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The Immaculate Reception

1972 AFC Divisional Playoff Game: Pittsburgh Steelers – Oakland Raiders

23 Dicembre 1972, Three Rivers Stadium, Pittsburgh, Pennsylvania
50.327 spettatori

Se in questo universo, nascosto chissà dove, ci fosse uno Spirito che si diverte a cambiare repentinamente il corso degli eventi, si sarebbe manifestato in un freddo sabato di dicembre del 1972 a Pittsburgh, Pennsylvania.
L’occasione era l’ultima azione del Divisional Playoff Game tra i sorprendenti Pittsburgh Steelers e i temibili Oakland Raiders. Due squadre che avrebbero stabilito una delle più acerrime rivalità di tutto il panorama sportivo americano. Sia gli Steelers che Raiders furono a loro modo emblematici dei duri anni ’70 : poco spazio alle raffinatezze per palati fini, moltissimo all’intimidazione e al gioco duro. Basti pensare ai colpi proibiti inferti da Jack Tatum, George Atkinson e Phil Villapiano dei Silver & Black, e all’intera “Steel Curtain Defense” dei Black & Gold.
Così diversi, così simili.
E il Divisional Playoff Game di quell’antivigilia di Natale del 1972 può essere visto proprio come il primo capitolo della loro lunga rivalità. Un romanzo che si apre con un clamoroso colpo di scena.
Padre John Duggan, un prete irlandese che era stato per parecchi anni il cappellano e il confessore degli Steelers, entrò nello spogliatoio qualche ora prima della partita e, come sua abitudine, mormorò tra i denti una veloce benedizione. Poi sfogliò la Bibbia e aprì una pagina a caso. I suoi occhi si fissarono su una riga in particolare: “Sii fermo e attendi la vittoria del Signore”.
Qualche ora dopo, quando nell’aria regnava l’estasi per la vittoria propiziata dalla “Immacolata Ricezione” di Franco Harris, Padre Duggan ripensò a quelle parole e alle infinite Vie del Signore. “Non pensavo che avremmo dovuto attendere così poco”.
Fin dal principio quella partita aveva un sapore particolare. Gli Steelers, inguaribili zimbelli della lega per più di un quarto di secolo, erano riusciti finalmente a raggiungere i playoffs, grazie ad una difesa arcigna e ad un attacco guidato da un giovane quarterback, Terry Bradshaw . Ma tutto sommato erano pur sempre dei parvenu nell’elite del football professionistico, così il ruolo di favoriti spettava agli Oakland Raiders. Almeno fin quando il loro quarterback titolare, Daryle Lamonica, cominciò a soccombere all’influenza. Il suo timing era fuori fase e i suoi passaggi semplicemente inadeguati. Al punto che verso la metà dell’ultimo quarto fu rimpiazzato dal backup Ken Stabler . Senza un gioco aereo efficace, John Madden fu costretto ad affidarsi quasi unicamente ai suoi running backs, che spesero gran parte di quel pomeriggio tra le braccia non proprio amorevoli di Mean Joe Greene e Dwight White.

Ma gli Steelers non seppero approfittare dello strapotere della loro difesa. L’attacco andò in stallo: la linea difensiva dei Raiders annullò il rookie Franco Harris, fullback che aveva guadagnato più di 1000 yards su corsa nella regular season. E coach Chuck Noll fu contemporaneamente abbandonato anche dall’attacco aereo.
L’incontro restava inchiodato in parità, con lo zero unico sovrano sul tabellone.
Nonostante fosse a tutti chiaro che sarebbe stata una “defensive struggle” fino alla fine e che ogni punto valeva oro, verso la fine del secondo quarto Noll rinunciò ad un facile field goal. Ma il tentativo di conversione del quarto down si spense sul nascere, e Noll andò su tutte le furie. “Se avessi avuto una terza gamba, l’avrei usata per prendermi a calci”, ammise in seguito.
Le squadre andarono al riposo all’halftime sulla situazione di parità. Zero punti per Oakland, zero punti per Pittsburgh.
Nel terzo quarto gli Steelers dettero una scossa alla partita, arrivando sulle 11 yards dei Raiders grazie a 3 passaggi di Terry Bradshaw. Roy Gerela sbloccò finalmente il punteggio con un field goal da 18 yards, per il 3-0 per Pittsburgh.
La seconda segnatura arrivò nell’ultimo quarto, quando un fumble di Stabler provocato da L.C. Greenwood aprì la strada ad un altro field goal di Gerela, stavolta da 29 yards, grazie al quale gli Steelers si portarono sul 6-0 con soli 3:50 da giocare.
Nel drive seguente, con la consapevolezza che non avrebbero avuto altre possibilità di ribaltare le sorti dell’incontro, i Raiders cercarono di scalfire la granitica difesa degli Steelers. In una situazione di 4&1, Stabler diede palla al running back Charley Smith, che conquistò 4 yards e di conseguenza il primo down. Poi il quarterback uscito da Alabama iniziò a mettere a segno una serie di passaggi chirurgici, l’ultimo dei quali fu una lunga e soffice spirale per il wide receiver Mike Siani, che ricevette il lancio sulle 30 yards di Pittsburgh. Aspettandosi un altro gioco su passaggio, Noll chiamò una safety blitz. Con Stabler in difficoltà nella tasca, il rookie defensive tackle Craig Hanneman caricò deciso su di lui, dimenticandosi che il suo compito era di assicurare la dovuta copertura sulle corse esterne. Un errore fatale: Stabler cambiò direzione e andò in scramble sulla sideline sinistra, percorrendo a tutta velocità le 30 yards che lo separavano dal touchdown, per poi tuffarsi nella end zone. Hanneman, rimasto con un pugno di mosche in mano, non potè fare altro che osservare il quarterback avversario segnare il touchdown del pareggio. George Blanda convertì l’extra point, e gli Oakland Raiders andarono in vantaggio per 7-6 con soli 73 secondi rimasti sul cronometro.

“Mio Dio ! E’ stato tutto inutile ! Deve proprio finire così questa maledetta storia ?” esclamò Dwight White, defensive end degli Steelers, membro della famigerata “Steel Curtain”. Il kickoff di Blanda superò la end zone per il touchback, evitando che la palla venisse ritornata. Con due passaggi completati, Terry Bradshaw portò i suoi sulle proprie 40 yards. Poi la safety Jack Tatum deviò i due passaggi successivi causando due incompleti. Gli Steelers erano in una situazione di 4&10 con appena 22 secondi dalla fine, e ancora inchiodati sulle proprie 40. Più per disperazione che per altro, Chuck Noll chiamò un gioco detto “66 option”, che prevedeva un passaggio per Barry Pearson. Tutto sembrava essere finito, al punto che l’owner Art Rooney lasciò il proprio posto in tribuna per dirigersi verso l’ascensore. Mai la sua squadra era arrivata così vicina dal vincere una partita di playoffs, e i 40 lunghi anni di insuccessi avevano lasciato una traccia indelebile. “Pensavo che oramai avevamo perso”, spiegò in seguito. “Volevo raggiungere presto lo spogliatotio per ringraziare personalmente i giocatori per quanto avevano fatto di buono in quella stagione”.

L’ultima azione degli Steelers doveva essere un corto passaggio centrale per Barry Pearson, con Franco Harris assegnato a restare nel backfield a bloccare per Bradshaw. Ma l’azione prese una piega inaspettata quando i defensive ends Tony Cline e Horace Jones irruppero nella tasca, forzando Bradshaw ad andare in scramble sulla destra per sfuggire al sack. Agli oltre 50.000 fans degli Steelers presenti quel giorno al Three Rivers Stadium sembrava ovvio che la vittoria dei Raiders era oramai questione di pochi secondi.
Harris lasciò perdere il compito assegnatogli e si affidò all’istinto, correndo in avanti agitando una mano e urlando per ricevere la palla. Bradshaw lo ignorò e, dopo essersi accorto che Pearson era ben coperto e dopo aver evitato per un soffio il placcaggio di Horace Jones, lanciò un siluro per l’halfback John “Frenchy” Fuqua, che si trovava verso le 35 yards di Oakland.
Jack Tatum vide Frenchy Fuqua estendersi al limite per ricevere la palla e si avventò su di lui con una furia inenarrabile. Il colpo fu violentissimo: la collisione tra i due produsse un tonfo sordo, Fuqua fu steso al suolo e l’ovale dopo l’impatto schizzò di nuovo all’indietro, restando ancora a mezz’aria, in direzione di Franco Harris.

Tra le milioni di traiettorie possibili, la palla prese proprio quella che la portò verso il fullback degli Steelers.
“Non era neppure previsto che io stessi lì”, commentò Harris. “Cominciai a correre per bloccare per Frenchy. Lo vidi collidere con Tatum nello sforzo per ricevere il lancio, e poi la palla volò via. Pensai tra me stesso: ‘Oh no ! Wow ! Eccola !’. La palla stava venendo dritta verso di me. Da quel momento in poi contai solo sull’istinto. Mi avvicinai al punto dove stava cadendo e la afferrai al sotto delle mie ginocchia, quasi all’altezza del terreno. La sincronia era perfetta, troppo perfetta per poter essere pianificata. John McMakin piazzò un bel blocco e Jimmy Warren provò a placcarmi nei pressi della linea delle 10 yards, ma riuscii a scivolare via”.

Suggestiva fu la prospettiva di Jack Tatum, per certi versi speculare a quella di Franco Harris: “Ricordo che dopo aver colpito Fuqua pensai che la partita fosse finita. Vidi Franco Harris correre e pensai: ‘Diamine, quel tipo deve aver proprio fretta nel raggiungere lo spogliatoio’. Avevamo praticamente vinto quella partita, e perderla fu un disastro totale”.
Bradshaw non riuscì mai a vedere Harris afferrare la palla. Tutto quello che ricorda è di aver visto Fuqua tramortito da Tatum. Poi sentì la folla urlare e vide Harris correre sulla sideline sinistra verso la goal line. Qualche istante dopo era circondato dai fans accorsi in campo per festeggiare.

Rooney stava aspettando l’ascensore quando un addetto alla sicurezza gli gridò:
“Avete vinto ! Avete vinto !”.
“Stai scherzando ?” , replicò Rooney.
“No, no”, rispose la guardia, “Ascolta la folla”.
Frastornato e incredulo, Rooney scese nello spogliatoio deserto.
Sul terreno di gioco nessuno era davvero sicuro se avesse vinto Pittsburgh o Oakland, talmente bizzarra era stata quell’ultima azione.
L’arbitro Fred Swearingen non segnalò il touchdown. Si consultò con gli assistenti, poi telefonò ad Art McNally, capo degli arbitri della NFL, che era seduto in sala stampa.
La questione era se Fuqua fosse stato l’ultimo a toccare palla prima che la ricevesse Harris, o se l’ultimo fosse stato Tatum, o se fossero stati entrambi.
Se solo Fuqua avesse toccato palla, la ricezione di Harris era illegale, dato che non era permesso ad un giocatore dell’attacco di ricevere un passaggio rimbalzato su di un compagno di squadra. In caso contrario, la ricezione sarebbe stata valida e di conseguenza, anche il touchdown.
Durante quell’azione, Swearingen stava osservando il quarterback e non vide la ricezione, così come i due suoi assistenti.
Ma l’altro assistente Pat Harder e il giudice di campo Adrian Burk, entrambi ex giocatori NFL, dichiararono che sia Tatum che Fuqua avevano toccato in contemporanea la palla e che quindi l’azione era perfettamente legale.

Nonostante ciò, anziché proclamare subito il touchdown, Swearingen telefonò a McNally. “Volevo solo essere sicuro di aver preso la decisione giusta”, affermò l’arbitro.
McNally e Swearingen riguardarono insieme l’azione su uno speciale schermo televisivo, e concordarono nel dichiarare valido il touchdown di Franco Harris.
Secondo un’altra versione, molto probabilmente romanzata, le cose non andarono così.
“L’arbitro chiamò il capo della polizia di Pittsburgh per chiedergli quanti agenti ci fossero nello stadio per proteggere lui e il suo staff dalla folla inferocita. Gli fu risposto: ‘Sei’. E allora l’arbitro esclamò: ‘Sei ? Allora sei punti per Pittsburgh!’” , commentò tra il serio e il faceto Al LoCasale, storico membro del front office dei Raiders.
Tutt’oggi i tifosi dei Raiders mettono in discussione la legalità di quella ricezione, e Tatum continua ad affermare di non aver mai toccato la palla.
In ogni caso quell’azione resta la più controversa, e quasi sicuramente anche la più celebre, della lunga storia della NFL.
Regolare o meno, nessuna speculazione potrà mai cambiare quello che è avvenuto al Three Rivers Stadium in quel freddo pomeriggio del 1972.
Qualcuno lo può chiamare Caso, qualcun altro lo può chiamare Destino, ma è suggestivo pensare che quel “qualcosa” abbia deciso di mettere lo zampino in una futile faccenda umana.

Bibliografia

- http://www.sportingnews.com/
- http://www.profootballhof.com/
- 75 Seasons

Great_Games | by Roberto Petillo | 02/09/07

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