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Larry Wilson: Wildcat


Tenacia, grinta e forza morale possono sopperire a quanto non fornito da Madre Natura ? Ragionando in base agli standard fisici della National Football League, la risposta sembrerebbe scontata: no.
Ma la smentita definitiva ha un nome ed un cognome: Larry Wilson. Professione, free safety, tra le migliori di sempre nel ruolo. Segni particolari: indistruttibile.
Al secolo Lawrence Frank Wilson, nasce il 24 Maggio 1938 a Rigby, Idaho.
Dopo una buona carriera universitaria a Utah da “60-minute player”, halfback e cornerback, Wilson viene quasi snobbato nel draft del 1960, colpa di un fisico non proprio da urlo (6-0 , 190 libbre) nonostante l’era dei supermen iperpompati sia ancora ben lungi dal venire.
Gli unici ad avere fiducia in lui sono i Cardinals di coach Pop Ivy, appena trasferitisi da Chicago a St.Louis, che lo scelgono al settimo giro per poi convertirlo da cornerback a free safety.
Wilson non impiega molto a dimostrare di che pasta è fatto, conquistando subito il posto di titolare, che sarà di suo appannaggio per le successive 13 stagioni. Una carriera da simbolo di una squadra mediocre, ma non per questo trascurabile. Tutt’altro.
Incubo costante dei quarterbacks avversari dell’epoca, tecnicamente parlando viene considerato il pioniere del safety blitz, tanto che la sua attitudine spinge il defensive coordinator dei Cardinals, Chuck Drulis, a cucire su di lui un nuovo schema: il Wildcat.
Agile come un gatto, feroce come una tigre, Wilson si guadagna sul campo lo status di leggenda, oltre il rispetto degli avversari.

Nel 1965, dopo essersi rotto la mano sinistra ed un dito della mano destra in una partita contro i New York Giants, contro ogni parere dei medici decide di giocare la settimana successiva contro i Pittsburgh Steelers con entrambe le mani ingessate.
“Con le mani in quelle condizioni”, ricorda il compagno di reparto Jerry Stovall, “non poteva afferrare il portatore di palla. Così cercava di stenderlo con un colpo secco, un po’ come quando si accoppano gli agnelli. Alla fine si procurò un taglio alla fronte. Lo guardai, con entrambe le mani ingessate ed il sangue che gli colava dalla faccia, e gli dissi: ‘Amico, esci dal campo’ ”. “Larry mi rispose: ‘Esco appena riconquistiamo la palla’ ”.
Quelle parole anticipano l’ azione-simbolo della carriera del Nostro: qualche minuto dopo Wilson riesce a mettere le mani su una palla lanciata dal quarterback degli Steelers, Bill Nelsen. Non potendo controllarla agevolmente a causa dell’ingessatura alle mani, stringe la palla al petto e la riporta per 35 yards in touchdown.
Una carriera piena di ossa fratturate, denti rotti e ferite varie sparse per tutto il corpo, nessuna delle quali riesce a fermarlo per 169 partite. Sette volte All-Pro, otto volte Pro Bowler, Wilson non è solo un colpitore furioso, ma anche un fine interprete dell’arte dell’intercetto: nel 1966 realizza una striscia di sette partite consecutive con almeno un intercetto, toccando lo zenit il 31 ottobre con i 3 totalizzati contro i Chicago Bears. Al termine di quella stagione sarà leader NFL con 10. Chiuderà la carriera a quota 52.
La parola resa per lui non ha significato. “Giocare è troppo divertente. Non voglio perdermi nulla stando seduto sulle sidelines. Potrei anche perdere il posto”.
Jerry Kramer, leggendaria guardia dei Green Bay Packers, ricorda una partita del 1967, in cui i Packers, in vantaggio di 8 punti, cercarono di far scadere il tempo affidandosi al running game. Anziché restare nella secondaria per chiamare gli aggiustamenti, Wilson si rende protagonista di blitz continui nel tentativo di strappare la palla al runner avversario. “Vedere una safety praticamente fianco a fianco dei defensive linemen era una sensazione selvaggia”, afferma Kramer.
“Non avevamo alcuno schema di bloccaggio per fermare quella situazione suicida”.
Disinteresse del dolore fisico, questo può riassumere sommariamente la mentalità del Larry Wilson giocatore.
Bobby Layne, ex quarterback di Detroit Lions e Pittsburgh Steelers, ricorda il colpo che il running back John Henry Johnson inferse a Wilson. “Giaceva esanime sul campo di gioco. Pensavo fosse morto. Ricordo che un mio compagno di squadra spese delle parole di ammirazione per Larry, sperando che non sarebbe stato fuori per troppe settimane. E infatti non fu così. Mancò per una sola azione, poi rientrò in campo”.
E ricomincerà a blitzare.

Il suo coraggio, il suo stoicismo, la sua intelligenza tattica e il suo feeling per il gioco lo portano dritto a Canton, nella Hall of Fame, dove fa il suo ingresso nel 1978 nel suo primo anno di eleggibilità.
Nel 1994, in occasione del 75-esimo anniversario della NFL, viene inserito nella squadra All-Time.
Nel 1999 entra nei migliori 100 giocatori della storia nella classifica di The Sporting News, piazzandosi al 43-esimo posto.
E dulcis in fundo, la sua maglia numero 8 dei Cardinals sarà legata per sempre al suo nome.

Bibliografia

- www.sportingnews.com
- www.hollywoodsportsbook.com
- www.arizonacardinals.com
- 75 Seasons
- The Fireside Book of Pro Football

Legends | by Roberto Petillo | 17/03/07

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