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The NFL Championships 1961 & 1962

Il Championship della National Football Conference per la stagione 2007 si è disputato domenica 20 gennaio 2008 tra i Green Bay Packers ed i New York Giants. I Giants, eliminando i favoriti Dallas Cowboys, hanno capovolto lo scenario che prevedeva uno scontro tra questi ultimi ed i Packers al Texas Stadium per il titolo della NFC. Questo upset però ci offre l’ occasione per rivivere due storiche finali della NFL disputate consecutivamente all’ inizio degli anni 60 con in campo gli antenati delle due squadre che si sono affrontate quella domenica sera.

1961 Season

Sono il Presidente Kennedy e sto chiamando riguardo il riservista Paul Hornung . – Certo, e io sono Donald Duck.
Questo fu l’ inizio di una divertente conversazione telefonica tra il Presidente degli Stati Uniti ed un ufficiale di Fort Riley, Kansas, dove Paul Hornung stava prestando il suo anno di ferma come riservista dell’ esercito. Il protrarsi della Guerra Fredda aveva fatto sorgere nel 1961 la necessità di richiamare i riservisti e rafforzare la Guardia Nazionale. Molti giocatori della Nfl furono costretti a prestare il servizio, e tra questi c’ erano anche tre colonne portanti dei Green Bay Packers: il Golden Boy Hornung, il ricevitore Boyd Dowler ed il linebacker Ray Nitschke.
Le importanti assenze non avevano però impedito ai Packers di spadroneggiare e di assicurarsi per il secondo anno consecutivo il primo posto della Western Division con un record di 11 vittorie e 3 sconfitte. Dopo un inizio di stagione in cui sembravano davvero inattaccabili ebbero un leggero calo ma riuscirono a sopperire con le prestazioni di un parco giocatori che non aveva eguali. Hornung, grazie alle potenti conoscenze che il coach Vince Lombardi aveva all’ interno dell’ esercito per aver allenato come assistente ad Army, ebbe dei weekend passes che sfruttò per raggiungere la squadra la domenica e che gli permisero di giocare anche senza potersi allenare con i compagni. La telefonata di Kennedy, poi, servì per avere la squadra a ranghi completi anche per tutta la settimana di preparazione al Championship, un lusso che i Packers non avevano potuto concedersi nelle ultime otto settimane.
C’è da dire che la condizione complessiva della squadra non era delle migliori. Il quarterback Bart Starr stava giocando con problemi allo stomaco da metà stagione, cosa che aveva tenuta nascosta a Lombardi, la guardia destra Jerry Kramer era stato messo in panchina per una caviglia fratturata, il fullback Jim Taylor aveva una gamba infortunata, Hornung oltre ai doveri militari doveva vedersela con una spalla malandata. In aggiunta ai problemi fisici, il tight end Ron Kramer e la guardia sinistra Fuzzy Thurston si erano “messi in forma” durante il periodo Natalizio con il loro inimitabile stile: Fummo del tutto dissoluti per due settimane – disse Kramer – mangiammo e bevemmo tutte le notti, io passai da 112 chili a 120 in pochi giorni.
Il tempo quella settimana fu davvero inclemente a Green Bay, un freddo pungente avvolse la città e fu lo sfondo fisso degli allenamenti dei Packers, insieme alla colonna sonora che era la tonante voce del coach.

Solo i New York Giants si frapponevano tra la città di Green Bay ed il titolo Nfl. Nonostante la loro star, il running back Frank Gifford, si fosse ritirato all’ inizio della stagione per un grave infortunio alla testa sofferto nel 1960, i Giants erano convinti di avere più di una possibilità di portare a casa il titolo. Il coach Allie Sherman, al primo anno, era riuscito a mantenere intatta una difesa i cui componenti si erano battezzati “The DVW’s”, che stava per: Defense Versus the World, ed a rivitalizzare l’ attacco con una sola grande acquisizione: il quarterback, ex San Francisco 49ers, Y. A. Tittle. Eppure l’ inserimento di Tittle a New York non fu facile: era ormai un trentaquattrenne chiaramente alla fine della carriera ed il suo arrivo significava aprire una quarterback controversy con Charlie Conerly, il titolare nel ruolo, un atleta amatissimo dai tifosi e rispettato dai colleghi. Sherman ebbe il grande merito di saper gestire benissimo la questione senza spaccare lo spogliatoio, dichiarando che c’erano due numeri uno e che avrebbero giocato ognuno quando la situazione lo richiedeva. Conerly partì come titolare all’ inizio ma perse la prima partita contro St. Louis e stava per gettare via la seconda contro Pittsburgh quando si infortunò lasciando le redini a Tittle. Y.A. rimontò e vinse. Nella terza partita, contro Washington, il coach non attese un infortunio per mettere in panchina Conerly, che uscì sbattendo l’ elmetto a terra, ma ancora una volta Tittle vinse la partita e da quel momento fu promosso starter. New York conquistò la Eastern Division con 10 vittorie con un Conerly ancora decisivo nel portare a casa due importanti gare partendo dalla panchina.

I Giants arrivarono quindi a Green Bay molto carichi e senza complessi di inferiorità anche perché le due squadre avevano giocato alla pari qualche settimana prima a Milwaukee ed i Packers avevano vinto solo per 20-17. Non c’ era nulla che Lombardi potesse fare per sorprenderli, dato che fino a tre anni prima era stato il loro offensive coordinator e che quindi usavano di base gli stessi schemi in attacco.
Il Championship si sarebbe giocato nello stadio chiamato “New City Stadium”, inaugurato nel 1957 per sostituire il vecchio impianto nel quale i Packers avevano giocato a partire dal 1926 ma che ora era diventato inadeguato per gli standards che la Nfl e la crescente popolarità del football professionistico richiedevano.
All’ alba di domenica 31 dicembre 1961, giorno fissato per l’ incontro, gli operai addetti alla manutenzione del terreno di gioco iniziarono a rimuovere i circa 30 centimetri di neve che erano caduti nei giorni precedenti, poi arrotolarono i teloni di protezione dell’ erba e Lombardi scoprì che il terreno era proprio come lui desiderava: duro ma non ghiacciato, il che garantiva buona trazione ai suoi running backs. All’ ora fissata per il kickoff, le 13.00, la temperatura era di circa 10 gradi sotto lo zero, molto freddo per i giocatori dei Giants ma affrontabile per chi era abituato a vivere nel Wisconsin.

39.029 spettatori riempirono lo stadio come un uovo, tutti si erano premuniti con attrezzature varie per resistere ad un pomeriggio di temperature glaciali, ma in fondo avevano già dentro se stessi le motivazioni giuste per scaldarsi: i cittadini-proprietari di Titletown erano pronti per riprendersi quello che gli era stato negato per trenta anni.
Lombardi non ebbe bisogno di dire molto per caricare la truppa, tutti ricordavano la frase pronunciata un anno prima dopo il tackle di Chuck Bednarik degli Eagles che aveva negato a Jim Taylor l’ ultima yarda, una yarda che separava i Packers dalla riconquista del titolo: Never again.
Davanti ad un pubblico record per una trasmissione televisiva sportiva, 55 milioni di telespettatori, i Giants recitarono il classico ruolo dell’ agnello sacrificale per una cerimonia il cui esito sembrava già stabilito da tempo.
Eppure nel primo quarto gli uomini della Grande Mela sembrarono in partita e minacciarono due volte di segnare, ma la difesa dei Packers e due clamorosi errori cambiarono il corso dell’incontro. Prima il ricevitore Kyle Rote non riuscì a tenere quello che era un sicuro passaggio da touchdown di Tittle e poi l’ halfback Bob Gaiters mancò lo stesso Rote, liberissimo nella endzone avversaria, con un passaggio troppo alto.
Intanto i Packers avevano ormai stabilizzato il proprio running game, e nel secondo quarto Hornung e compagni misero 24 punti sul tabellone, chiudendo virtualmente l’ incontro. Il Golden Boy segnò con una corsa dalle 6 yards e calciò un field goal, Boyd Dowler e Ron Kramer raccolsero due passaggi da touchdown di Starr, il quale giocò senza risentire molto dei suoi problemi muscolari allo stomaco ed eseguendo alla perfezione il game plan del coach.

Kramer aggiunse un’ altra ricezione da touchdown nel terzo quarto e sembrò non accusare il peso delle libagioni Natalizie, anzi disputò la partita più dominante della sua carriera, spianando anche la strada per le corse di Thunder & Lightining.
Durante l’ intervallo i Giants realizzarono che la partita non aveva sbocchi possibili per loro, erano silenziosi, annebbiati e pronti per tornarsene a casa. Sherman non tentò neppure qualcosa che cambiasse o aggiustasse quella che alla fine fu una disfatta per 37 a 0. Sei primi downs, di cui uno su una penalità, e quattro intercetti subiti furono tutto il magro bottino di quella giornata, in cui il conto finale delle yards in attacco fu di 345 a 130 per i nuovi campioni Nfl.

Verso la fine il solo Tittle aveva ancora la forza di lottare, entrava nell’huddle chiamando giochi di passaggio almeno per non subire lo shootout, il primo in nove stagioni, ma i suoi compagni stavano pregustandosi una calda doccia e mugugnavano di preferire delle corse nel mezzo, o comunque nulla che avrebbe potuto fermare l’ orologio di gara.
Hornung stabilì un nuovo record di punti segnati in una finale, un touchdown, tre field goals e quattro extra points, per un totale di 19 punti, a cui aggiunse 89 yards conquistate sulle corse, una performance che stabiliva a caratteri cubitali, se non fosse stato ancora chiaro, chi era il dominatore del football di quegli anni.
Durante l’ ultimo possesso in attacco Lombardi fece uscire uno ad uno le sue star per una interminabile standing ovation del pubblico ed infine lo stesso coach uscì dal campo dalla South End Zone portato in trionfo sulle spalle dei suoi giocatori.
I fans invasero il terreno di gioco radendo a zero tutto quello che trovavano sul campo mentre la Packers Marching Band suonava “Auld Lang Syne”.

I Giants si cambiarono frettolosamente e con lo stesso passo si avviarono verso l’ Austin Straubel Airport per tornare a casa. Un cronista del Times scrisse They beat the New Year eastern time, it was the only thing they beat today.
Fuzzy Thurston aveva dichiarato che in caso di vittoria avrebbe inghiottito le pagine sportive di alcuni giornali e mantenne la promessa.
La sera, durante il solito party che il coach teneva a casa sua dopo le partite casalinghe, arrivò una telefonata da Washington, era il Presidente Kennedy che offriva le proprie congratulazioni al nuovo sovrano del football NFL.

1962 Season

I Packers proseguirono nel 1962 esattamente da dove avevano terminato la stagione precedente in termini di vittorie e supremazia. Nel loro quarto anno con Lombardi erano talmente preparati e pieni di talento che quasi non ebbero bisogno delle molteplici arti del loro Golden Boy per dominare sugli avversari. Hornung, terminato il servizio militare, rifiutò una proposta da 250.000 dollari dei New York Jets della American Football League per saltare alla Lega concorrente della NFL, mostrando in questo modo la sua lealtà verso la franchigia che lo aveva valorizzato. Dopo la quinta giornata, però, un colpo ad un ginocchio lo limitò fortemente per tutto l’ anno. La guardia Jerry Kramer si fece carico del compito dei calci piazzati, ma la vera star fu Jim Taylor, che ebbe la sua migliore annata di sempre correndo per 1.474 yards e segnando 19 touchdown, ed a fine anno fu ovviamente nominato MVP della Lega. La squadra vinse 13 incontri segnando 415 punti totali e surclassando i propri avversari distanziandoli mediamente di 19.1 punti per partita, un record per il football del dopoguerra battuto solo nel 2007 dai New England Patriots.
La difesa poi li rese virtualmente invincibili. Ray Nitschke, The Wildman, aveva finalmente imparato ad incanalare la propria aggressività ed il proprio autolesionismo limitando le sue esplosioni ai 60 minuti settimanali sul campo di gioco, ed a farne le spese erano gli attaccanti con la jersey dell’altro colore. I defensive linemen Henry Jordan e Willie Davis erano dominanti sulla linea di scrimmage ed i due defensive backs Herb Adderley e Willie Wood totalizzarono 15 intercetti in due, paralizzando il passing game degli avversari.

L’ unica sconfitta avvenne per mano dei Detroit Lions in diretta nazionale nel giorno del Thanksgiving, e non fece altro che allentare la tensione che si stava accumulando sulla squadra mentre l’ America si aspettava una perfect season da parte loro. Fuzzy Thurston dichiarò che, durante la pessima esibizione di tutta la offensive line a Detroit, aveva inventato il “look out block”, che consisteva nel guardare impotente dietro le proprie spalle i difensori avversari che si stavano per abbattere sul povero Starr esclamando: Hey, look out Bart!

Abbiamo parlato della televisione, e non a caso. Nel 1962 era diventato evidente quale fosse lo sport nazionale negli USA. Un cronista del Times aveva definito il baseball uno “slow-motion bore” se paragonato al Pro Football. Delle 54.9 milioni di case esistenti in America ben 49.8 milioni possedevano almeno un apparecchio tv, e 12 milioni di questi erano stati sintonizzati sulla partita contro i Lions. I ratings della NFL erano cresciuti del 10% nel 1962 ed il Commissioner Pete Rozelle, ingaggiato dai proprietari delle squadre per rendere ancora più ricchi un branco di miliardari riuscì a convincere i suoi datori di lavoro a firmare un contratto unico per tutta la Lega per i diritti televisivi, visto che ogni squadra faceva degli accordi con una particolare emittente, ed a dividere i ricavati in parti eguali tra le società. In questo modo le “big market teams” accettavano degli introiti inferiori a vantaggio delle “small market teams”, ma tutta la NFL ne beneficiò enormemente dal punto di vista finanziario e dell’ espansione di popolarità.
In questo contesto il Championship che sarebbe stato giocato a New York, di nuovo contro i Giants per una rivincita di quello precedente, assunse una risonanza nazionale di proporzioni mai raggiunte per un’ evento simile. La macchina pubblicitaria messa in moto da Rozelle fece anche in modo di trasformare la settimana che precedeva la partita in una celebrazione continuativa della Lega, in modo da far parlare di football gli Americani non solo nei giorni prossimi alla domenica.

I Giants, d’altro canto, non erano stati da meno dei Packers quella stagione. Gifford aveva fatto il suo “surprise comeback” e Tittle, lanciando per 3,224 yards e 33 touchdowns nella sua tredicesima stagione tra i Pro, aveva trascinato la squadra al primo posto della Eastern Division con 12 vittorie, di cui 9 consecutive.
Lombardi ed i suoi assistenti stavano cercando un rimedio contro il passing game dei Giants, ed appena giunti nella Grande Mela, il venerdì pomeriggio, fu chiaro a tutti che avevano trovato un validissimo alleato nelle condizioni meteorologiche: freddo, vento e previsioni pessime per il week-end.
Una volta giunti allo Yankee Stadium i giocatori dei Packers furono pervasi dall’atmosfera leggendaria di quella costruzione. “The House that Ruth built” li accolse con un boato dei 64.892 spettatori stipati come sardine sugli spalti. Lombardi a Green Bay aveva fatto installare negli spogliatoi un cartello con la scritta “Home of the Green Bay Packers. The Yankees of Football” per fargli pesare di meno l’ impatto con lo stadio avversario. Il suo mantra preferito in quei giorni era che stavano andando a New York per rimpiazzare una leggenda con un’ altra.
Lo stadio appariva completamente tappezzato con drappi rosso, blu e bianco penzolanti dai vari livelli e la gente recitava :Ok Y.A., make Green Bay pay! Un’ interminabile colonna di automobili si stava dirigendo verso Philadelphia piena di tifosi speranzosi di poter guardare la telecronaca della NBC una volta usciti dalla black out zone di New York.
Le squadre scesero in campo per il warm-up e constatarono che il terreno era duro, ghiacciato in molte zone e pieno di pericolose buche. Hornung usò il termine atroce. Il vento non perdonava, Tittle provò un paio di lanci: il primo finì a terra dopo 5 yards, il secondo fu catturato da un turbine che lo rapì fin sul primo anello. Sherman pensò: Abbiamo appena perso il nostro passing game. La temperatura ufficiale al kick-off era di 8 gradi sotto lo zero senza contare il fattore ventoso. Molti Packers dichiareranno in seguito di aver provato più freddo quel giorno che durante il famoso Ice Bowl di cinque anni dopo.

Quel giorno allo stadio erano presenti anche otto telecamere di una società di Philadelphia, la Blair Motion Pictures Inc, di proprietà di un certo Ed Sabol, che la lega aveva ingaggiato per fare delle riprese a scopo promozionale. Era il primo dei tanti documentari sulla storia della NFL che diventeranno in seguito uno dei maggiori veicoli di diffusione mondiale del Pro Football a cura della famosa filiazione della compagnia di Sabol, la NFL Films.
Willie Wood calciò il kick off per i Packers e i Giants, sorprendentemente per le condizioni del tempo, restarono fedeli al loro game-plan che prevedeva soprattutto lanci, ma ci si rese subito conto che il lancio lungo quel pomeriggio era impossibile, a Tittle restavano solo le zone corte del campo. Alla fine aveva lanciato per ben 41 volte ma nessuno dei suoi passaggi finì dalle parti della endzone. Lombardi invece, che era giunto a New York con l’ intenzione di sorprendere i Giants aggredendoli per via aerea, mise la partita nelle mani e nelle gambe di Taylor ed Hornung, e la difesa, diretta da Nitschke che recuperò due fumble e forzò un intercetto con un blitz, fece il resto. Taylor corse per 85 yards in 31 tentativi, e per 31 volte la sua corsa finì con un extra-hit e qualche insulto assestatogli dal feroce linebacker Sam Huff sul terreno gelato. Gli feci tutto quello di cui ero capace, ma quel S.O.B. ogni volta si rialzava e mi ringhiava “Se questo è il tuo colpo migliore devi provare qualcos’ altro”. Dopo l’ ennesimo colpo brutale, sul fondo di una pila umana, Taylor scorse un polpaccio nudo e gli diede un morso. Il tackle dei Giants Mo Modzelewski gridò per il dolore e Taylor gli rispose: Scusa Mo, pensavo fosse la gamba di Sam. Il primo quarto si chiuse con i Packers avanti per 3 punti grazie ad un field goal di Kramer e all’intervallo il vantaggio era di dieci punti per un touchdown di Taylor realizzato con una corsa da 7 yards.

L’ultimo colpo di Huff del primo tempo procurò però al fullback un taglio ad un gomito ed uno alla lingua perché il violento impatto gliela fece mordere. Mentre usciva dal campo per farsi medicare ed ascoltando le urla di dolore negli spogliatoi dovute ai punti di sutura i suoi compagni non si aspettavano minimamente che sarebbe stato in grado di riprendere il gioco nel secondo tempo correndo le consuete sweep in modo ancora più duro e caparbio, come effettivamente successe.
Calciare i punts era un’altra cosa praticamente impossibile quel pomeriggio. Boyd Dowler non ne era in grado e Lombardi affidò il compito a Max McGee, che non aveva mai avuto un punt bloccato nella sua carriera. Non si poteva eseguire il punt con la consueta tecnica di lasciar cadere la palla sul piede perché il vento la spostava dal suo cammino e McGee doveva praticamente o appoggiarla o addirittura lanciarla sul piede. Ovviamente per fare ciò non poteva guardare come al solito il tentativo di blocco e questo gli fu fatale nel terzo quarto. Erich Barnes giunse intoccato e la palla, rotolando verso la endzone, fu ricoperta per una segnatura da Jim Collier. Gli unici punti messi a segno dai Giants in ambedue i Championships, ed erano stati gli special teams a procurarli.
Addirittura meno della poco ortodossa macchina da punti dei Packers di quel pomeriggio. Jerry Kramer, che aveva preso le veci di Hornung come calciatore, in modo ancora meno ortodosso calciò alla sua maniera altri due field goals e chiuse la partita sul punteggio di 16-7. I suoi compagni lo soprannominavano “Boink” per il rumore che produceva sulla palla quando dopo il calcio non lasciava andare la gamba destra per il consueto follow-through. I suoi tre “boink” avevano fatto la differenza nel punteggio e dopo il terzo, calciato dalle 30 yards a due minuti dalla fine, il boato dello Yankee Stadium lasciò il posto ad un sommesso brusio di 64.000 persone che si allontanavano delusi per il secondo anno di fila.
Il 1962 fu l’ anno del mio comeback – disse Gifford – ma quel giorno desiderai non averlo mai fatto. Si può lanciare nella pioggia, si può lanciare sotto la neve, ma non puoi farlo col vento forte. Io non ricevetti nemmeno un passaggio. Tittle me ne lanciò uno che si impennò in modo verticale in aria, ne provò altri che addirittura atterrarono alle sue spalle, era tutto molto semplice: i Packers erano un “running team”, noi un “passing team”, coach Lombardi forse ordinò il tempo per quella partita direttamente a Papa Giovanni.
I Giants, una volta resisi conto dell’ impossibilità di eseguire il loro game-plan, avevano messo la partita sul piano dell’ intimidazione fisica, ma a prevalere fu la maggiore forza caratteriale dei Packers, che non si tirarono mai indietro quando si trattò di rispondere alla violenza con la violenza. Infatti “The Wildman” Nitschke fu anche nominato MVP dell’ incontro. Negli spogliatoi i colori dominanti erano il “black and blue” dei lividi lasciati sui corpi e non si parlava d’ altro che della durezza di quello scontro. Qualcuno disse a Sabol che era stato il giorno più lungo da quando giocava a football, ed il documentario che ne seguì fu infatti intitolato “Pro Football’s Longest Day”.

I Packers si diressero in tutta fretta verso l’ aeroporto, Eravamo giovani, felici ed avevamo sull’ aereo delle bottiglie di Champagne che ci attendevano – disse Hornung – volevamo solo andare via al più presto da quella bolgia, e così facemmo.
Mentre l’ aereo rollava sulla pista e i tappi di bottiglia saltavano qualcosa stava per finire per sempre. Il 1963 sarebbe iniziato il giorno dopo ed avrebbe portato ancora una sconfitta ad un Championship per i Giants, questa volta per mano dei Chicago Bears perché i Packers e Lombardi dovettero affrontare la loro stagione più difficile con la sospensione dalla Lega del Golden Boy per gioco d’ azzardo e per un paio di proiettili sparati da un tetto di Dallas, due avvenimenti di portata storica molto differente ma che minarono allo stesso modo la salute e l’ umore di coach Lombardi.

Bibliografia

David Maraniss-When pride still mattered-A life of Vince Lombardi.
On Y.A. Tittle (articolo scritto da Frank Gifford e pubblicato su:
The Fireside Book of Pro Football, antologia edita da Richard Whittingham nel 1989.)
Siti web visitati:
Wikipedia
Sito ufficiale dei New York Giants

Great_Games | by Domenico | 19/01/08

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