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New Orleans Saints

Tutto comincia nel 1962, il primo protagonista della storia è il signor David Dixon, un facoltoso uomo d’affari con la passione per lo sport laureatosi all’università di Tulane, Louisiana, che desidera fortemente regalare a New Orleans una franchigia di football professionistico. Per facilitare l’ottenimento del suo scopo Dixon inoltra una richiesta ufficiale sia alla Afl che alla Nfl, ma per qualche anno la situazione rimane in fase di stallo, e nessuna delle due leghe elargisce una risposta positiva. Il 1966 arriva in un amen, ed entra in scena un personaggio altrettanto importante riguardo la creazione della franchigia, il membro democratico del Congresso Hale Boggs, il quale in accordo con Pete Rozelle promette di influenzare positivamente la votazione del Congresso stesso riguardante la fusione tra Nfl ed Afl, in cambio dell’assegnazione di un expansion team alla città di New Orleans.

Il primo novembre del 1966 Rozelle dà l’annuncio ufficiale, la Nfl avrà una sedicesima squadra nel proprio organico. Una settimana più tardi, David Dixon sigla un accordo con il Governatore della Louisiana circa il finanziamento della costruzione di uno stadio coperto, successivamente approvato dai contribuenti, e si mette in società con il petroliere texano John W. Mecom Jr., al quale lascia le quote di maggioranza.

La Louisiana entra ufficialmente nel football professionistico, il nickname della franchigia prende spunto dalla data dell’annuncio ufficiale di Rozelle, il giorno di Ognissanti, nonché dall’inno jazz “When The Saints Go Marching In”.

Dotati di una divisa nera, pantaloni dorati e di un casco del medesimo colore recante il simbolo del giglio, i New Orleans Saints vedono così la luce.

1967- Tom Fears, offensive coordinator degli Atlanta Falcons, viene selezionato quale primo head coach della franchigia, mentre l’expansion draft porta in città la leggenda Jim Taylor, nonché il quarterback Billy Kilmer, il defensive end Doug Atkins ed il linebacker Steve Stonebreaker. I Saints scelgono anche Paul Hornung, ma questi è costretto al ritiro prima di cominciare la stagione per il peggiorare dei problemi alla schiena. La prima scelta del draft è Les Kelly, un running back proveniente da Alabama. Il Tulane Stadium è la sede prescelta per ospitare le gesta della squadra, questo sino al termine della costruzione del nuovo stadio.
La stagione comincia con il botto, quando il rookie John Gilliam esalta il proprio pubblico riportando in meta per 94 yards il kickoff di apertura contro i Rams: la prima azione di sempre dei Saints vale 7 punti. Los Angeles vince comunque quella partita per 27-13, dando inizio ad una serie di 7 sconfitte consecutive, poi interrotta dalla prima vittoria della franchigia, ottenuta per 31-24 contro i Philadelphia Eagles grazie a 3 mete su ricezione di Flea Roberts. Prima del termine del campionato ci sono altri due successi rispettivamente contro Atlanta e Washington, il 3-11 conclusivo vale il quarto posto della Capitol Division. Il cornerback Dave Whitshell stabilisce un primato ad oggi imbattuto con 10 intercetti, il rookie Danny Abramowicz, scelto al 17mo giro, registra 50 ricezioni, 721 yards e 6 touchdowns.

1968- i Saints vincono addirittura 3 delle prime 6 partite, prima di imbattersi in una serie negativa di 4 gare, la stagione finisce 4-9-1, miglior record per una squadra al secondo anno nella lega. Billy Kilmer guadagna i gradi di titolare lanciando per 2.060 yards e 15 mete, Abramowicz migliora le sue già ottime statistiche segnando 7 volte e racimolando 890 yards. Per il defensive tackle Dave Rowe c’è la soddisfazione della chiamata al Pro Bowl.

1969- l’arrivo di Andy Livingston da Chicago porta 761 yards su corsa e 5 mete, Abramowicz rimane la garanzia del gioco aereo e supera la barriera delle 1.000 yards con 73 ricezioni, record di franchigia e miglior prestazione di tutta la lega. La squadra recupera da una pessima partenza, 0-6, vincendo per 51-42 contro i St. Louis Cardinals in una partita dove Kilmer lancia 6 passaggi da touchdown. 4 vittorie nelle ultime 6 apparizioni consegnano a New Orleans un record di 5-9, e la sommatoria dei primi tre bilanci è la migliore di sempre per una squadra d’espansione. Doug Atkins, dopo aver disputato il Pro Bowl assieme ad altri quattro compagni e l’intero staff di allenatori dei Saints, si ritira dopo 17 anni da professionista.

1970- i costanti miglioramenti della squadra subiscono un brusco stop, la stagione è un fallimento per i notevoli problemi offensivi, i Saints ottengono un pesante 2-11-1. L’attacco segna solo 4 mete totali su corsa, Kilmer lancia 6 mete a fronte di 17 intercetti e viene spesso alternato a Ed Hargett, che non contribuisce a cambiare la situazione. Gli unici ricordi positivi sono i due intercetti del defensive back Elijah Nevett contro i Vikings di Fran Tarkenton, ma soprattutto il field goal più lungo della storia, 63 yards, calciato da Tony Dempsey per battere i Detroit Lions. Fears viene licenziato a due gare dalla fine e rimpiazzato da JD Roberts.

1971- New Orleans, con la seconda scelta assoluta, seleziona Archie Manning, quarterback da Ole Miss, che guida la squadra nella vittoria a sorpresa nell’opener contro i Rams lanciando per 218 yards e segnando su corsa la meta del 24-20 finale. I Saints piazzano un altro colpaccio sconfiggendo i futuri campioni di Dallas, tuttavia si sono già accumulate diverse sconfitte, ed il bilancio finale è di 4-8-2.

1972- l’annata è da ricordare solamente per la prima apparizione della franchigia nel Monday Night, che viene perso per 20-17. Le sconfitte si susseguono in serie, 2-11-1 è tutto ciò che i Saints ottengono. Il gioco di corse rimane inesistente, Archie Manning corre solamente 30 yards in meno rispetto a Bob Gresham pur usufruendo di metà dei tentativi assegnati al running back titolare, registrando nel contempo 2.781 yards su passaggio con 18 mete e 21 intercetti. La guida tecnica del team passa a coach John North.

1973/1974- Danny Abramowicz viene scambiato con i 49ers dopo due partite della stagione ‘73, lascia i Saints con 4.875 yards e 37 mete in carriera, miglior ricevitore di sempre della franchigia. In questi due anni i Saints compilano records uguali, 5-9, l’attacco continua a rimanere improduttivo e su Manning aleggiano voci di trade. La difesa guidata dal linebacker Joe Federspiel riesce solamente a contenere i danni.

1975- dopo quattro anni di lavori in corso il Superdome apre finalmente i battenti, ma i Saints non traggono la supponibile energia dal nuovo stadio. La squadra vince 2 partite su 14, North lascia la panchina a stagione in corso, Manning lancia 7 passaggi vincenti contro 20 intercetti. Mike Strachen, running back selezionato al nono giro, restituisce un minimo di dignità al gioco di corse con 668 yards e 2 mete, mentre la prima scelta Larry Burton si distingue grazie ad una partita da 4 ricezioni per 165 yards, ma combina poco altro. A fine stagione si ritira Jake Kupp, uomo di linea offensiva ed ultimo giocatore appartenente alla squadra del 1967.

1976/1977- approda in città il leggendario Hank Stram, sotto le quali direttive i Saints compilano un biennio deludente con bilanci di 4-10 e 3-11. Archie Manning perde tutta la stagione 1976 per infortunio, le statistiche offensive più rilevanti arrivano dal backfield, dove Chuck Muncie e Tony Galbreath formano un’ottima coppia di rookies, capace di sfornare 1.229 yards e 9 mete totali. Muncie produce 811 yards nel ’77, record di franchigia, nell’anno in cui i Saints concedono a Tampa Bay la prima vittoria di sempre dopo 26 sconfitte consecutive. Stram, dalla rabbia, incendia il filmato di quella partita, e viene sollevato dal suo incarico alla fine di quell’anno lasciando spazio a Dick Nolan.

1978- rimessosi in salute Manning conduce i Saints lanciando per 3.416 yards ed il 62% di completi, guadagnandosi la prima convocazione in carriera al Pro Bowl. L’attacco comincia a dare segni di vita, lo spettacolare Galbreath è il protagonista del gioco di corse e contemporaneamente il ricevitore più produttivo, stabilisce un record di franchigia ricevendo 74 palloni stagionali. Il reparto offensivo viene aiutato dagli arrivi della guardia Conrad Dobler e del wide receiver Wes Chandler, prelevato da Florida con la scelta di primo giro di quel draft. La stagione comincia con una vittoria contro Minnesota, che arriva grazie ad un ritorno di intercetto di 97 yards di Tommy Myers, al giro di boa New Orleans è 5-4 e per la prima volta è in posizione per qualificarsi ai playoffs. Il proseguio del cammino viene guastato da quattro sconfitte consecutive, tra le quali due a tempo scaduto ad opera dei Falcons con il medesimo punteggio di 20-17; due successi nelle ultime tre contese sono solamente sufficienti per raggiungere quota 7-9.

1979- dal draft arriva il kicker/punter Russell Erxleben, noto personaggio di Texas che nel ’78 aveva infilato un calcio di 67 yards. Il giocatore combina un pasticcio colossale nell’opener contro Atlanta, quando in occasione di uno snap uscito male decide di lanciare il pallone per aria consegnandolo di fatto ad un avversario, il quale lo riporta in meta per la meta vincente del supplementare. La quarta settimana vede lo scontro tra squadre a quota 0-3 quando i Saints affrontano i 49ers, Manning lancia per 338 yards, arriva una convincente vittoria per 30-21. Si apre un piccolo ciclo di 5 successi in 6 gare, dove spiccano i 42 punti inflitti ai Buccaneers, quell’anno la miglior difesa Nfl, ed i 7 sacks di squadra (3 di Elois Grooms) ai danni dei Redskins di Joe Theismann, in una gara dove il muro difensivo nega la meta in situazione di goal line per addirittura 24 volte. In corsa per la postseason, New Orleans alterna prestazioni convincenti e deludenti, finendo il campionato a quota 8-8 e si deve accontentare delle convocazioni al Pro Bowl di cinque giocatori, tra i quali un Muncie da 1.198 yards su corsa, nuovo record di franchigia, ed un Henry Childs da 51 ricezioni per 846 yards, miglior tight end della Nfl.

1980- Muncie comunica alla società di trovarsi a disagio a New Orleans, colpevolizzando una presunta atmosfera razzista respirata in città. Il front office compie un errore madornale mandandolo a San Diego, dove produrrà due stagioni da Pro Bowl. Al suo posto il rookie Jim Rodgers accumula solamente 366 yards, Manning lancia per 3.716 yards con 23 passaggi da touchdown ma ciò non evita un’annata disastrosa, 1-15. Dick Nolan è licenziato alla dodicesima settimana di gioco. Durante il campionato nasce il mito dei sacchetti di carta indossati dai fans nelle gare casalinghe, alcuni dei quali recano la scritta “Aints”. Il fenomeno diventerà costume anche negli altri stadi in coincidenza con le peggiori stagioni delle franchigie di casa.

1981- la ricostruzione parte dal nuovo head coach, Bum Philips, reduce dai successi di Houston. Il draft porta in città il talento George Rogers (offensive rookie of the year), il quale corre per 1.674 yards nell’annata di debutto frantumando un record per le matricole, e l’immediato contributo del linebacker Rickey Jackson, responsabile di 125 placcaggi ed 8 sacks, miglior risultato per la difesa. La squadra migliora il proprio record rispetto al disastro precedente terminando a quota 4-12, battendo i Los Angeles Rams per la prima volta in ambedue i confronti. La offseason che segue è turbolenta a dir poco, numerosi giocatori dei Saints, tra cui lo stesso Rodgers, ammettono di aver usato cocaina durante il campionato.

Teams_timeline | by Dave Lavarra | 28/06/08

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