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Dan Marino: La Leggenda

Quando si parla di football professionistico a Miami si parla di una franchigia, i Dolphins, con alla base una storia fatta di successi e di tante stagioni ad alto livello, tra le quali al primo posto la mitica Perfect Season del 1972 con tanto di vittoria al Super Bowl contro Washington ed un record immacolato di vittorie senza sconfitte che tuttora resiste ineguagliato negli anni.

Ma quando si parla dei Dolphins per associazione di idee e di personaggi, il primo che viene in mente è uno e solo uno, ed è un quarterback tra i più prolifici della storia del gioco, diventato leggenda per aver portato il colore verde acqua per 17 anni, per aver infranto decine e decine di record NFL su passaggio e per aver condotto la squadra a diverse stagioni da sogno pur non vincendo mai un titolo, pur arrivandovi vicino al suo secondo anno tra i pro.

Conosciuto come uno dei giocatori più competitivi della storia del gioco, Dan Marino è ricordato come il quarterback dal rilascio più veloce, caratteristica che lo rendeva difficile da mettere a terra nonostante la sua nota mobilità limitata, nonché colui che era capace di accrescere la frustrazione di chi provava a fermarlo grazie ad un tocco eccellente, un braccio potentissimo ed un’intelligenza fuori dal comune nel riconoscere gli schieramenti difensivi, nonchè mago della two minute offense nei drives che hanno fatto vincere vincere a Miami diverse partite in rimonta. Nato a Pittsburgh, Pennsylvania, il 15 settembre del 1961, uscì dalla scuola superiore nel 1978 e venne addirittura selezionato nel draft della Mlb dai Kansas City Royals, ma non vi giocò mai per la sua passione sfrenata per il football; quindi frequentò il college nella città di origine, appunto Pittsburgh, dal 1979 al 1982 portando la squadra di football ai massimi livelli e vincendo al suo terzo anno il Sugar Bowl contro Georgia.

Nell’anno da senior Marino non rispettò i pronostici, che lo volevano come primo candidato per l’Heisman Trophy e che prevedevano il back to back di Pittsburgh con un’altra vittoria del campionato; la squadra perse il Cotton Bowl ed il quarterback ricevette dure critiche per aver fallito l’appuntamento con il successo.

A causa di questo e di voci infondate che lo dipingevano come incline all’abuso di droghe il draft del 1983, ricordato per aver dato alla Nfl quarterbacks come John Elway e Jim Kelly lo vide scivolare fino alla 27ma posizione, alla quale chiamavano i Miami Dolphins.

Don Shula, appena i Jets chiamarono Ken O’Brien con la chiamata n. 26, non credette ai propri occhi nell’avere quel talento ancora a disposizione e fece di Marino addirittura il sesto quarterback scelto in quell’anno, convinto delle sue potenzialità e del suo carattere competitivo e vincente e dal fatto che a Pittsburgh aveva giocato 4 anni a grandi livelli contro avversari di spessore.

La prima volta che Dan vide il campo fu durante la terza partita del suo anno da rookie: Shula infatti decise di sostituire con lui il titolare David Woodley, senza sapere che quel giovane quarterback non avrebbe mai più restituito né a Woodley né a nessun altro il posto da titolare per tutti gli anni seguenti, se non per infortuni gravi.

I suoi numeri furono impressionanti: giocando 11 partite tra cui 9 da titolare, Marino lanciò per 2210 yards registrando 20 passaggi da TD a fronte di soli 6 intercetti con il 58.6% di completi ed un rating di 96.0; le cifre accumulate lo portarono al primo posto tra i quarterbacks della Afc per yards lanciate e gli valsero il premio del rookie dell’anno nonché la convocazione al suo primo Pro Bowl, che non giocò per infortunio, ma per il quale fu primo rookie della storia ad essere chiamato a partire da titolare.

Se Dan avesse giocato tutte e 16 le partite, avrebbe sicuramente rotto tutti i records esistenti per un rookie.

Il suo primo anno terminò con un record di 12-4 ed una precoce eliminazione nei playoffs ad opera dei Seattle Seahawks, ma il 1984 era ormai alle porte e la sua seconda stagione professionistica sarebbe entrata nella leggenda direttamente dalla porta principale.

Il 1984 rimarrà sempre il suo anno: giocò tutte le partite da titolare e scrisse nei libri di storia l’annata statisticamente leggendaria smantellando uno dopo l’altro i records di passaggio fino ad allora conosciuti.

Alla fine della regular season ebbe 362 completi su 564 tentativi (64.2%), 5.084 yards su lancio ed il nuovo record ogni epoca per passaggi da TD lanciati con 48, molti dei quali videro come terminali Mark Clayton e Mark “Super” Duper, la miglior coppia di wide receivers mai avuta da Miami. Il record precedente di passaggi vincenti, 36, detenuto da Y.A. Tittle e George Blanda, nonché quello riguardante le yards su passaggio per una stagione di 4.802 detenuto da Dan Fouts furono polverizzati.

Marino lanciò 5 intercetti nei suoi primi 250 passaggi stagionali, distrusse la fortissima secondaria dei Redskins nella gara di apertura lanciando 5 passaggi da TD, contribuì ad ammassare per due volte 552 yards di total offense in una partita (record di franchigia) e superò il record detenuto da Bob Griese per passaggi da TD (22) in sole otto partite.

Davvero non male, per un giovanotto al secondo anno.

La stagione terminò con l’inevitabile nomina di Most Valuable Player ed i Dolphins finire con un ottimo 14-2 dopo aver vinto tutte le prime 11 partite.
I playoffs misero davanti ai Dolphins i Seattle Seahawks ed i Pittsburgh Steelers, ambedue sconfitte, e Marino giocò il suo primo (ed unico) Super Bowl contro i vincitori della Nfc, i 49ers di Joe Montana e Jerry Rice.

Miami perse quella partita per 38-16 ed il quarterback rimase comunque fiducioso che dopo una stagione a quel livello ci sarebbe stata la possibilità di rifarsi in seguito, data anche la sua giovane età, possibilità che lui non sapeva non avrebbe più avuto a causa di difese sospette, assenza di running game, ed episodi che tolsero i Dolphins dalla corsa al titolo.

L’anno seguente i Dolphins furono l’unica squadra a battere i Chicago Bears futuri campioni, e si qualificarono ancora per la postseason in virtù del 12-4 che permise loro di vincere nuovamente la Afc East.

Arrivarono fino al Championship, ma proprio ad un passo dal ritorno alla partita dell’anno i loro sogni furono bruscamente interrotti: i New England Patriots infatti giocarono una delle loro migliori partite dell’anno e forzando 6 turnovers vinsero la contesa per 31-14 scioccando gli avversari divisionali, sulla carta nettamente più forti.

Quello che seguì non fu un quadriennio facile per Marino: sia nel 1986 che nel 1988 superò le 4.000 yards su passaggio arrivando a lanciare anche per 623 volte in una stagione, tenendosi sul 58% di completi con ratings dal 76.9 al 92.5, ma Miami non raggiunse i playoffs per quattro anni consecutivi.

Dan tornò a guidare i Dolphins ai playoffs nel 1990 con il record di 11-5 potendo contare su una difesa sensibilmente migliorata e lanciando soli 11 intercetti, ovvero il minor numero in carriera rapportato alle partite giocate in stagione; dopo aver battuto i Chiefs nella prima partita di playoffs, arrivò un altro stop: nel divisional playoff, Jim Kelly ed i Buffalo Bills si sbarazzarono di Miami iniziando un’egemonia della Afc che sarebbe sfociata in 4 Super Bowl consecutivi.

I Dolphins persero il treno dei playoffs del 1991 nel modo più beffardo, ovvero con una sconfitta in overtime contro i New York Jets arrivata all’ultima partita di regular season, mentre l’anno seguente arrivò un nuovo bersaglio per Marino, il tight end Keith Jackson, che terminò la stagione come miglior ricevitore della squadra ed anche grazie a questo Miami finì con un record di 10-6; Miami battè i Chargers nel primo turno di playoffs, ma non riuscì ad evitare un’altra sconfitta ad opera dei nemici Bills.

Marino subì l’unico infortunio grave della carriera nelle prime settimane della stagione 1993: indietreggiando per lanciare si lasciò cadere a terra dolorante in una partita a Cleveland e per lui fu stagione finita a causa della rottura del tendine d’Achille.
Scott Mitchell prese il suo posto, ma Miami finì fuori dai playoffs nonostante il record di 9-7 a causa di una sconfitta in overtime contro i Patriots di un giovanissimo Drew Bledsoe nell’ultima partita di regular season.

Ristabilitosi a pieno dall’infortunio, Dan giocò una stagione 1994 ad altissimo livello, lanciando per 4.453 yards (miglior risultato delle ultime 8 stagioni) con il 62.6% di completi, 30 mete e 17 intercetti portando i Dolphins ad un altro titolo della Afc East con 10 vittorie e 6 sconfitte.
Miami battè i Chiefs nella wild card, mentre nel divisional playoff, dopo una partita giocata molto bene e ricca di emozioni conro i San Diego Chargers, i sogni di Marino si infransero su un field goal sbagliato da Pete Stojanovich: quello che sembrava l’anno buono per tornare a giocare al Super Bowl si trasformò nell’ennesima beffa.

Le prestazioni del quarterback rimasero tali anche l’anno dopo: Dan completò il 64.1% dei passaggi tentati (fece meglio solo nel 1984 con il 64.2%) lanciando per 3.668 yards con 24 TD e 15 intercetti, portando i Dolphins ai playoffs con il record di 9-7; Miami fu sconfitta nuovamente da Buffalo, questa volta nella Wild Card.

Il 1995 fu comunque una stagione storica, anche se ancora deludente dal punto di vista dell’argenteria, perché Marino infranse tre records in contemporanea detenuti da Frank Tarkenton: diventò il leader ogni epoca della Nfl per yards su passaggio con 48.841, per passaggi da TD con 352 e per lanci completati con 3.913.

Quell’anno fu anche l’ultimo di Don Shula sulla panchina dei Dolphins e per sostituirlo la dirigenza scelse nientemeno che Jimmy Johnson, reduce dai successi con Dallas: sembrò che fosse arrivato l’uomo che avrebbe aiutato Marino a vincere il Super Bowl, invece fu l’inizio della fase declinante della carriera del quarterback, martoriato dai rapporti poco felici con il nuovo coach a causa del suo sistema di gioco, troppo diverso da quello a cui Dan era stato abituato.

Jimmy Johnson portò alla squadra un’attitudine maggiormente conservativa dal punto di vista offensivo, con il gioco ad essere controllato prima imponendo le corse e poi dai passaggi, messi in secondo piano contrariamente allo stile Marino, che potè usufruire del solo O.J. McDuffie quale ricevitore dalle mani affidabili. La difesa fu notevolmente migliorata in chiave di aggressività e consistenza, dando al quarterback una squadra potenzialmente di un livello mai raggiunto prima in carriera, ma le implementazioni fatte da Johnson ebbero spesso un effetto contrario da quello desiderato.

Al suo primo anno da coach l’unico risultato di squadra positivo fu la prima stagione da anni di un running back sopra le 1.000 yards stagionali grazie a Karim Abdul Jabbar, ed il triennio dal 1996 al 1998 vide due partecipazioni ai playoffs acciuffate per un pelo e due eliminazioni ai playoffs per mano dei Patriots nel ’97 e dei Broncos futuri campioni nel ’98, dopo che in stagione regolare i Dolphins si erano distinti come una delle sole due squadra ad infliggere una sconfitta a Denver.

L’ultimo anno giocato da Dan Marino fu il 1999: i Dolphins si qualificarono nuovamente per la postseason con un record di 9-7 ed il quarterback li guidò alla loro prima vittoria nei playoffs in trasferta in vent’anni sconfiggendo i Seahawks a Seattle per 3 punti; nel turno successivo Miami giocò in casa dei Jacksonville Jaguars venendone fuori con le ossa rotte, sconfitti ed umiliati per 62-7.

Dopo quella partita, Jimmy Johnson rassegnò le dimissioni e Dan Marino prese la decisione di ritirarsi nonostante i Dolphins gli avessero chiesto di rimanere un altro anno, scartando anche un’offerta dei Minnesota Vikings per la stagione 2000, dove rinunciò alla possibilità di giocare con la squadra che al tempo annoverava il giovane Randy Moss, Cris Carter e Robert Smith.

La decisione del quarterback lasciò ovviamente un grosso vuoto da colmare per la franchigia di Miami e per l’intera Nfl, che perdette uno dei suoi personaggi più famosi, ma rese onore alla signorilità ed alla lealtà di quest’uomo che, piuttosto di vestire una maglia diversa da quella portata per 17 memorabili anni decise di chiudere con il football giocato con una pesante sconfitta da ricordare ma conscio di avere dato tutto ciò che aveva al gioco, ora che le sue ginocchia avevano bisogno di riposo e che il suo braccio non era più quello della gioventù.

I Miami Dolphins ritirarono per sempre la sua mitica maglia n. 13 nella stagione successiva, ed il 7 agosto del 2005 Marino ha ricevuto il segno di riconoscimento che meritava per la sua splendida carriera con l’ingresso nella Hall Of Fame assieme a Steve Young, Benny Friedman e Fritz Pollard.

Attualmente Marino, dopo una brevissima esperienza nel front office di Miami, è un analista per la Cbs e con Terry Bradshaw ed Howie Long è protagonista degli speciali pre-partita e degli halftime reports.

Ecco alcune delle sue statistiche più importanti, quelle in grassetto rappresentano un record Nfl.

Regular season
Partite giocate: 242
Passaggi tentati: 8.358
Passaggi completati: 4.967
Percentuale di passaggi completi in carriera: 59.4%
Yards lanciate: 61.361
Passaggi da TD: 420
Rating di carriera: 86.4
Maggior numero di partite da 400+ yards: 21
Maggior numero di stagioni da 4.000+ yards: 6
Maggior numero di stagioni da 3.000+ yards: 13
Maggior numero consecutivo di stagioni da 3.000+ yards: 9
Convocazioni al Pro Bowl: 9 (con 2 sole partite giocate a causa di infortuni)

Playoffs
Partite di playoffs consecutive con almeno un TD pass: 13
Maggior numero di passaggi tentati in una partita di playoffs: 64

Career highs in stagione singola
Passaggi tentati: 623
Passaggi completi: 385
Yards lanciate: 5.084
Percentuale di completi: 64.2%
Passaggi da TD: 48 (superato nel 2004 da Peyton Manning)
Rating: 108.9

Career highs in partita singola
Passaggi tentati: 60
Passaggi completi: 39
Yards lanciate: 521
Passaggi da TD: 6

Dan Marino detiene attualmente 30 records Nfl sui passaggi: nessuno di questi potrà mai dare l’idea di ciò che quest’uomo ha significato per il football Nfl, per i suoi fans in giro per il mondo e per la città di Miami.

L’assenza di un titolo nel suo palmares non cambierà mai ciò che è stato in campo: semplicemente ineguagliabile.

Grazie di tutto, Dan.

Legends | by Dave Lavarra | 14/01/07

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