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Ken Stabler: The Snake

Nella NFL potrebbero esserci 25 quarterbacks che lanciano meglio di me. Ma io so come far vincere la mia squadra (Ken Stabler)

Ken Stabler, The Snake: uno dei simboli degli Oakland Raiders di coach John Madden. Una squadra di grandissimi campioni, con una linea offensiva tra le migliori di tutti i tempi (Art Shell e John Vella i tackles, Gene Upshaw e George Buehler le guardie, Jim Otto e poi Dave Dalby al centro, Dave Casper e Raymond Chester i tight ends), più una serie innumerevole di giocatori leggendari: Freddie Biletnikoff , Cliff Branch, Jack Tatum, George Atkinson, Willie Brown, Ted “The Mad Stork” Hendricks, John Matuszak, Marc van Eeghen, Lester Hayes, Phil Villapiano, Ray Guy.
In 10 stagioni da Raider, il QB mancino viene selezionato 5 volte per il Pro Bowl (dal ’73 al ’77), passa per più di 200 yards in 36 partite, conduce Oakland alla vittoria nel Super Bowl XI (1977), stabilisce i record di franchigia di 143 passaggi senza subire intercetti e di 1182 passaggi completati. Tuttora detiene i record di franchigia in quanto a passaggi in TD, passaggi tentati, passaggi completati e media di yards completate.
Non mancano le storie sulla vita extra-football di Kenny: innumerevoli notti insonni nei nights (anche il giorno prima della partita), in compagnia di belle donne e dell’immancabile Jack Daniel’s. Secondo qualcuno, per più di una volta il Nostro avrebbe chiesto alla difesa di contenere l’avversario per i primi due quarti, giusto per avere il tempo di riprendersi dalla sbornia. Ma questa è leggenda, passiamo alla storia.

Nasce il 25 Dicembre 1945 a Foley, Alabama, da Leroy “Slim” Stabler, meccanico reduce della Seconda Guerra Mondiale, e da Sally.
Il soprannome The Snake gli viene affibbiato durante gli anni della Foley High School: durante una partita attraversò di corsa tutto il campo, tanto da far esclamare al coach Denzel Hollis: ”Quel ragazzo corre come un serpente”.
Stabler gioca quarterback e defensive back e, sotto la sua guida, la Foley High School colleziona un record di 29 vinte 1 sola sconfitta. Ma nella sua vita c’è posto anche per il baseball: alla Foley Ken si cimenta anche da lanciatore mancino, meritandosi una chiamata nientemeno che dai New York Yankees.
Ma Stabler non si lascia sedurre dal blasone della franchigia in pinstripes né dai 30.000 $ offertigli. Stabler vuole giocare a football ed è facilmente comprensibile: agli inizi degli anni ’60 per una star di pelle bianca del football delle high school dell’Alabama non può esserci scelta migliore dell’Università dell’Alabama (i Crimson Tide), da cui viene reclutato nel 1964.
A quei tempi le matricole non potevano giocare nella squadra titolare, e così Stabler trascorre i primi due anni ad apprendere gli schemi offensivi del leggendario coach Bear Bryant. L’attacco di Alabama prevedeva che i giochi venissero chiamati dal quarterback, e ciò per Stabler si dimostrerà fondamentale per i suoi anni da Raider, dove sarebbe emerso come maestro dell’improvvisazione.
Nel 1964 il QB titolare è un certo Joe Namath, che diventa pro nel 1965. Steve Sloan ne eredita il posto, con Stabler backup e a sua volta titolare nel 1966.
Con Stabler a dettare le danze i Crimson Tide restano imbattuti (record di 11-0) per poi annientare Nebraska nello Sugar Bowl del 1967 (di cui è l’MVP) con un secco 34-7.
Nel 1967 conduce i Tide ad un record di 8-1-1 ed un altro titolo della SEC.
In seguito verrà nominato quarterback del secolo dell’Università dell’ Alabama.

Nel marzo 1968 viene scelto al secondo giro dagli Oakland Raiders, con cui firma un contratto di 4 anni per un totale di 125.000 $. Ma gli inizi della sua carriera da professionista non sono tutte rose e fiori. Stabler non ha un braccio sufficientemente potente per innescare l’attacco verticale dei Raiders, ed è tormentato da problemi ad un ginocchio. I Silver & Black lo mandano agli Spokane Shockers (Continental League), dove gioca una sola, disastrosa partita (17 passaggi completati su 43 e 3 intercetti). Il 1969 lo trascorre nella injured reserve list. Dal 1970 al 1972 siede in panca ad apprendere dietro Daryle Lamonica e George Blanda, per poi prendere le redini della squadra nel 1973. Dal ’73 al ’77 porta i Raiders a 5 finali AFC consecutive, vincendone “soltanto” una (non dimentichiamo che erano gli anni delle dinastie dei Pittsburgh Steelers e dei Miami Dolphins). Viene nominato AFC Player of year nel 1974 e nel 1976, NFL Player of the year nel 1976 ma soprattutto conduce i Raiders alla loro prima vittoria nel Super Bowl (9 gennaio 1977). Stabler riscrive il record book dei Raiders, ma quello che più impressiona è la sua serenità sul campo, che fa da contraltare agli atteggiamenti da invasato di John Madden sulle sidelines. Tale serenità gli fa guadagnare non solo il rispetto dei compagni, ma anche la capacità di orchestrare delle rimonte insperate. Praticamente la definizione di “clutch player”.

The Snake è un quarterback paziente, affidabile nelle partite “tirate”, uno che riesce ad arrivare con la scaltrezza laddove non può con il braccio. E non a caso è protagonista di due dei più memorabili finali di partita della storia del football. Il primo, in ordine cronologico, è ricordato come ”The Sea of Hands”: Oakland, 21 Dicembre 1974, i Raiders sfidano i Miami Dolphins in un incontro valido per i playoffs. La partita è una delle più belle di sempre, combattuta e incerta fino alla fine: a 2:08 dalla fine Miami è avanti 26-21. Stabler porta i Raiders sulle 8 yards di Miami, quindi coach Madden chiama l’ultimo timeout. Sul primo down, Stabler cerca Biletnikoff: niente da fare, Freddie è coperto. Allora Kenny scatta sulla sinistra e, fuori equilibrio e con il lineman Vern Der Herder avvinghiato alle sue caviglie, lancia verso la parte sinistra della end zone, dove il running back Clarence Davis (non proprio due mani di fata) riceve il passaggio tra un “mare di mani” avversarie: Oakland 28, Miami 26.
Ancora più entusiasmante The Holy Roller: San Diego, 21 Settembre 1978, seconda partita della stagione ’78. A 1:07 dalla fine i Chargers sono avanti 20-14; Stabler riporta i Raiders sulle 14 yards di San Diego con soltanto 16 secondi da giocare e senza più timeout a disposizione. Sul primo down Stabler cerca Fred Biletnikoff nella end zone, ma il passaggio è incompleto. Secondo down e 10 secondi rimasti sul cronometro. Stabler si muove sulla destra ma viene afferrato dal defensive end Fred Dean: The Snake sa che un sack significherebbe la fine della partita e così, prima di finire per terra, compie un fumble volontario. Il running back Pete Banaszak fa avanzare la palla con le mani ed i piedi verso la end zone, dove viene ricoperta dal tight end Dave Casper. Touch Down Oakland e l’extra kick di Errol Mann fissa il punteggio sul 21-20 tra le proteste generali.
L’apice della gloria arriva il 9 gennaio 1977, Rose Bowl, Pasadena: Super Bowl XI. I Raiders, dopo un inizio equilibrato, spazzano via i Minnesota Vikings 32-14.

La stagione 1977 è da ricordare anche e soprattutto per la vittoria nel Divisional Playoff Gamecontro i Baltimore Colts dopo 2 supplementari. Nel Baltimore Memorial Stadium quel giorno (24 Dicembre 1977) Stabler completa 21 passaggi, inclusi 3 passaggi in touchdown per Dave Casper. Ma ancora una volta più che i numeri è la sua freddezza ad impressionare: durante il secondo overtime Madden, esagitato come non mai, chiama un timeout con i Raiders “in scoring range”. Nel fragore dei 60.000 tifosi dei Colts, Stabler gli si avvicina con fare serafico dicendo: “Sai una cosa, John ? Questi fans hanno pagato e avranno ciò che si meritano”. Fine del timeout e The Snake trova ancora Casper per il touchdown definitivo: Raiders 37, Colts 31.
Ma i sogni del back-to-back vengono interrotti dai Denver Broncos la settimana successiva nell’AFC Championship Game. Per Stabler è l’inizio della fine.
Nel 1978 i Raiders concludono la stagione con un record di 9-7. Al Davis se la prende con Stabler e col suo stile di vita dissoluto. I rapporti fra i due diventano irrimediabilmente tesi e, quando gli viene chiesto se volesse seppellire l’ascia di guerra, The Snake risponde che preferirebbe piazzarla tra capo e collo di Mr.Davis !
Dopo la stagione 1979 Stabler va agli Houston Oilers in cambio di Dan Pastorini. Nella Bayou City trascorre 2 stagioni tutt’altro che memorabili e, nel 1982, si trasferisce ai New Orleans Saints ma il declino è inarrestabile. Il 22 Ottobre 1984 si conclude la carriera di un giocatore fuori dall’ordinario, freddo in campo quanto incendiario nella vita privata ma soprattutto ancora incredibilmente fuori dalla Hall of Fame.

Legends | by Roberto Petillo | 20/01/07

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