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Otto Graham

Nonostante i Cleveland Browns avessero dominato la All-America Football Conference per ben quattro anni, quando entrarono a far parte della NFL nel 1950 parecchi credevano che avrebbero a malapena registrato un record positivo. Giusto per rendere le cose più complicate, i Browns affrontarono nella loro partita inaugurale i campioni uscenti della NFL, i Philadelphia Eagles.
Ma i loro detrattori iniziarono ben presto a ricredersi quando il primo passaggio di Otto Graham, quarterback di Cleveland, propiziò un touchdown dell’end Dante Lavelli. Graham avrebbe totalizzato un 21/38 al lancio per 346 yards e 3 touchdowns, e i Browns vinsero per 35-10, divenendo di fatto la vera squadra da battere.
Chiunque avesse seguito la carriera di “Automatic” Otto Graham non avrebbe di certo sottovalutato la forza di quei Cleveland Browns. In 10 stagioni da professionista, Graham condusse la franchigia a 10 Championship Games (4 nella AAFC, 6 nella NFL), vincendone ben 7.
I Browns erano una squadra fortissima, ma la dimostrazione “oggettiva” dell’impatto di Graham è il fatto che abbia segnato ben 1/3 dei punti messi sul tabellone dalla sua squadra dal 1946 al 1955.

Graham nacque il 6 Dicembre 1921 a Waukegan, Illinois, da genitori entrambi maestri di musica. Fin dai tempi della Waukegan High School si mise in mostra come “triple threat” tailback, risultando tremendamente efficace sia come passer, come runner e come kicker.
Ma il suo sport preferito era il basket, al punto che accettò la borsa di studio di Northwestern con lo scopo di mettersi in luce prevalentemente in quella disciplina.
Nel 1944 fu eletto nella “First All-American Basketball Team”, in compagnia nientemeno che di George Mikan, il miglior giocatore di basket della prima metà del 1900.

Ma ben presto Lynn “Pappy” Waldorf, head coach della squadra di football, rimase impressionato dalle sue doti al lancio durante una sessione di allenamento e lo reclutò come tailback.
Dal 1941 al 1943 riscrisse diversi record di football della Big Ten, lanciando per 2072 yards. Oltre a questo, ritornò un punt per 93 yards e riuscì a segnare ben 27 punti in una singola partita.
Alla fine della sua carriera NCAA, Graham aveva giocato per 4 anni a basket, per 3 a football e per 2 a baseball. Nel 1943 finì terzo nelle votazioni per l’ Heisman Trophy, dietro Angelo Bertelli di Notre Dame e Bob Odell di Pennsylvania.
Il destino di Otto Graham si incrociò per la prima volta con quello di Paul Brown proprio in quegli anni, nel 1941. Graham lanciò due passaggi in touchdown, propiziando il clamoroso upset di Northwestern ai danni di Ohio State, guidati proprio da coach Brown, per 14-7. Cinque anni dopo, Paul Brown si sarebbe ricordato di quel giovane quarterback al momento di scegliere l’uomo che avrebbe dovuto guidare i suoi Browns, reputandolo perfetto per la T-formation nonostante Graham non avesse alcuna esperienza di gioco in quel sistema.
“Otto ha i requisiti base per un T-quarterback”, osservò Brown. “Grinta, abilità nel controllare la palla e chiare qualità di leader”.
Finito il college, Graham fu scelto al primo giro (quarta scelta assoluta) dai Detroit Lions ma venne subito dopo reclutato come ufficiale della marina presso la Glanview Naval Air Station, dove prestò servizio per 2 anni durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Guadagnavo una paga da cadetto, quando Paul Brown venne da me offrendomi un contratto di 2 anni a 7500 dollari per giocare nella AAFC”, ricordò Graham. “Mi offrì anche un bonus da 1000 dollari, ed altri 250 al mese per tutta la durata della guerra. Gli risposi chiedendogli solo dove avrei dovuto mettere la firma. I veterani della marina pensavano che sperassi che la guerra sarebbe durata per sempre”.
I due avrebbero formato una coppia leggendaria, la mente ed il braccio di una delle franchigie più dominanti di sempre.
Nonostante questo, i rapporti tra loro durante quell’incredibile sodalizio non furono sempre idilliaci: Graham avrebbe voluto chiamare i giochi offensivi sulla linea di scrimmage, mentre Brown preferiva prendersi carico anche del playcalling.
Graham fu un uomo dal molteplice talento, dato che oltre alla versatilità sportiva sapeva suonare il piano, il violino ed il corno francese. Si laureò proprio in musica a Northwestern, trovando anche il tempo di suonare il corno francesce nell’orchestra universitaria.
“Musica significa ritmo, e ritmo significa tempismo”, disse Graham. “La musica mi ha insegnato tutto”.
Nel primo anno da professionista, Graham giocò anche a basket con i Rochester Royals (gli odierni Sacramento Kings) vincendo il titolo 1945-46 della National Basketball League, seppur da riserva.

I 4 anni di esistenza della AAFC furono all’insegna del dominio assoluto dei Cleveland Browns, vincitori di tutti e 4 i Championship, con Graham 3 volte MVP della lega (1947, 1948 e 1949, quest’ultimo anno a pari merito con Frankie Albert dei San Francisco 49ers).
Nel 1950 i Browns entrarono a far parte della NFL e per loro la musica non cambiò.

Uno dei momenti cruciali della carriera di Graham avvenne proprio durante il Championship del 1950, giocato contro i Los Angeles Rams.
Con i Browns in svantaggio per 28-27 nell’ultimo quarto e con il possesso palla, Otto Graham decise di andare in scramble perdendo però un fumble. Mentre si avvicinava alle sidelines già si immaginava le urla di Paul Brown, un uomo che con un solo sguardo poteva tagliare a metà l’anima di qualunque giocatore. Al contrario, Brown dette una pacca sulla spalla di Graham, dicendogli: “Non ti preoccupare, Otts. Ce la possiamo ancora fare”.
E difatti la difesa fermò i Rams e Graham orchestrò il drive decisivo, conclusosi con un field goal di Lou Groza a pochi secondi dalla fine. “Non c‘è alcun dubbio: quella pacca di Paul Brown fu più decisiva di qualunque passaggio o ricezione”, ricordò Graham.
Nei tre anni successivi sarebbero arrivate altrettante partecipazioni al Championship Game, sebbene con tre sconfitte consecutive. Proprio il Championship del 1953, perso contro i Detroit Lions, fu definito da Otto Graham come la peggiore partita di tutta la sua carriera, influenzata anche ad un infortunio alla mano destra. Al termine di quella gara iniziarono a balenare nella sua testa i primi propositi di ritiro, subito cacciati indietro da un immenso orgoglio: Graham non voleva lasciare il football giocato dopo una prova così scialba e decise di tornare per la stagione 1954.

“Dal punto di vista emotivo ero profondamente depresso per quelle 3 sconfitte consecutive. Ero io il quarterback, ero il leader. Era tutta colpa mia”.
La rivincita sarebbe arrivata puntuale: nel Championship Game, ancora contro i Lions, “Automatic Otto” lanciò 2 touchdowns nel primo quarto, ne segnò altri 2 su corsa nel secondo, realizzò il terzo su lancio poco prima dell’half time e infine ne mise a segno un terzo su corsa nel terzo quarto. I Browns demolirono i Lions per 56-10. In ciascuno dei 9 anni da professionista aveva portato Cleveland al Title Game, con ben 6 vittorie. Raggiunta la vetta, decise di appendere casco e paraspalle al chiodo mentre i cronisti dell’epoca lo incensarono come più grande quarterback di sempre. A quel punto per Paul Brown iniziò la ricerca affannosa dell’erede: prima nominò George Ratterman quarterback titolare, salvo poi accorgersi che la sua eccessiva staticità nella tasca mal si sposava con il suo sistema offensivo. Poi scelse Johnny Borton, prospetto uscito da Ohio State, al tredicesimo giro del draft del 1955, ma era chiaro che questi non era ancora maturo per giocare nella NFL. Quindi puntò su Bobby Franklin, appena uscito da Auburn, che però preferì andare a giocare nella Canadian Football League. Dopo che i Browns persero il College All-Star Game, partita che all’epoca si svolgeva tra i campioni uscenti della NFL ed una selezione dei migliori giocatori usciti dal college, Paul Brown invitò a cena Otto Graham e sua moglie Beverly. L’intento era chiaro: convincere l’anziano campione a scendere in campo per un’ultima stagione. Graham accettò la proposta del suo coach e tornò per la sua decima stagione da professionista.

Le cose iniziarono nel peggiore dei modi quando nella prima giornata Graham completò solo 3 passaggi su 9 tentativi contro dei Washington Redskins non certo irresistibili, venendo intercettato 2 volte per poi essere sostituito da George Ratterman. “La mia attitudine era totalmente sbagliata”, avrebbe ammesso tempo dopo. Ma non ci mise molto a ritrovare dentro di sé le giuste motivazioni e a risalire la china ancora una volta, portando i Browns al decimo Championship consecutivo. Gli avversari erano gli stessi del primo, ovvero i Los Angeles Rams. La partita si giocò al Los Angeles Memorial Coliseum, davanti a 87.695 spettatori. Graham impiegò poco tempo per scardinare la difesa a zona dei Rams, e i Browns vinsero 38-14. Il suo ultimo passaggio propiziò il touchdown di Ray Renfro, e fu l’ultima azione della sua carriera. Paul Brown lo richiamò sulle sidelines, concedendogli la standing ovation del pubblico californiano. Mentre usciva dal terreno di gioco, Graham rivolse una sola, semplice parola al suo coach: “Grazie”.
Il cerchio era chiuso.

Quel momento siglava la fine di un’epoca irripetibile. Cleveland aveva vinto il suo settimo titolo su dieci partecipazioni consecutive alla finale. Molti altri quarterbacks hanno avuto statistiche personali migliori, ma nessuno ha mai vinto quanto Otto Graham.
Non solo fu indiscutibilmente il miglior quarterback della AAFC, ma fu per ben 4 volte All-Pro e 2 volte MVP nella NFL, nel 1953 e nel 1955.
In 10 stagioni da professionista completò 1464 passaggi su 2626 (percentuale di 55.8%) per 23.584 yards, 174 touchdowns e 135 intercetti.
Nell’ultimo anno di carriera vinse anche la Hickok Belt, riconoscimento tributato al miglior atleta professionista della stagione.
Oltre a questo, Graham fu il primo giocatore a indossare una facemask, frutto di un espediente che Paul Brown mise a punto per proteggere la bocca del suo quarterback, martoriata da un colpo ricevuto contro i San Francisco 49ers nel 1953 e suturata con 15 punti.

Dopo aver appeso il casco al chiodo, si dette alla carriera da coach. Dal 1958 al 1965 guidò la selezione dei College All Stars nella tradizionale sfida contro i campioni NFL. Nel 1959 divenne head coach della squadra di football della Coast Guard Academy, e nel 1963 per la prima volta della storia di quella scuola la squadra finì imbattuta la stagione.
Nel 1956 fece ingresso nella College Football Hall of Fame, e nel 1965 nella Pro Football Hall of Fame, introdotto proprio da Paul Brown.
Riconoscimenti che non fanno altro che posizionarlo meritatamente tra i più grandi giocatori di football di tutti i tempi, sia a livello professionistico che collegiale.
Nel 1966 l’owner dei Washington Redskins, Edward Bennett Williams, lo convinse a diventare head coach e general manager della sua franchigia. Ma in 3 stagioni Graham ottenne solo il record deludente di 17-22-3.

Nel 1970 tornò alla Coast Guard Academy in veste di direttore atletico dove restò in carica fino al 1984, anno in cui decise di ritirarsi a vita privata. Il 17 Dicembre 2003 morì di aneurisma cerebrale a Sarasota, Florida.
“La qualità di un quarterback si vede anche dai traguardi che raggiunge la sua squadra”, affermò il leggendario Paul Brown . “Ragionando in questi termini, Otto è stato il migliore di tutti”.

Bibliografia

- 75 Seasons
- wikipedia.org
- www.clevelandbrowns.com

Legends | by Roberto Petillo | 02/06/09

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