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Gale Sayers: La Cometa del Kansas

Quando si parla di Gale Eugene Sayers, nato a Wichita (Kansas) il 30 Maggio del 1943, bisogna preannunciare che si sta per parlare del più grande running back che ha solcato i campi della NFL quanto a puro talento “grezzo” e capacità atletico fisiche, la cui carriera è stata limitata solamente da due bruttissimi infortuni.

La storia di Gale comincia ad Omaha, nel Nebraska, dove nel frattempo la famiglia si era trasferita per seguire le opportunità di lavoro del padre, un meccanico e lucidatore d’auto. In Nebraska il giovane Sayers inizia la sua avventura nel football, un viaggio che lo porterà ad essere una delle stelle più splendenti del firmamento NCAA e NFL, un corpo “celeste” conosciuto come ”Kansas Comet” , la Cometa del Kansas.
Tale soprannome le venne attribuito durante gli anni universitari, quando mostrò tutta la sua eccezionale velocità con la maglia dei Kansas Jayhawks, il dipartimento atletico della stessa università. Tornato in Kansas per giocare nella NCAA Gale aveva scelto i Jayhawks, dopo aver “scremato” le offerte di borsa di studio di ben 75 università americane, colpito soprattutto dal programma del coach Jack Mitchell. Dopo gli inizi con la Central High School di Omaha che lo aveva portato agli onori delle cronache locali e nazionali, Sayers decide quindi di proseguire la sua avventura sportiva nello stato che le ha dato i natali, e dopo un anno passato da redshirt a bordo campo comincia a far vedere tutte le sue potenzialità nel corso del suo anno da Sophomore, il secondo. Durante la stagione 1962 il giovane running back mette le basi per la sua definitiva esplosione con la divisa di KU, apprestandosi a vivere da protagonista indiscusso le sue due ultime “tappe” universitarie. Nel 1963 e nel 1964 Sayers guida la squadra per yards ricevute e per punt return, inoltre in entrambe le occasioni viene nominato “All-American” chiudendo la sua carriera NCAA con 2.675 yards su corsa e 3.917 in totale.

La forza reale di Gale è però la sua eccezionale duttilità, ovvero la capacità con cui riesce ad adattarsi a tutte le necessità e le situazioni di gioco proposte della squadra, risultando alla resa dei conti un runner capace tanto di correre quanto di ricevere e di ritornare i calci; nel 1963 è il primo giocatore di Division I a realizzare un TD dopo aver percorso 99 yards dalla linea di scrimmage, contro Nebraska, e nel 1964 si produce in un ritorno su kickoff di 96 yards diritto in meta, contro Oklahoma. Grazie alla sua velocità abbagliante e al cambio di passo che spiazza sistematicamente le difese avversarie Sayers si presenta al draft come uno dei prospetti più interessanti ricevendo una chiamata in entrambe le leghe, dai Kansas City Chiefs nella AFL e dai Chicago Bears nella NFL.
Il running back proveniente da Kansas University decide, nonostante la migliore offerta dei Chiefs, di firmare per Chicago e raggiungere l’altro All-American Dick Butkus, il Linebacker scelto nel giro precedente al suo dai Bears. Ad inizio della stagione 1965 Gale dimostra al nuovo coach che merita di giocarsi le sue chance dando sfoggio in allenamento di tutte le sue qualità e dimostrando quella voglia e quella volontà di arrivare che sono nel DNA di ogni grande campione. Con il senno di poi è difficile immaginare un rookie che possa avere un maggiore impatto nella NFL di quello avuto da Gale Sayers nel 1965, un esordio per tutti, addetti ai lavori compresi, del tutto inaspettato; basta ricordare che alla sua prima apparizione in pre-season Gale sfoderò ottime prestazioni corredate da un ritorno su punt di 76 yards, un ritorno su kickoff di 93 yards e un touchdown su passaggio di 25 yards alla sua prima partita da starter contro i Los Angeles Rams.

Dopo qualche buona giocata nelle prime partite della stagione il talento della “Cometa del Kansas” esplode in tutta la sua dinamicità alla quinta di stagione regolare, contro i Minnesota Vikings, dove guida i Bears verso la vittoria (45-37) con 4 touchdown personali. Due mesi più tardi Gale riesce a fare ancora meglio e contro i San Francisco 49ers realizza la bellezza di 6 TD eguagliando il record NFL, che sopravvive tuttora, di segnature realizzate da un giocatore in una singola partita realizzato nel 1929, da Ernie Nevers dei Chicago Cardinals, e bissato nel 1951, da Dub Jones dei Cleveland Browns. Quel 12 Dicembre 1965 nel 61-20 contro i Niners Sayers realizzò però un record nel record, risultando il primo, e finora unico, giocatore a segnare un TD su corsa, un TD su ricezione e un TD su punt return nell’arco della stessa partita. Alla fine della sua prima, straordinaria, stagione nella National Football League il RB di Wichita annoverava tra le statistiche 22 touchdown, record tuttora esistente di segnature per un rookie, e 2,272 yards totali tra corse, ricezioni e ritorni di punt o kickoff.
L’impatto devastante di Gale nella NFL prosegue anche nella stagione successiva, il 1966, in cui chiude con 12 touchdown e 2,440 yards, di cui 1,231 su corsa che le permettono di vincere il titolo di miglior RB della lega. Nel 1967 continua la sua striscia positiva concludendo con 1609 yards, 11 TD totali, e nel 1968 sembra avviato verso una nuova straordinaria stagione, pronto a riproporsi come leader indiscusso dei running back della NFL; la rincorsa di Sayers al titolo si ferma però alla nona uscita stagionale, guarda caso contro i 49ers, quando, con dei Chicago pieni zeppi di rookie per una serie di infortuni che ha messo fuori causa molti titolari, dopo essere stato continuamente soggetto a placcaggi e trattamenti di favore della difesa avversaria, in un’azione, i legamenti del ginocchio di destra si strappano e lo costringono a chiudere prematuramente la stagione. Concluso il suo quarto anno di NFL dopo solo nove partite con 1,434 yards e 2 touchdown il numero 40 dei Bears si dedica alla riabilitazione con anima e cuore per tornare ai vertici nella stagione successiva; il 1969 è per Gale l’anno della riscossa, infatti con 1,032 yards riconquista la leadership dei runner e vince per la seconda volta il premio di miglior RB della NFL, contribuendo con 8 touchdown, 1,487 yards totali e 4 partite con più di 100 yards di corsa alla staordinaria stagione di Chicago, che vince tutte i 14 match di regular season.

Il grande ritorno di Gale non passa inosservato, viene premiato come atleta più coraggioso del football professionistico americano con il George Halas Award e alla cerimonia di premiazione si rende protagonista di un episodio di altissima levatura morale ed umana, dedicando il premio appena ricevuto all’amico, prima di tutto, e compagno di squadra Brian Piccolo.
Piccolo era un buon RB che aveva firmato per Chicago da undrafted free-agent nel 1965, proveniente da Wake Forest, che si era giocato con Sayers lo spot da titolare, prima come acerrimo rivale, poi da grande amico. La loro amicizia nacque e si rafforzò in modo incredibile dopo l’infortunio si Sayers, quando Piccolo, il rivale che lo aveva degnamente sostituito durante l’assenza, si adoperò in modo incredibile per aiutarlo e spronarlo sulla strada della riabilitazione. In un’epoca quando gli USA erano nuovamente colpiti dall’infinita faida tra bianchi e neri fece molto scalpore vedere due giovani campioni di diverso colore della pelle diventare amici fraterni, tanto da condividere gioie e dolori della vita sportiva e privata. L’amicizia tra Gale e Brian si trovò ben presto a dover affrontare una situazione ben più grave dell’infortunio quando nel Novembre del 1969, dopo una serie di problemi che costrinsero Piccolo ad abbandonare il match contro i Falcons, il dottore pronosticò al secondo un cancro ai polmoni. Nella stagione del peggior record in 85 anni di storia dei Chicago Bears, 1-13, i due RB rafforzarono il legame a tal punto da diventare quasi un’unica famiglia e fu così che durante la premiazione già citata il primo pensiero che passò nella mente di Sayers era rivolto al suo grande amico che stava affrontando un ciclo di chemio.

Quest’amicizia nata per caso è destinata ad un tragico epilogo e Gale è il primo ad accorrere al capezzale di Piccolo quando muore, il 16 Giugno 1970. Con il ricordo dell’amico fraterno sempre vivo nel cuore e nella testa Sayers si appresta ad affrontare la nuova stagione con rinnovato spirito e pronto a mostrare nuovamente le qualità atletiche che possiede ma il ’70 è un anno maledetto; In un’amichevole estiva contro i Cardinals si infortuna nuovamente ai legamenti del ginocchio, questa volta il sinistro, a causa di un colpo vizioso di un rookie di St. Louis.
Gale decide comunque di rinunciare all’operazione ed iniziare la stagione ma dopo solo 2 partite e 48 yards corse il dolore si fa insopportabile ed è costretto ad abbandonare per dedicarsi ad una nuova riabilitazione. L’assenza di Piccolo si fa sentire e senza l’amico a spronarlo Sayers torna in campo solamente un anno dopo, nel 1971, quello che però ignora è che questo sarà la sua ultima stagione. Ritornato tra le file dei Bears solo sul finire della stagione il RB di Wichita trova spazio solo in due partite in cui totalizza la miseria di 38 yards e nessun touchdown; statistiche minime ma i postumi del doppio infortunio si fanno sempre più sentire tanto da farlo desistere da giocare nelle azioni di punt e kickoff return, riducendo così il suo apporto verso la squadra.
Con entrambe le ginocchia infortunate Sayers si trova quindi a dover prendere una brusca decisione, la facilità con cui cambiava passo e direzione di corsa è ormai limitata dai problemi ai legamenti e di fatto il giocatore capace di infiammare l’attacco è solo più un ricordo, privato di quelle caratteristiche che rendevano il suo gioco così speciale non le rimane che pensare all’addio allo sport che ama. Nell’off-season 1971 nella testa di Gale si insinua sempre più prepotentemente quest’eventualità ma resistere al richiamo del campo è dura e alla pre-season 1972 si presenta ai nastri di partenza con la sua divisa numero 40 dei Bears, rispolverata per l’occasione.
Il ritorno di Sayers è però solo un modo per prolungare di qualche settimana il ritiro che viene annunciato alla fine della pre-season stessa. L’ex All-American chiude la sua carriera NFL a 28 anni, dopo 7 stagioni con 9,435 yards e 57 TD così suddivisi : 4,956 yards e 39 TD su corsa, 1,307 yards e 9 TD su ricezione, 2,781 yards e 6 TD su kickoff return, 391 yards e 2 TD su punt return; a titolo di cronaca va anche ricordato che nella sua grande duttilità Sayers si è prodotto anche in qualche gioco speciale come Quarterback totalizzando 111 yards in 4 passaggi, su 18 tentativi, per 1 touchdown e 2 intercetti. Nelle sue sette stagioni NFL il RB di Chicago è stato chiamato per 5 volte consecutive al Pro Bowl, 1965-1969, ricevendo in tre di queste il premio come “Offensive Palyer of the game”.
Entrato nella Hall of Fame a 34 anni, 1977, Sayers è il più giovane atleta ad aver ricevuto le chiavi per il “corridoio della fama” eterna e visti i pochi anni e le poche partite giocate nella NFL, nel suo caso non si è premiata la quantità, ma la qualità delle prestazione offerte sul campo da football.
Tornato in Kansas alla fine della sua carriera professionistica, Gale ha ricoperto il ruolo di “assistant athletic director” dei Jayhawks dal 1972 al 1975, poi quello di direttore atletico di Soutehrn Illinois nel 1976, prima di entrare nel settore dei computer e di fondare la Sayers Computer Source nel 1984 con sua moglie. L’ex RB dei Bears oltre ad essere un grande atleta era anche un ottimo studente, infatti è uscito dall’Università del Kansas con un Bachelor di Scienza applicata alla formazione fisica ed un Master in Scienza applicata alla gestione educativa; inoltre ha frequentato con profitto un corso di “financial management” al New York Institute of Finance. Impegnato nel sociale già ai tempi dei Chicago Bears, Gale è ancora oggi uno dei membri direttivi della Brian Piccolo Cancer Research Foundation, una fondazione che si occupa della ricerca sul cancro.
In un’intervista prima della sua induction nella Hall of Fame l’ex Bears disse che il suo più grande rammarico era quello di non aver avuto a disposizione degli interventi chirurgici al pari di quelli moderni se no non avrebbe smesso di giocare così giovane. A noi non resta che un ricordo ben riassunto dalle parole di un giornalista statunitense che un giorno commentò così le sue prestazioni : ”Gale è un RB che cerca sempre la luce, la fiuta, l’annusa, e ci si tuffa a capofitto eludendo i giocatori avversari con cambi di direzione repentini senza perdere velocità, trova fori ovunque, è come un uomo capace di spezzarsi a metà, e chissà come mai, la metà che lascia nelle mani del tackler, è quella senza pallone”. Una vera cometa.

Legends | by Vikings | 25/02/07

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