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Cleveland Browns

Nel 1946 una nuova lega professionistica nasce per fare concorrenza alla NFL; si tratta della All-American Football Conference (AAFC) e conta su una base di otto squadre tra cui i neonati Cleveland Browns. A fondare la squadra è Arthur “Mickey” McBride che indice un referendum cittadino per decidere il nickname. A vincere è Panthers, nomignolo contestato dall’allenatore Paul Brown, il quale sostiene che già una squadra di una lega semi-professionista lo portasse e, di conseguenza, sarebbe stato meglio qualcosa di più originale. Viene indetto un nuovo referendum e a vincere è Browns; coach Brown è quasi a disagio per il fatto di portare lo stesso nome poi affibbiato alla squadra. Le versioni ora divergono, in quanto secondo alcune fonti il nome fu scelto proprio per la popolarità che il coach viveva in quel di Cleveland, mentre secondo altri l’allenatore fu “tranquillizzato” dal fatto che, così gli spiegarono, il nickname fosse dovuto a Joe Louis, mitico pugile dell’epoca detto, appunto, “Brown Bomber”.

AAFC

1946/1949 – I Browns dominano la neonata lega vincendola quattro volte su altrettante edizioni disputate prima del fallimento; non solo Cleveland vince la lega, ma la domina in toto. Inseriti nella Western Division i Browns chiudono la prima stagione 12-2 e vincono, in casa, il primo Championship contro i NY Yankees per 14-9. Il successo della lega si crea soprattutto in quelle zone dove la NFL ancora non ha copertura e in un posto come l’Ohio, dove la palla ovale è di casa, il successo è alle stelle.
I Browns replicano nel 1947 chiudendo stavolta 12-1-1 e battendo di nuovo gli Yankees 14-3, stavolta giocando la partita nella Grande Mela di fronte a un incredibile pubblico formato da 60103 unità. Nel 1948 i Browns diventano la prima squadra a ottenere una “perfect season” senza subire sconfitte (o pareggiare) ben 26 anni prima che l’impresa si possa verificare in NFL (Miami Dolphins, 1972). Il 14-0 stagionale è il preludio al terzo successo consecutivo, di nuovo a Cleveland, contro i Buffalo Bills: 49-7 contro un team fermo sul 7-7 in stagione è un risultato scontato e mai messo in discussione durante la gara.
Nel 1949 i Brooklin Dodgers e i NY Yankees si fondono in un unico team e la lega perde una conference presentando un campionato a singola classifica che verrà deciso da due semifinali (prima contro quarta classificata e seconda contro terza) e un Championship. Cleveland chiude di nuovo col miglior record della lega (9-1-2), si sbarazza di Buffalo in semifinale (31-21) e batte i San Francisco 49ers nell’ultimo atto, sempre al Cleveland Municipal Stadium. Davanti a 22250 spettatori la squadra di coach Brown s’impone per 21-7.

La AAFC fallirà per motivi non precisi; il pubblico, da subito entusiasta e presto superiore alla NFL, si allontanò via via dalla lega. Un po’ la monotonia di una squadra troppo forte per essere sconfitta, un po’ squadre che, senza mai raggiungere un record vincente, stavano pensando di mollare, situazione alla quale si aggiunse la bancarotta dei Miami Seahawks. La AAFC sfidò ogni anno la NFL a un confronto tra le due vincitrici del campionato, scontro sempre rifiutata dalla Lega più antica, ma è inutile negare che, quei Cleveland Browns (capaci di raggiungere 28 partite consecutive di imbattibilità all’interno delle quali trovarono anche una serie di 18 vittorie una dopo l’altra) fossero la squadra più forte d’America. Lo dimostrarono di fronte a 71000 spettatori al Municipal Stadium di Philadelphia quando dei pavoneggianti Eagles, vennero battuti nettamente per 35-10 in quello che fu definito “The World Series of Pro Football”. Otto Graham, leader indiscusso di quella squadra, due volte MVP della AAFC, fu eletto miglior giocatore della partita e, con i suoi Browns, era pronto a giocarsi la chance di dominare la NFL. La lega defunta intanto, verrà riconosciuta con onore anche dalla Pro Football Hall of Fame che ne considererà ufficiali le statistiche.

Cleveland Browns

1950 – L’esordio in NFL contro i campioni in carica per due stagioni di fila fu proprio la trionfale * “World Series of Pro Football” * e chiarì subito che, quei Browns, erano stati costruiti per vincere in ogni lega, contro ogni avversario. Benché il livello della NFL fosse superiore a quello della lega precedente, i ragazzi di coach Brown chiusero 10-2 la prima stagione sconfitti sempre dai NY Giants: 0-6, per l’esordio casalingo alla terza giornata, e 17-13 in trasferta alla sesta. La rivincita avvenne nello spareggio tra le due formazioni giunte pari in classifica, in un Divisional vinto 8-3 dai Browns. Otto Graham e compagni raggiunsero subito la finale NFL e il fato li pose di fronte ai Los Angeles Rams, franchigia nata proprio a Cleveland e che in Ohio aveva dimorato dal 1937 al 1945. Il Championship fu vinto dai Browns 30-28, per Cleveland fu il primo successo NFL ma anche il quinto in cinque anni di football professionistico.

1951 – I Browns migliorano il proprio record perdendo una sola gara, l’esordio con i San Francisco 49ers, altra ex squadra della AAFC, e chiudono 11-1 la stagione. Con 5 gare sopra i 30 punti e ben tre shutout rifilati agli avversari, i Browns si preparano a insediare la propria dittatura anche all’interno della NFL, ma i Los Angeles Rams si fanno trovare pronti all’evento e si prendono la rivincita battendo 24-17 gli avversari sotto il sole amico della città degli angeli.

1952 – L’occasione di ripetersi non tarda a venire, Cleveland chiude 8-4 la stagione e vince la American Conference; i Detroit Lions però, dopo aver compiuto un’impresa storica vincendo a Los Angeles il Divisional valido per il titolo della conference opposta, si ripetono al Municipal Stadium di Cleveland davanti a 50934 tifosi locali. Il 17-7 finale rende sempre più umana l’imbattibile formazione allenata da Paul Brown.

1953 – La stagione vede Otto Graham MVP e i Browns volare a 10-0 prima dell’ultima gara di campionato; il tentativo di terminare imbattuti la loro prima stagione NFL di sempre, si scontra contro il muro degli Eagles che, a Philadelphia, vincono 42-27. Il peggio deve però ancora venire e, due settimane dopo, saranno i Detroit Lions a dare per la seconda volta consecutiva il peggiore dei dispiaceri a Otto Graham e compagni: 17-16 e titolo ai Lions, con Cleveland che vede crollare la propria percentuale nelle finali. Quattro i titoli di conference, quattro i Championship raggiunti, una sola la vittoria, al primo tentativo.

1954 – Si torna al Municipal Stadium per la finale del titolo NFL, si torna contro i Lions. I Browns hanno chiuso la stagione 9-3, perdendo due delle prime tre gare e infilando successivamente otto vittorie in fila, fermati, guarda un po’, dai Lions nell’ultima di campionato. Il 10-14 di regular season viene vendicato, insieme ai due titoli persi nel ’52 e nel ’53, con un devastante 56-10. La “classica” NFL degli ultimi tre anni ha un nuovo padrone.

1955 – I Browns continuano a imporre il loro dominio sulla NFL e Otto Graham è sempre più considerato il quarterback più forte mai visto in circolazione. Graham conquista il secondo titolo di MVP in due stagioni e la squadra di coach Brown vola al sesto Championship consecutivo, il decimo, su dieci anni di esistenza, considerando la AAFC. Il record di 9-2-1 con la bellezza di 349 punti segnati sono sufficienti a vincere la East conference e, in finale, saranno di nuovo i LA Rams a scontrarsi contro Graham e soci. Alla fine la spunterà Cleveland, 38-14, trionfando per l’ennesima volta.

1956 – Non c’è più Graham, il grande quarterback ha chiuso in bellezza l’anno precedente vincendo titolo NFL ed MVP. Per Paul Brown trovare una soluzione è impresa quasi impossibile, Tommy O’Connell, Babe Parilli e George Ratterman si alternano a vicenda nel ruolo di QB: in tre non mettono insieme numeri, classe carisma del loro predecessore, la squadra segna solo 167 punti e, dopo una decade di dominio assoluto, crolla per la prima volta sotto un record passivo: 5-7 e quarto posto nella East da dividere con i Pittsburgh Steelers. Praticamente, in conference, hanno fatto peggio solo i Philadelphia Eagles (3-8-1).

1957 – Per un grande quarterback che se ne va, un grande runningback in arrivo. Al primo giro del draft, sesta scelta assoluta, i Browns si assicurano Jim Brown, fullback di Syracuse i quale, al primo anno, viene eletto MVP, Offensive Rookie of the Year e corre 942 yards a 4.7 di media. Il risultato è il ritorno al Championship dove si rinnova la sfida con i Lions; Cleveland sbaglia totalmente gara, subisce sei turnover e conquista la miseria di 95 yards via aerea con due QB. Detroit si impone 59-14.

1958Jim Brown esplode in tutta la sua potenza e corre 1527 yards, ma i NY Giants riusciranno a frapporsi tra i Browns e il titolo. L’ultima di campionato Cleveland vola a NY per scontrarsi contro la più forte difesa NFL in fatto di punti subiti; vincere significherebbe volare al Championship, perdere, invece, porterebbe le due squadre a pari punti e, di conseguenza, al Divisional. I Giants cancellano Brown dal campo in entrambe le occasioni, limitano a 10 i punti subiti in regular season vincendo di 3 e piazzano lo shutout nello “spareggio”: 10-0, Browns fuori.

1959 – Sembra il solito dominio della squadra di coach Brown quando, alla week 9, Cleveland ospita Pittsburgh sul 6-2 stagionale. Gli Steelers invece riescono a strappare un 21-20 che verrà replicato, sette giorni dopo, da 49ers. Il 48-7 subito a NY dai Giants chiude le speranze di playoffs, Cleveland vincerà l’ultima partita contro Philadelphia fermandosi a 7-5.

1960/62 – Nonostante lo strapotere di Jim Brown, Cleveland attraversa un periodo di insuccessi ove, a buoni record stagionali, non si accompagna mai l’accesso alla postseason. Nel ’60 finiscono secondi in conference, nel 1961, con il nuovo proprietario Art Modell, terzi. Ma il peggio deve ancora venire; nel 1962 i Browns scambiano Bobby Mitchell con la prima scelta assoluta dei Washington Redskins per assicurarsi le prestazioni idi un altro RB da Syracuse, l’ultimo vincitore dell’ Heisman Trophy Ernie Davis. Il ragazzo giunge a Cleveland dove non riuscirà a giocare nemmeno un down dopo che gli verrà diagnosticata una terribile leucemia che lo ucciderà entro la fine di quell’anno. Terminata la stagione 7-6-1 coach Brown annuncerà il ritiro spiazzando tifosi, squadra e l’intera NFL. Ci ripenserà, nel 1968, andando a Cincinnati per allenare i Bengals.

1963Blanton Collier prende la guida della squadra e Jim Brown mette a referto 1863 yards in stagione; il campionato si chiude con un 10-4 che tiene Cleveland fuori dai playoffs.

1964 – La squadra di Collier riesce a tornare di nuovo al vertice NFL grazie ad alcune imprese straordinarie. La prima è quella di Jim Brown, capace di altre 1446 yards; la squadra, tutta, che bisognosa di vincere l’ultima decisiva sfida contro i forti, ma ormai vecchi, Giants riesce ad espugnare NY 52-20. Infine, ultimo atto, l’accesso al Championship dove, sul proprio terreno, i Browns piazzano uno shutout ai Baltimore Colts (27-0) conquistando il quarto titolo NFL.

1965Jim Brown è di nuovo devastante, corre 1544 e vince il titolo MVP per la seconda volta portando Cleveland all’ennesimo Championship NFL con i record di 11-3. Sta però iniziando l’era di Vince Lombardi e dei suoi imbattibili Green Bay Packers; le Cheeseheads si impongono 23-12 in uno scontro piuttosto tirato.

1966 – La stagione comincia senza Jim Brown, il quale annuncia il proprio ritiro, a soli trent’anni, per tentare una carriera a Hollywood (l’annuncio arriva dal set di “Quella sporca dozzina”). A sostituirlo sarà Leroy Kelly, buon RB che correrà 1141 yards. La squadra chiuderà a 9-5, fuori dai giochi che contano.

1967 – La NFL si divide in quattro divisioni e piazza i Cleveland Browns nella Century, subito vinta dagli uomini di Collier. Il Divisional Playoff diventa tappa obbligata prima di poter correre per il titolo NFL, ma i Browns, in trasferta texana, vengono battuti sonoramente dai Dallas Cowboys per 52-14.

1968/69 – I Browns riescono a raggiungere il Championship l’anno seguente dopo aver battuto proprio i Cowboys al Divisional; in finale ecco i Colts, già battuti nel 1964. Baltimore e Johnny Unitas si prendono la rivincita con tanto di interessi piazzando un secco 34-0 davanti a 81497 tifosi proprio al Municipal Stadium di Cleveland.
Nel ’69 è di nuovo trionfo nella Century e nel Divisional, con i Cowboys che si arrendono per il secondo anno consecutivo a Cleveland. I Browns non riescono però a festeggiare il titolo nemmeno stavolta, i Minnesota Vikings riescono infatti a battere 27-7 l’avversario.

1970 – La NFL ingloba la AFL e divide il campionato in due conference. I Cleveland Browns finiscono nella Central Division della AFC insieme ai Cincinnati Bengals dell’ex coach Paul Brown, i Pittsburgh Steelers e gli Houston Oilers. Pur concludendosi con un mediocre 7-7 (secondo record non vincente nella storia della squadra), la stagione regala alcune emozioni non indifferenti. La prima è quella di poter battere nel Monday Night Football della prima giornata, e di fronte al pubblico di casa (85703 spettatori), i campioni in carica, i NY Jets del grande Joe Namath, 31-21. La seconda, una piccola rivincita verso il mai dimenticato Paul Brown, sconfitto 30-27 alla quarta giornata. I Bengals si prenderanno la rivincita al ritorno, in casa propria, e andranno a vincere la divisione. E’ l’ultimo anno di Blanton Collier.

1971/74 – Gli anni ’70 continuano quindi con l’esperienza quadriennale di Nick Skorich, head coach che centra subito i playoffs poi perso (20-3) contro i Colts. L’anno seguente la squadra migliora addirittura il record, giungendo ai playoffs con il record di 10-4 nonostante la mazzata subita dagli Steelers (30-0) che aveva impedito alla squadra di vincere la division. A Miami, per il Divisional, Cleveland si trova avanti 14-10 nell’ultimo quarto, ma i Dolphins completeranno la rimonta chiudendo 20-14 e lanciandosi alla conquista della loro “perfect season”.
Nel 1973 il record scende a 7-5-2, mentre nel 1974 si arriva addirittura a 4-10, il punto più basso nella storia della franchigia.

1975/77 – Comincia la stagione con un nuovo coach, l’esordiente Forrest Gregg. La squadra comincia malissimo e si porta 0-9, rialzando la testa nel finale e limitando i danni a 3-11, comunque il peggior record di sempre. L’anno dopo non si comincia poi tanto meglio, alla quarta giornata il team è 1-3, ma riesce a ritrovarsi e a cominciare a vincere sino a sfiorare i playoffs persi all’ultima tappa a Kansas, sconfitti 39-14 dai Chiefs. Il 9-5 finale dà comunque coraggio per la stagione successiva, ma il risultato sarà ben diverso dalle aspettative. Giunta all’ultima giornata sul 6-7, la dirigenza licenzierà Gregg per sostituirlo per una sola partita con Dick Modzelewski, il quale, a sua volta, perse di un punto la sua unica partita contro Seattle.

1978/79 – Per ricominciare si partirà da Sam Rutigliano altro esordiente nel ruolo di capo allenatore. La prima stagione è un mediocre 8-8, ma nel 1979 i Browns non migliorano di tanto conquistando un 9-7, comunque superiore all’andazzo delle ultime stagioni.

1980 – L’epoca più buia della storia dei Browns sembra terminare all’inizio del nuovo decennio quando, con un Brian Sipe da 4132 yards lanciate (MVP della NFL) e un Mike Pruitt da 1034 corse, Cleveland vince la Division (11-5) e si guadagna un posto direttamente al Divisional Playoff dove, dopo la Wildcard, gli farà visita Oakland. La squadra in stagione si è guadagnata il nomignolo di “Kardiac Kids” per via di quattro vittorie ottenute una dopo l’altra grazie a incredibili rimonte nel quarto periodo. Tutto questo con i Raiders non basta, i californiani tengono duro e impediscono l’ennesimo colpo di scena finale agli avversari chiudendo 14-12 e lanciandosi verso la vittoria al Super Bowl.

1981/84 – L’avventura di Sam Rutigliano non porterà più i frutti sperati, la squadra affronterà due stagioni in negativo trovando i playoffs solo nel 1982 grazie allo sciopero (sconfitta a Los Angeles coi Rams 27-10) prima di risollevarsi, nel 1983, a un 9-7 che non sarà comunque sufficiente per i playoffs. Il 1984 si chiuderà 5-11 con il coach sostituito sul 1-7 per lasciar spazio al defensive coordinator Marty Schottenheimer che chiuderà la propria, prima breve esperienza, con un 4-4.

1985 – Grazie al supplemental draft di quell’anno, Schottenheimer sceglie Bernie Kosar affidandogli le chiavi dell’attacco in breve tempo. Il record di 8-8 basterà per giungere ai playoffs, dove Miami sarà di nuovo fatale ai Browns grazie a un 24-21 finale.

1986 – Bernie Kosar dimostra di poter prendere perfettamente il controllo della situazione (3854 yards) e, con lui come quarterback, Cleveland torna a sorridere e sperare. 12-4 a fine stagione e ritorno alla vittoria in postseason. Al Divisional Playoff i Browns ospitano i Jets e vincono la seconda partita più lunga della storia della Lega grazie a una rimonta completata negli ultimi 4 minuti con la squadra sotto di 10 punti. Nel secondo overtime sarà il kicker Matt Bahr a piazzare il colpo del 23-20. Il Municipal Stadium sarà protagonista anche della finale di conference dove, a parti invertite, l’impresa verrà di nuovo compiuta in overtime. Sarà ”The Drive” di John Elway e dei suoi Denver Broncos a rovesciare 91 yards di campo e mandare la partita in overtime dove, stavolta, il calcio decisivo non sarà dei Browns ed il 23-20 manderà al Super Bowl gli avversari.

1987 – Bernie Kosar va di nuovo oltre le 3000 yards, i Browns rivincono la division (11-5) e il primo turno di playoffs contro gli Indianapolis Colts (38-21). E’ però di nuovo Denver a interrompere il sogno di Kosar e compagni. Con un grande avvio i Broncos sembrano chiudere la gara, ma Cleveland segna 30 punti nel secondo tempo e, sul 38-33, punta a ribaltare la situazione nel “two minutes warning”. Un fumble del RB Earnest Byner sulla goal line avversaria renderà vana l’azione che avrebbe permesso alla squadra di giungere all’atto finale.

1988 – Gli infortuni obbligano Schottenheimer a schierare quattro diversi quarterback in stagione (Bernie Kosar, Gary Danielson, Mike Pagel e Don Strock), ma i Browns arrivano ai playoffs grazie al 10-6 ottenuto in virtù della vittoria all’ultima di campionato contro Houston 28-23 dopo un’incredibile rimonta. Alle Wildcard AFC, di nuovo in casa con gli Oilers, la rimonta fallisce e Houston avanza 24-23. Marty Schottenheimer, inoltre, annuncia l’abbandono per accettare una più vantaggiosa offerta dei Kansas City Chiefs.

1989/90Bud Carson è il nuovo coach e guida immediatamente ai playoffs la squadra dopo un record di 9-6-1 con pareggio ottenuto proprio contro i Chiefs dell’ex allenatore Schottenheimer (10 pari). Bernie Kosar infila una stagione da 3533 yards e la squadra si spinge oltre il Divisional battendo i Buffalo Bills 34-30. Staccato il biglietto per il Mile High, i Browns affrontano di nuovo i Denver Broncos per puntare al Super Bowl; il terzo Championship giocato in quattro anni ha lo stesso esito degli altri, i Broncos non risparmiano gli avversari e avanzano 37-21.
Nel 1990 Carson è licenziato quando si è sul 2-7, ma il sostituto Jim Shofner traghetta a un misero 3-13 finale la squadra.

1991/95 – Arriva Bill Belichick, ex coordinatore difensivo dei Giants campioni del mondo, ma la musica non cambia, la magia a Cleveland sembra definitivamente finita. Kosar è all’ultimo anno da titolare, nel ’91, con la squadra che si ferma a 6-10. Belichick prova Mike Tomczak l’anno successivo alternandolo proprio a Kosar, ma nessuno dei due emerge e la squadra si ferma a 7-9.
Identico risultato un anno dopo con Kosar stavolta contrastato da Vinny Testaverde, il quale diventa titolare fisso nel 1994 portando i Browns di nuovo ai playoffs (11-5). Wildcard vinta 20-13 contro New England, ma sconfitta a Pittsburgh, dove gli Steelers confermano il pronostico della vigilia con un pesante 29-9.
Nel 1995 la situazione precipita di nuovo a 5-11, Bill Belichick chiuderà la sua esperienza in Ohio e la pagina più buia di questa gloriosa squadra comincerà ad essere scritta. Art Modell, proprietario della franchigia, annuncerà l’idea di voler portare la squadra a Baltimora, città rimasta orfana dei Colts riparatisi a Indianapolis.

1996/98 – In queste tra stagioni, semplicemente, la squadra smette di esistere. Difficile dire chi volesse cosa e chi no, davanti alle telecamere, come al solito, tutti buoni, ma dietro? Il popolo di Cleveland diede battaglia a Modell e alla NFL per far sì che la squadra restasse in città; Modell voleva muoversi verso Baltimora ma non era così importante che la storia (e i record) della squadra lo seguissero; la NFL, si dice, era disposta a spingere per mantenere i Browns a Cleveland a patto di veder costruito uno stadio nuovo. Modell andò a Baltimora, Cleveland trovò i soldi per lo stadio con la promessa NFL di riavere la squadra nel 1999, anno in cui erano previste espansioni per la Lega, Randy Lerner sarebbe stato il nuovo proprietario. E così fu…

1999 – Il ritorno avviene in “primetime” televisivo, in diretta dal Cleveland Browns Stadium colmo di 73198 spettatori. La nuova squadra era pronta a ripartire con Chris palmer allenatore, la vecchia rivalità con Pittsburgh si ripresenta, ma l’esordio fu una doccia fredda: 43-0 per gli Steelers e un 2-14 in stagione, salvato proprio da una vittoria a Pittsburgh per 16-15.

2000/02 – La nuova squadra fatica a ritrovarsi, dopo che Baltimora si è portata via tutti i giocatori presenti nella precedente rosa, i Cleveland Browns non riescono più a trovare una stagione vincente, figuriamoci i playoffs. Solo nel 2002, grazie ad un 9-7 con Butch Davis sulla sideline e Tim Couch *come quarterback (sostituito poi da *Kerry Holcomb), i Browns riprovano l’ebbrezza della postseason, ma sono subito sconfitti a Pittsburgh 36-33.

2003/06 – Altri cambi di panchina con l’arrivo di Romeo Crennel nel 2005 dai New England Patriots dov’era coordinatore difensivo, e la ricerca di un QB solido, prima coi veterani Jeff Garcia e Trent Dilfer, poi con la speranza gettata sulle spalle del giovane Charlie Frye. Ma il triennio non porta nulla, con un 2003 a 5-11 (penultimo anno di Davis) un 2004 a 4-12 (con Terry Robiskie traghettatore) e l’era di Crennel ferma a 10 vittorie in due stagioni.

2007 – I Browns sfiorano l’accesso ai playoff che manca dal 2002 chiudendo la stagione regolare col record di 10-6, miglior punteggio dal 10995 e prima volta in doppia cifra dopo le 11 vittorie del ’94. E’ Derek Anderson la sorpresa dell’anno, quarterback che si ritrova titolare e, per lunghi tratti, sembra in grado di gestire perfettamente la stagione, salvo un calo finale che, coinciso con una sconfitta a Cincinnati, toglie ai Browns le chance di giocare in postseason.

2008 – L’attesa rivincita scivola via in una stagione disastrosa dove i Browns erano attesi al grande salto. Le polemiche del ricevitore Braylon Edwards, un coach contestato, un quarterback in difficoltà sostituito poi da Brady Quinn, l’atteso “ragazzo di casa” che dovrebbe rilanciare le sorti della franchigia, sono le uniche note di un campionato (4-12) che va semplicemente a rotoli. Romeo Crennel verrà esonerato dall’incarico di allenare la squadra a fine campionato.

Questa la storia dei Cleveland Browns, squadra in grado di scrivere alcuni dei momenti più esaltanti nella storia NFL e, secondo molti, la migliore squadra di sempre nel suo periodo di ingresso nel mondo professionistico e per tutta l’epoca di Otto Graham, prima, e Jim Brown, subito dopo. Impossibile fare paragoni, ma è innegabile che la dinastia infilata da quella formazione, i dieci titoli consecutivi disputati tra AAFC e NFL sono un chiaro segnale di come, tra gli anni ‘40 e i ‘50, poche squadre fossero come loro. Dopo l’oscuro periodo in cui la squadra fu “cancellata” un atteso rientro tra i grandi del football, in attesa che i tempi d’oro arrivino al più presto. I Browns hanno vinto otto titoli professionisti, di cui 4 nella NFL (1950, 1954, 1955, 1964).

Franchise Book.

I Browns hanno ritirato 5 maglie: “Otto Graham”:http://www.playitusa.com/nflhistory/Legends/otto-graham (QB – #14), 32 Jim Brown (FB – #32), Ernie Davis (RB – nessun numero), (Don Fleming DB – #46) e Lou Groza (T/PK – #76).

Gli eletti nella Hall of Fame che hanno indossato il colore bruno di Cleveland sono stati 21, tra cui vale la pena ricordare il mitico Otto Graham, Len Dawson, Jim Brown, Paul Brown, Joe DeLamielleure, Mike McCormick, Lou Groza e Ozzie Newsome.

I Pittsburgh Steelers, la squadra con cui probabilmente Cleveland vive la rivalità più antica e sentita della propria storia, sono anche il team più affrontato sul campo e quello più battuto con 55 successi dei Browns. Nel 2008, gli stessi Steelers, vinceranno due volte contro i Browns, salendo a quota 57 vittorie e, portando il record tra vittoria e sconfitte a proprio vantaggio, rimangono la franchigia ad aver vinto più spesso contro Cleveland. Il record di ogni tempo della squadra è 484-396-10 (475-376–10 in regular season, 16-20 in postseason). Il record di 11-1 del 1951 e del 1953 coincide con il miglior risultato mai ottenuto dalla franchigia in NFL, senza quindi contare la “perfect season” del 1948 in AAFC (14-0). Il peggior primato è invece il 2-14 del 1999.
Cinque volte è stato assegnato il titolo di MVP della stagione a un giocatore della squadra: due volte al quarterback Otto Graham (1953 e 1955), due al fullback Jim Brown (1957 e 1965) e una a Brian Sipe (1980), altro quarterback. Il tutto senza contare i premi assegnati in AAFC.

All-time leaders (offense)

Brian Sipe 23713 passing yards
Jim Brown 12312 rushing yards (8° NFL)
Ozzie Newsome 7980 receiving yards

Con 158 vittorie Paul Brown è il coach più vincente di sempre.

Tutti i dati, gli aneddoti e le immagini raccontati e mostrati in questa time-line provengono da siti storici quali pro-football reference, wikipedia, sports E-cyclopedia, la sezione history di nfl.com, la sezione history di Chicagobears.com, bearshistory.com e the helmet project.

Teams_timeline | by Alessandro Santini | 14/04/07

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