prima 5 yards, con placcaggio di Bob Baumhower, poi altre 4, stavolta fermato dal defensive back Mike Kozlowski.
Sul 3&1 Theismann, senza alcun ricevitore libero, fu preda della pass rush e finì per incassare il sack da Bob Baumhower.

Tommy Vigorito ritornò per 10 yards il punt di Jeff Hayes, e i Dolphins ripresero dalle proprie 38. Tony Nathan, molto più efficace come outside runner, andò invece a conquistare 13 yards con uno sfondamento centrale. Poi fu il turno del fullback Andra Franklin, che trovò a sua volta un varco proprio in mezzo alla difesa dei Redskins e guadagnò altre 9 yards. Nell’azione successiva, lo stesso Franklin si prese il primo down con una corsa off tackle.
Ma il pasticcio era nell’aria. David Woodley subì il sack di Dexter Manley e perse il controllo dell’ovale, che schizzò sulla sinistra. Dave Butz si avventò sulla palla e riuscì a recuperare il fumble sulle 46 yards avversarie.
L’idea di avanzare per qualche yard non sfiorò minimamente Butz. “Il mio compito non è correre con la palla, ma recuperarla”, ammise lo stesso defensive tackle. “In una partita del genere non valeva la pena correre un simile rischio”.
A quel punto Joe Gibbs provò a spiazzare la difesa di Miami con un trick play: Riggins prese l’handoff da Theismann, per poi consegnare la palla ad Alvin Garrett, che a sua volta la restituì al quarterback. Ma il lungo lancio per Charlie Brown si spense incompleto.
Clarence Harmon guadagnò 8 yards con una corsa off tackle dietro Joe Jacoby, poi sul 3&2 un passaggio centrale di Theismann ricevuto dal tight end Don Warren procurò quel tanto che bastava per il primo down. Un lead block di Russ Grimm aprì la strada a John Riggins che racimolò altre 7 yards, per poi conquistare il primo down con una corsa centrale.

A quel punto Joe Theismann preferì chiamare timeout per potersi consultare con Joe Gibbs e riordinare le idee.
La scelta cadde su altre due corse di Riggins, stavolta entrambe off tackle sulla sinistra, prima dietro un ottimo blocco del tight end Rick Walker poi dietro uno di Joe Jacoby, mentre finiva il primo quarto.
Sul 3&3, Riggins cercò ancora spazio sulla sinistra, ma venne fermato da un gang tackle di A.J. Duhe, Kim Bokamper e Larry Gordon. Sul 4&1, Gibbs mandò in campo il kicker Mark Moseley, che mise i primi punti sul tabellone per Washington, realizzando un field goal da 31 yards: 7-3 per i Dolphins.
Sul kickoff return, Fulton Walker confermò di essere una mina vagante, raccogliendo palla sulle proprie 5 yards e ritornandola per 42 yards, quando venne fermato provvidenzialmente da Greg Williams.
Una paio di corse di Tony Nathan furono sufficienti per il primo down, poi due corse di Andra Franklin e uno screen pass di David Woodley per Duriel Harris ne fruttarono un altro.

Un altro passaggio di Woodley, stavolta per Jimmy Cefalo, portò ad un guadagno altre 6 yards, poi Dave Butz stoppò sul nascere un’altra corsa di Tony Nathan.
A quel punto, sul 3&5 sulle 28 avversarie, Duriel Harris riuscì a conquistare il primo down controllando un passaggio di Woodley.
Una corsa di Andra Franklin fu arginata da Mark Murphy e Mel Kaufman, e sul gioco successivo un offside di Dexter Manley portò i Dolphins sulle 10 yards dei Redskins. Dopo l’ennesima corsa centrale di Franklin, fermato stavolta da Rich Milot, Dave Woodley fece valere le sue buone doti atletiche e andò in roll sulla destra, venendo placcato da Mark Murphy sulle 3 yards. Sul 3&goal, Woodley mostrò ancora una volta le sue lacune in quanto ad accuratezza, quando sparacchiò lungo per il tight end Joe Rose, tra l’altro ben coperto dal backup linebacker Monte Coleman.
I Dolphins si dovettero accontentare del comodo field goal di Von Schamann, che fissò il punteggio sul 10-3 a 6 minuti dall’intervallo.
L’attacco dei Redskins riprese dalle proprie 20, dopo il kickoff finito in touchback di Von Schamann. Joe Theismann andò di play action, imbeccando il tight end Rick Walker su una slant che procurò un guadagno di 27 yards, prima del tackle di Lyle Blackwood.

Joe Gibbs cercò di rendere dura la vita ai Killer Bees, ricorrendo a frequenti motions, specialmente dei tight ends, e a trick plays.
Lo stesso Rick Walker prese palla su una reverse, venendo fermato da A.J. Duhe, liberatosi di Russ Grimm, dopo aver conquistato 6 yards. A quel punto John Riggins prese il primo down con un paio di corse off tackle dietro i blocchi di Joe Jacoby. Doug Betters mise una pezza su una flanker screen per Charlie Brown, limitando il guadagno a 3 yards, dopodichè fu ancora Riggins a conquistare il primo down, stavolta ricevendo indisturbato un comodo lob di Joe Theismann, venendo fermato da Bob Brudzinski sulle 39 di Miami. Dopo una corsa inconcludente dello stesso Riggins, Theismann andò in scramble sulla destra per 12 yards, eludendo la pass rush del cornerback Don McNeal. Uno sfondamento centrale di John Riggins per 6 yards fu l’ultima azione prima del two minute warning.
Sul 2&4 dalle 7 yards avversarie, Riggins provò ad andare off tackle sulla sinistra ma guadagnò solo una yard. Sul 3&2, un quick strike di Joe Theismann fu ricevuto in TD da Alvin Garrett, in vantaggio di un passo abbondante su Gerald Small.
“La copertura era molto stretta e riuscii a bruciare il mio diretto avversario”, commentò Garrett.

L’extra point realizzato da Mark Moseley portò il punteggio sul 10 pari, a 1:51 al termine del secondo quarto.
A quel punto Fulton Walker raccolse il kickoff di Jeff Hayes sulle 2 yards, sfruttò un blocco di Roy Foster e si fiondò a tutta velocità sulla sinistra, percorrendo le 98 yard che lo separavano dalla end zone avversaria. Per la prima volta nella storia, un kickoff veniva riportato in touchdown.
“Mi accorsi che i miei compagni stavano per piazzare dei blocchi sulla sinistra, così fintai di andare sulla destra”, ricordò Walker. “Poi tagliai sulla sinistra e a quel punto si aprì un varco enorme. Sapevo che nessuno avrebbe potuto prendermi”.

Il punto addizionale messo a segno da Uwe Von Schamann ridiede il vantaggio ai Dolphins, 17-10.
I Redskins sembrarono sprofondare in una fossa profondissima quando una penalità fischiata a Todd Liebenstein sul kickoff seguente li costrinse a ripartire dalle proprie 7 yards.
Riggins guadagnò 3 yards su una corsa off tackle, poi Clarence Harmon ne conquistò altre 4. Sul 3&3, Don Shula chiamò timeout per capitalizzare al massimo la situazione, sperando di fermare l’attacco di Washington e ripartire da una posizione altamente favorevole. Ma non aveva fatto i conti con Joe Theismann, che prima conquistò 10 yards in scramble dopo aver eluso la pass rush di Mike Kozlowski, poi completò per Don Warren per altre 4 yards.
Quindi cercò Nick Giaquinto sul profondo: il passaggio cadde incompleto ma l’interferenza sanzionata a Lyle Blackwood regalò 30 yards ai Redskins.
Primo down Washington sulle 42 di Miami. Theismann, pressato da A.J. Duhe, andò in roll sulla destra e sganciò un siluro che fu ricevuto da Charlie Brown, che venne placcato da Lyle Blackwood sulle 16 yards.
Senza più timeouts a disposizione, Theismann anziché lanciare nella end zone completò un altro passaggio per Alvin Garrett, che però fu fermato da Glenn Blackwood sulle 7 yards mentre il tempo finiva.
“In quel gioco era previsto un ricevitore su una sideline e uno nella end zone. Se Joe non trovava nessuno libero, allora si sbarazzava della palla. Scelse di lanciare al compagno che stava in prossimità della linea laterale, che non riuscì a uscire fuori e fermare il cronometro”, spiegò Joe Gibbs.
“Feci una stupidaggine”, fu ben più severo Theismann. “Pensavo ci fosse ancora il tempo per provare un field goal”.
Le squadre andarono all’intervallo sul 17-10 per Miami.
I primi 2 quarti erano trascorsi aldilà delle aspettative generali, con parecchi big plays e un buon livello di gioco sia per gli attacchi che per le difese. Don Shula sentiva ancora la partita nelle mani della propria squadra, nonostante i Redskins avessero cominciato a dominare su entrambi i lati della linea di scrimmage. Dopo il touchdown concesso a Jimmy Cefalo, la difesa di Washington, molto meno strombazzata dei Killer Bees, aveva iniziato a prendere le misure ai Dolphins, mentre l’attacco iniziava a carburare.
“Dissi ai miei che c’erano state parecchie cose che non erano andate bene fino a quel momento”, commentò Joe Gibbs. “Ma dissi loro che avevo fiducia per la seconda metà di gioco, e loro la pensavano allo stesso modo”.

L’attacco dei Redskins iniziò il terzo quarto dalle proprie 28 yards. John Riggins provò una corsa off tackle sulla sinistra, venendo trascinato fuori da Larry Gordon. Sul 2&11, Joe Theismann era intenzionato a lanciare uno screen per Alvin Garrett, ma questi non riuscì a liberarsi della copertura. Theismann fu costretto a tenere la palla, finendo per subire il sack da Bob Baumhower sulle proprie 23. Sul 3& long, il tentativo per Charlie Brown si spense incompleto.
Tommy Vigorito chiamò fair catch sulle proprie 45 sul punt di Jeff Hayes, ma un blocco illegale di Fulton Walker costò ai Dolphins 15 yards di penalità.
Andra Franklin guadagnò 9 yards con una corsa centrale, venendo fermato da Mark Murphy e Rich Milot. Poi Tony Nathan fu fermato da Mel Kaufman, e sul 3&1 David Woodley andò a prendersi il primo down con una sneak, sfruttando il superbo lavoro di Dwight Stephenson e Bob Kuechenberg.
Poi lo stesso Woodley cercò il colpo grosso cercando Duriel Harris sul profondo, ma il passaggio fu nettamente fuori misura. Sul 2&10, Andra Franklin racimolò altre 4 yards per poi venire fermato da Darryl Grant. Quindi sul 3&6, un passaggio centrale di Woodley per Joe Rose, coperto da Jeris White, finì incompleto. Il punt di Tom Orosz fu riportato da Mike Nelms sulle proprie 36.
Uno screen pass di Theismann per Warren fruttò 6 yards, poi John Riggins sfruttò un ottimo blocco del right tackle George Starke e andò a conquistare il primo down.
A quel punto ci fu un altro colpo a sorpresa: reverse per il wide receiver Alvin Garrett, che tagliò sulla sinistra e si involò per 44 yards prima di essere fermato da Gerald Small sulle 9 yards dei Dolphins.

“Era la nostra X-Reverse”, precisò Garrett. “L’ultima volta che l’avevamo tentata, penso di aver perso 2 yards. Ma quella era l’occasione giusta per riprovarci e fu eseguita alla perfezione”.
Poi John Riggins conquistò altre 2 yards con una corsa centrale, quindi Don Warren ricevette un passaggio di Joe Theismann, ma fu placcato da Glenn Blackwood sulle 3 yards.
Sul 3&goal Theismann cercò ancora Alvin Garrett, riprovando la stessa azione che aveva generato il primo TD dei Redskins, ma il lancio risultò troppo lungo e finì incompleto. Il field goal da 20 yards di Mark Moseley ridusse il gap tra le 2 squadre: Miami 17, Washington 13.
Il drive successivo dei Dolphins si spense rapidamente con un three & out, specialmente grazie all’efficacia in copertura di Jeris White e Tommy Peters rispettivamente sul secondo e sul terzo down. Mike Nelms mise i Redskins in ottima posizione di campo, ritornando il punt di Tom Orosz sulle proprie 47 yards. Ma a quel punto l’attacco dei burgandy & gold andò in stallo: su una fake reverse per Alvin Garrett, John Riggins riuscì a guadagnare un paio di yards. Poi lo stesso Riggins si fiondò a testa bassa contro la difesa di Miami, venendo fermato da Kim Bokamper.

Sul 3&5, il passaggio di Joe Theismann per Charlie Brown fu troppo corto e il punter Jeff Hayes fu richiamato in causa, calciando sulle 18 yards avversarie.
Per l’attacco dei Dolphins la musica non cambiò e fu ancora three & out: dopo un paio di corse di Andra Franklin, sul 3&4 David Woodley sganciò un siluro sulla sinistra, nettamente fuori dalla portata di Duriel Harris.
Washington ripartì dalle proprie 37, ma restituì immediatamente il possesso quando sul primo down un passaggio centrale di Joe Theismann per Don Warren fu intercettato da A.J. Duhe.
Un offside di Dexter Manley vanificò l’ottimo lavoro di copertura di Jeris White su Jimmy Cefalo, facendo avanzare di 5 yards l’attacco di Miami. Sul 1&5, Woodley andò in scramble guadagnando quel tanto che bastava per prendere il primo down sulle 40 avversarie. Dopo un duro colpo inferto da Dave Butz ad Andra Franklin, Woodley cercò sul profondo Jimmy Cefalo in doppia copertura. La scelta non avrebbe potuto essere più infelice e il passaggio finì per essere deflettato dal cornerback Vernon Dean e intercettato da Mark Murphy.
Joe Gibbs tornò ad affidarsi al suo leit motiv preferito: John Riggins prima guadagnò 9 yards correndo in mezzo ai tackles avversari, poi andò a conquistare il primo down con un’altra corsa. A quel punto ci fu un altro episodio-chiave: Kim Bokamper eluse la pass protection di George Starke e deviò il lancio di Joe Theismann. Sembrava che l’intercetto fosse inevitabile quando Theismann, con un provvidenziale colpo di reni, riuscì a smanacciare l’ovale rimediando solo un incompleto.

“A quel punto nella mia testa vidi l’azione in slow motion”, ricordò Theismann. “Guardai la palla schizzare per aria e pensai a dove sarebbe potuta finire. Mi fiondai su di essa con il braccio destro teso in avanti, e riuscii a strapparla dalle mani di Bokamper”.
Quella clamorosa prodezza del quarterback evitò quello che avrebbe potuto essere il touchdown decisivo per i Dolphins, dato che pochissime yards separavano Bokamper dalla end zone.
“Fu una grande azione.Avremmo potuto chiudere il discorso, ma Theismann sventò tutto”, ammise Don Shula.
“In quella situazione Theismann fu l’uomo più fortunato del mondo”, disse lapidario Bob Baumhower.

Dopo altre 2 corse di Riggins, i Redskins arrivarono sulle 35 yards avversarie grazie ad una flanker screen per Charlie Brown, mentre finiva il terzo quarto con i Dolphins avanti 17-13.
Sul 3&4, un passaggio per Don Warren, infortunatosi ad una caviglia in quella stessa azione, diede un altro primo down a Washington. Poi ancora 2 sfondamenti centrali di John Riggins fruttarono un nuovo primo down. Nel gioco successivo Joe Gibbs chiamò una flea flicker tra Theismann e Riggins, ma il passaggio del quarterback per Charlie Brown finì preda del safety Lyle Blackwood, che intercettò la palla proprio all’altezza della goal line. I Dolphins, pur ripartendo a ridosso della propria end zone, avevano a quel punto il momentum della gara. Andra Franklin diede loro un minimo di respiro, guadagnando 4 yards con 2 corse. Sul 3&6, Woodley andò in drop back e, pur avendo una vita per lanciare grazie al favoloso lavoro del centro Dwight Stephenson, non fece altro che lanciare verso Nat Moore in doppia copertura e il lanciò finì incompleto. Tom Orosz fu chiamato di nuovo in causa, e il suo punt fu riportato da Mike Nelms sulle 37. Ma un blocco illegale di Clarence Harmon spinse i Redskins indietro di 10 yards. Washington riprese in maniera consueta, affidandosi alle corse di John Riggins, che grazie anche al supremo lavoro degli Hogs, guadagnò 8 yards in 2 portate. Sul 3&2, Clarence Harmon fu fermato ad un passo dal primo down. A quel punto Joe Gibbs decise di provare a convertire il 4&1 e mandò 3 tight ends in campo, mentre Don Shula chiamò timeout.
“Cambiarono difesa”, ricordò Russ Grimm. “Erano nella loro 3-4 base, poi chiamarono timeout e tornarono in campo con una 6-0, con 6 linemen a coprire tutti gli spazi”.
I Redskins provarono a disorientare la difesa dei Dolphins, mandando in motion il tight end Clint Didier. Il cornerback Don McNeal effettuò un taglio per cercare di seguire quel movimento, ma sfortunatamente per lui scivolò. Allora Joe Theismann accelerò lo snap count e consegnò palla a Riggins. Il “Diesel” si lanciò sulla sinistra dietro Joe Jacoby, fiondandosi proprio nella zona di competenza di Don McNeal, che a causa della caduta aveva coperto quel varco con una frazione di secondo di ritardo, consentendo a Riggins di tirare dritto per 43 yards fino alla end zone.

Fu semplicemente l’azione-simbolo del Super Bowl XVII, nonché una delle più celebri di sempre.
“Quel gioco si chiama 70-Chip e viene eseguito dalla I-formation”, commentò Riggins. “Lo usammo moltissimo durante quella stagione. Nel Championship contro Dallas lo provammo 7 o 8 volte”.
Mark Moseley realizzò l’extra point, e i Redskins andarono per la prima volta in vantaggio (20-17), quando mancavano 10:01 alla fine.

Fulton Walker riportò il kickoff sulle 20 yards, poi Andra Franklin racimolò una manciata di yards su corsa. Don Shula cercò il colpo a sorpresa chiamando una reverse per Duriel Harris, ma questi fu subito fermato da Mel Kaufman. Un incompleto di David Woodley per lo stesso Harris causò l’ennesimo three & out per l’attacco dei Dolphins.
Woodley era 0/8 al lancio nella seconda metà, e la sua partita stava per volgere al termine.
Mike Nelms ritornò il punt di Tom Orosz sulle 41 dei Dolphins, mentre a bordo campo iniziava a riscaldarsi Don Strock, quarterback di riserva che già aveva cavato diverse volte fuori dai guai la franchigia della Florida.
Era chiaro che l’unica cosa sensata che potessero fare i Redskins era far scorrere il tempo, anche in virtù dello strapotere del loro running game nella seconda metà di gara. John Riggins guadagnò prima 6 yards, poi altre 3 e infine andò a prendersi il primo down sulle 30 avversarie. Il diesel continuò a macinare yards, stavolta off tackle dietro Joe Jacoby, poi centralmente mettendo i suoi in una situazione di 3&2. Joe Gibbs chiamò timeout per ponderare al meglio la scelta, poi si affidò a Clarence Harmon che convertì il down con una corsa centrale. Dopo un uno-due Riggins-Harmon, Joe Theismann su play action andò in roll sulla sinistra per poi lanciare un completo per Charlie Brown, guadagnando un altro primo down. First & goal sulle 9 yards, due corse off tackle sulla sinistra di John Riggins fruttarono un altro paio di yards, mentre scoccava il 2 minute warning. Sul third & goal dalle 7 yards, Theismann rollò sulla destra sparando per Charlie Brown, che ricevette per il TD.

Il punto addizionale di Mark Moseley fissò il punteggio sul 27-17 per Washington, quando mancava solo 1:55 alla fine.
“A quel punto mi sentii come se fossimo all’RFK Stadium. Sentivo delle vibrazioni arrivare da est”, disse Theismann.
Solo un miracolo avrebbe potuto salvare i Dolphins, e forse neppure quello. Il ritorno di Fulton Walker venne stoppato sulle 35 yards. Don Shula mandò in campo Don Strock, ma era decisamente troppo tardi. Dopo una corsa di Vigorito sul primo down, tre incompleti di fila restituirono il possesso ai Redskins, che a 1:12 al termine non fecero altro che uccidere il cronometro, portando a casa il Super Bowl XVII.
Nessuno aveva creduto in quel gruppo di persone: ben 26 di loro erano arrivati via free agency, e 14 erano addirittura undrafted. E contro tutti i pronostici, quel gruppo aveva raggiunto lo scopo: salire sul tetto del mondo, riportando il titolo a Washington per la prima volta dal 1942.
“Se dovessi scegliere tra l’anello e l’esperienza vissuta con quei ragazzi, rinuncerei all’anello”, fu la significativa dichiarazione di Rick Walker.
John Riggins fu il degno MVP della partita, grazie ad una prestazione da record con 166 yards su 38 portate. Il record stabilito da Franco Harris nel Super Bowl IX (158 yards su 35 portate) adesso era solo un ricordo.
“Ronald Reagan sarà il presidente, ma stanotte io sono il re”, affermò dopo la partita.

L’attacco dei Dolphins ne uscì con le ossa rotte: con soli 9 primi down eguagliò il record negativo stabilito dai Minnesota Vikings nel Super Bowl IX, mentre la miseria di 4 passaggi completati (nessuno nella seconda metà della gara) resta tuttora primato assoluto.
“Non erano così sofisticati in attacco. Ci bastava costringere Woodley a lanciare ed il più era fatto”, disse Tony Peters.
“Nessuno ci dava favoriti, ma forse adesso abbiamo guadagnato il rispetto di tutti”, esclamò Joe Gibbs.

L’anno successivo, i Redskins sarebbero tornati al Super Bowl, dove furono però spazzati via dai Los Angeles Raiders. Ma le basi su cui erano stati costruiti erano solide, e per loro sarebbero arrivati altri due titoli, grazie ai successi nel Super Bowl XXII e nel Super Bowl XXVI.
I Miami Dolphins dal canto loro si sarebbero confermati come una delle migliori realtà degli anni ’80, e appena due anni dopo, nel 1984, avrebbero conteso (invano) ai San Francisco 49ers il Super Bowl XIX. Al posto dell’inaffidabile David Woodley, c’era un giovanotto riccioluto al secondo anno da professionista. Il suo nome era Dan Marino.

Bibliografia

- 75 Seasons
- www.redskins.com
- The Sporting News

Great_Games | by Roberto Petillo | 24/08/08

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