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Tennessee Titans

Verso il termine degli anni ’50 la Nfl sta attraversando un’epoca di soddisfacenti successi economici, le squadre godono tutte di buona salute con la sola eccezione dei Chicago Cardinals, schiacciati dall’ingombrante presenza in città dei Bears. Bud Adams, noto petroliere texano, una volta venuto a conoscenza del fatto che i Cardinals stanno per passare di proprietà a causa della crisi si propone come acquirente, mettendosi in concorrenza con personaggi del calibro di Lamar Hunt, Max Winter e Bob Howsam, ognuno interessato a spingere la squadra verso la propria città. Dopo infruttuosi tentativi di transazione, il quartetto di miliardari tenta una strada alternativa chiede all’allora commissioner della Nfl Bert Bell di espandere la lega ad altre squadre, ma il responso è negativo. Con la fondamentale leadership di Lamar Hunt i quattro decidono di formare una nuova lega, presto conosciuta come American Football League.

Bud Adams realizza così il sogno di portare una squadra professionistica di football nella sua città natale. Nascono gli Houston Oilers: il logo del team, evidentemente legato all’attività del suo proprietario, è un pozzo di petrolio.

Houston Oilers

1960- la costruzione della squadra comincia attraverso la firma di numerosi atleti provenienti dalla Nfl rimasti senza contratto, nonché attraverso il primo draft della neonata lega. Gli Oilers mettono sotto contratto il quarterback George Blanda e selezionano Billy Cannon, un All-American appena uscito da Louisiana State e fresco vincitore dell’ Heisman Trophy.
La prima partita ufficiale viene disputata al Jeppesen Stadium di Houston, dove i Los Angeles Chargers vengono sconfitti per 38-28, la stagione inaugurale è un successo assoluto, la squadra conquista la Eastern Division con un record di 10-4. Coach Lou Rymkus si aggiudica il premio di allenatore dell’anno, mente il wide receiver Bill Groman colleziona 1.473 yards con 12 touchdowns.
Nel primo Championship della storia della nuova lega, gli Oilers affrontano nuovamente i Chargers, contro i quali avevano aperto il campionato: finisce 24-16 per Houston, che diviene la prima squadra campione Afl di sempre, Cannon viene proclamato Mvp della partita, mentre Blanda ottiene 301 yards su passaggio.

1961- dai Chicago Bears giunge il wide receiver Willard Dewveall, la stagione inizia con 3 sconfitte in 4 partite, l’unica, sonante, vittoria arriva contro gli Oakland Raiders per 55-0, Lou Rymkus viene licenziato alla quinta settimana di gioco, conclusa con un pareggio contro i Boston Patriots. Lo sostituisce Wally Lemm.
In concomitanza con l’arrivo del nuovo allenatore Blanda prende letteralmente fuoco, stabilisce un record Afl mai più violato lanciando per 464 yards in una partita continuando a svolgere pure le funzioni di kicker, infilando un calcio di 53 yards nella vittoria per 38-7 contro i Dallas Texans di Lamar Hunt. Il regista ammassa 7 passaggi da touchdown contro i New York Titans, gli Oilers non si voltano più indietro e vincono le ultime 9 gare consecutive chiudendo a quota 10-3-1. Blanda e Lemm vincono i premi di miglior giocatore e miglior allenatore dell’anno, Charley Hennigan frantuma la barriera delle 1.700 yards su ricezione e Houston sconfigge nuovamente i Chargers per 10-3 laureandosi campione per la seconda volta consecutiva.

1962- Lemm lascia la squadra per accettare un ingaggio nella Nfl, il posto di head coach viene preso da Pop Ivy. La stagione è simile alla precedente, si parte con 4 vittorie e 3 sconfitte, quindi gli Oilers vincono 7 partite consecutive, l’ultima delle quali a spese di Denver con l’aiuto di 3 intercetti del leggendario safety/punter Jim Norton. Blanda lancia 27 passaggi vincenti, ma pure 42 intercetti, Charley Tolar diventa il primo Oiler a correre per più di 1.000 yards in una stagione. Il defensive end Don Floyd viene nominato nella squadra ideale della Afl per il secondo anno di fila. L’11-3 finale qualifica la squadra per il terzo Championship consecutivo, perso contro Dallas per 20-17 dopo ben due supplementari.

1963- arriva il primo record perdente della franchigia, il 6-8 si sviluppa dopo una partenza lenta ed una frazione con 4 vittorie su 5 partite. La stagione fallimentare costa il posto ad Ivy, che viene rimpiazzato da Sammy Baugh, il leggendario quarterback dei Washington Redskins.

1964- l’annata è contraddistinta da 9 sconfitte consecutive, il 4-10 finale costringe gli Oilers all’ultimo posto della Eastern Division, Blanda chiude con ben 505 passaggi tentati in stagione, dei quali 68 in una singola gara. A fine stagione viene annunciato che Hugh Taylor sarà l’allenatore per l’anno venturo.

1965- prima della partenza del campionato la franchigia si trova al centro di una problematica riguardante l’uso del nuovo stadio coperto costruito in città, l’*Harris County Stadium*, per il quale non viene trovato accordo circa il pagamento dell’affitto di utilizzo. La dirigenza degli Oilers decide di giocare temporaneamente al Rice Stadium, la squadra soffre degli stessi problemi difensivi dell’annata precedente e ne eguaglia il record, 4-10. Prosegue la girandola degli allenatori licenziati da Adams, Taylor fa subito posto a Wally Lemm, che ritorna a dirigere le operazioni dall’alto della sua campagna vincente di quattro anni prima.

1966- una partenza fatta di due vittorie consecutive svanisce presto nel nulla, gli Oilers perdono 11 delle rimanenti 12 partite e terminano con un pessimo 3-11, rimediando una doppia sconfitta contro i Miami Dolphins, squadra di espansione entrata a far parte della Afl proprio in quell’anno. Il wide receiver Charley Frazier registra le migliori statistiche di carriera con 57 ricezioni per 1.129 yards e 12 mete. George Blanda viene tagliato dopo aver racimolato più di 19.000 yards su passaggio, 165 passaggi da touchdown e 75 field goal durante le sei stagioni vissute a Houston.

1967- in seguito ad una partenza incerta comprendente due sconfitte ed un pareggio nelle prime cinque apparizioni, gli Oilers concludono l’anno con 7 vittorie in 9 gare, qualificandosi per la finale di lega in virtù del 9-4-1. George Webster, linebacker uscito da Michigan State, vince il premio di rookie dell’anno registrando una media di 10 placcaggi a partita. Nello scontro con i vincitori della Western Division, gli Oakland Raiders, Houston esce sconfitta per 45-7, perdendo l’opportunità di disputare il Super Bowl II, istituito l’anno prima in virtù della prevista fusione tra Afl ed Nfl.

1968- si arriva finalmente ad un accordo per l’utilizzo del nuovo impianto, gli Oilers si trasferiscono all’Harris County Stadium, nel frattempo ribattezzato Astrodome diventando la prima squadra professionistica di football a giocare in uno stadio coperto. L’esordio sul nuovo terreno termina in pareggio, 7-7, Houston è seconda nella Afl East ma non si qualifica per la postseason.

1969- la squadra vive di fortune alterne, vince 3 delle prime 4 partite ma si ritrova a dover fronteggiare i Boston Patriots dovendo forzatamente vincere per qualificarsi ai playoffs, che da quell’anno vengono svolti con un formato diverso. Houston si impone per 27-23 in quel confronto ottenendo il diritto a disputare il Divisional Playoff, che viene disastrosamente perso per 56-7 contro i Raiders.

1970/1973- la fusione tra le due leghe è ufficiale, gli Oilers vengono inglobati nella Nfl e collocati nella Afc Central in compagnia di Pittsburgh, Cleveland e Cincinnati. Il quadriennio che segue si rivela essere tra i periodi più oscuri vissuti dalla franchigia, che infila quattro stagioni perdenti consecutive. Coach Wally Lemm decide di ritirarsi alla fine del campionato del 1970, concluso a quota 3-10-1, in panchina si alternano tre diversi coaches ma la situazione non cambia, dal 1971 al 1973 gli Oilers combinano per un desolante 6-35-1. Ken Houston, safety con il vizio dell’intercetto, si fa notare grazie ai 4 touchdowns su ritorno messi a segno nella stagione 1971, mentre il defensive end Elvin Bethea registra 16 sacks nel 1973, scrivendo un record di franchigia ad oggi ancora inviolato. Walt Suggs, uomo di linea difensiva, si ritira nel 1971 dopo 137 partite consecutive giocate per gli Oilers.

1974- Bum Phillips viene assunto quale assistente difensivo, con l’intento di svezzarlo e dargli il posto di head coach a fine stagione. La squadra parte ancora male ma chiude l’anno con quattro successi consecutivi, ottenendo un soddisfacente 7-7.

1975- Phillips, come previsto, diventa capo allenatore e gli Oilers centrano la prima stagione vincente dal 1967, 10-4. L’ottimo record non è tuttavia sufficiente per proseguire la stagione, in quanto Houston finisce in svantaggio rispetto a Buffalo e Miami, detentrici del medesimo bilancio, e pagano a carissimo prezzo le 4 sconfitte rimediate complessivamente contro Pittsburgh e Cincinnati, dirette rivali divisionali. Esplode il fenomeno di Billy Johnson, soprannominato ”White Shoes”, il quale elettrizza il pubblico ritornando in meta tre punts ed un kickoff e diventa famoso per la personale e bizzarra celebrazione dopo ogni segnatura, conosciuta come la “Funky Chicken”. Johnson è anche l’Mvp del Pro Bowl, nel quale ritorna un punt in meta dopo una galoppata di 90 yards. Il linebacker Robert Brazile viene premiato come rookie difensivo dell’anno.

1976/1977- sei sconfitte nella parte centrale del campionato, quattro delle quali rimediate contro rivali della Afc Central, rappresentano un brusco ritorno nell’oscurità a causa del 5-9 complessivo. Le prestazioni dell’attacco guidato dal quarterback Dan Pastorini continuano ad essere insoddisfacenti. Ken Burrough, per il quarto anno consecutivo, è il miglior ricevitore di squadra dall’alto delle 932 yards e 7 touchdowns. Nel 1977, stagione azzoppata dai molteplici infortuni occorsi in squadra, Houston ottiene un 8-6 valido per il secondo posto divisionale, ma di postseason ancora non se ne parla.

1978- gli Oilers detengono la prima scelta assoluta del draft, e la utilizzano per firmare la stella della Texas University, Earl Campbell, running back destinato a far girare le sorti della franchigia. Earl The Pearl è un fattore determinante ed immediato, corre per 1.450 yards e 13 mete vincendo i premi di miglior rookie e di giocatore offensivo dell’anno, classificandosi altresì al primo posto nella lega per yards totali, media per portata e numero di touchdowns su corsa. Gli Oilers, grazie al 10-6 conclusivo, si qualificano per la prima volta ai playoffs da quando Nfl ed Afl si sono unite, vincendo la Wild Card a sorpresa a Miami contro i Dolphins per 17-9 e superando senza timori il freddo del New England con un altrettanto sorprendente 31-14. La stagione finisce con una sconfitta nella finale di Conference contro gli acerrimi rivali di Pittsburgh, che si impongono per 34-5, ma la lunga cavalcata della squadra viene sonoramente applaudita dai tifosi quando questa rientra dalla trasferta in Pennsylvania.

1979- L’onda positiva viene nuovamente cavalcata, Earl The Pearl concede il bis diventando Mvp della lega in stagioni consecutive, 1.697 yards e 19 mete sono le sue stratosferiche cifre. In difesa Mike Reinfeldt registra il massimo in carriera di intercetti, 12. Gli Oilers vincono due volte in overtime contro Jets e Chiefs, quindi infilano una striscia vincente di cinque partite prima di sconfiggere, nella penultima settimana, gli Steelers per 20-17 assicurandosi il secondo posto della division, l’11-5 finale è valido per un’altra Wild Card. Houston sconfigge due appartenenti alla Afc West nei primi due turni di playoffs, vincendo per 13-7 contro Denver nella prima partita di postseason di sempre all’Astrodome e per 17-14 contro San Diego, in una gara affrontata senza gli infortunati Pastorini e Campbell e nella quale Vernon Perry stabilisce un record per i playoffs con 4 intercetti. Il sogno di un Super Bowl svanisce ancora per mano di Pittsburgh, che si impone per 27-13. La sconfitta non impedisce ai tifosi di accogliere amorevolmente nuovamente i propri idoli al rientro dalla trasferta.

1980- Campbell mette in scena un nuovo spettacolo superando le 200 yards in partite consecutive, accumulandone alla fine 1.934 con 13 mete ed un impressionante 5.2 come media per portata. Proclamato ancora giocatore offensivo dell’anno, il running back eguaglia un’impresa eseguita dal solo Jim Brown guidando statisticamente i running backs per la terza stagione consecutiva, che corrisponde tra l’altro alla terza qualificazione di seguito ai playoffs per la sua squadra. Gli Oilers replicano l’11-5 dell’annata precedente, ma non riescono a vincere la division per la procedura di tie-breaker: la squadra deve passare nuovamente dalla Wild Card, dove viene pesantemente sconfitta dagli Oakland Raiders per 27-7, fatto che induce Bud Adams a porre fine all’esperienza di Bum Phillips sulla propria panchina. Al suo posto viene assunto Ed Biles.

1981- l’attacco, ora condotto da Ken Stabler, fatica non poco anche a causa dei molteplici infortuni di Campbell, che stringe i denti senza saltare partite e chiude a quota 1.376 yards, mentre la difesa concede oltre 350 punti agli avversari. Il 7-8 conclusivo risulta essere nettamente inferiore alle aspettative. Ken Burrough gioca la sua ultima stagione di carriera guidando nuovamente la squadra per yards ricevute, togliendosi la soddisfazione di 7 mete.

1982/1983- Archie Manning e Gifford Nielsen si dividono i compiti in cabina di regia, Campbell segna solamente due touchdowns in una stagione strozzata dallo sciopero dei giocatori. Gli Oilers alla pausa sono in pareggio, alla ripresa delle operazioni non vincono più e terminano ad 1-8. Nel 1983, dopo 5 sconfitte nelle prime 6 partite Ed Biles viene licenziato in favore di Chuck Studley, a sua volta sollevato dall’incarico al termine di un’annata da 2 vittorie e 14 sconfitte. Dopo 15 anni passati con la casacca azzurra si ritira Elvin Bethea, che lascia dopo 210 partite, 135 delle quali consecutive, e 105 sacks, statistica tuttavia non ufficiale. Nel draft del 1983 la franchigia si assicura un pezzo di storia futura con il versatile Bruce Matthews, che negli anni occuperà con successo tutte le posizioni della linea offensiva, e che con Mike Munchak va a formare una solidissima coppia in trincea.

1984- le sorti della franchigia non mutano nemmeno con l’assunzione di Hugh Campbell, l’annata termina ancora in perdita a quota 3-13. Il nuovo quarterback è un’acquisizione proveniente dalla Canadian Football League, ed è destinato a scrivere diverse pagine nella storia degli Oilers: ha inizio l’era di Warren Moon, che finisce la sua prima stagione Nfl con 3.330 yards su passaggio. Earl Campbell, fisicamente distrutto dagli infortuni, viene spedito a New Orleans dopo una manciata di partite, gli Oilers si tolgono perlomeno il peso di vincere la prima gara in trasferta delle ultime 23 disputate sconfiggendo i Chiefs per 17-16.

1985/1986- si susseguono due record identici di 5-11, Hugh Campbell lascia il posto a Jerry Glanville, personaggio unico nel suo genere, perennemente vestito in nero, ribelle come James Dean e fanatico di Elvis Presley. Arriva a Houston la stella della Usfl Mike Rozier, le cui prestazioni lasciano molto a desiderare, mentre il wide receiver Drew Hill colleziona due stagioni consecutive sopra le 1.000 yards.

1987- dopo tre stagioni con 40 passaggi da touchdown a fronte di 59 intercetti Warren Moon comincia finalmente a far girare l’attacco, ed i risultati sono tangibili. Houston, grazie anche alle prestazioni dei rincalzi che sostituiscono i titolari nel breve periodo di sciopero dei giocatori, è 5-2 a metà stagione, quindi concede 91 punti in due sconfitte per mano di Cleveland ed Indianapolis prima di finire il campionato in bellezza, 3 successi in 4 partite. La vittoria per 24-17 contro gli Steelers della 15ma settimana è fondamentale per acciuffare la Wild Card ed escludere i rivali dalla postseason. L’eroe del primo turno di playoffs è il kicker Tony Zendejas, che sigla il field goal della vittoria per 24-21 degli Oilers sui Seahawks in overtime. L’avventura termina la settimana successiva sul campo dei Denver Broncos, complici due turnovers di Moon nel primo quarto che contribuiscono a dare il largo al 34-10 finale. Nella offseason, di seguito alle minacce di Adams di trasferire la franchigia a Jacksonville, vengono eseguiti dei lavori di ammodernamento all’interno dell’Astrodome, al quale vengono aggiunti 10.000 posti a sedere e posato un Astroturf tutto nuovo.

1988- Mike Rozier gioca la miglior stagione di carriera correndo per 1.002 yards e 10 touchdowns, Moon perde qualche partita per infortunio terminando con 17 passaggi vincenti e solo 8 intercetti, per Drew Hill ci sono 1.141 yards su ricezione. La squadra vince 7 delle prime 10 apparizioni e finisce terza nella Afc Central con un record di 10-6; Oilers, Bengals e Browns vengono tutte ammesse ai playoffs. Houston si trova a dover affrontare proprio Cleveland in trasferta durante un innevato pomeriggio natalizio, e vince la Wild Card per 24-23 grazie a due mete del running back Allen Pinkett ed all’intercetto del cornerback Richard Johnson negli ultimi minuti di gara, che getta le basi per il field goal vincente di Zendejas. Il team texano non riesce a superare l’ostacolo del Divisional Playoff, uscendo sconfitto dal gelo di Buffalo per 17-10 in una contesa dominata dai Bills dall’inizio alla fine.

1989- una partenza incerta è bilanciata da 5 vittorie in 6 partite nella seconda parte del campionato, utili per l’ennesima qualificazione ai playoffs in virtù del 9-7 complessivo. L’attacco applica i principi della cosiddetta Run ‘N’ Shoot, Warren Moon tenta 464 passaggi stagionali completando per 3.631 yards lavorando con quattro ricevitori fissi in campo. Il sistema offensivo fa contenti tutti i wide receivers principali, Drew Hill, Curtis Duncan, Ernest Givins ed Haywood Jeffries concludono l’annata tutti al di sopra delle 600 yards. La pazienza di Adams comincia a vacillare di fronte all’ennesima uscita di scena dalla postseason, che vede Houston sconfitta da Pittsburgh per 26-23 in overtime davanti al pubblico dell’Astrodome. Il finale di stagione provoca l’allontanamento di Jerry Glanville, al posto del quale viene assunto Jack Pardee.

1990- Moon gioca la sua miglior stagione di sempre mandando in meta i suoi ricevitori per 33 volte con 4.689 yards su passaggio, completando il 62% dei suoi tentativi; Lorenzo White colleziona 702 yards ed 8 mete su corsa, alle quali ne aggiunge 368 con 4 segnature su ricezione. Gli Oilers ottengono tuttavia risultati alterni, e solo un ottimo finale di campionato li schioda da un bilancio perennemente in pareggio, bissando il 9-7 dell’anno precedente. Qualificatisi per la postseason con l’ultimo posto disponibile, ne escono immediatamente dopo la pesante sconfitta patita con i Bengals, 41-14.

1991- la stagione parte benissimo, arrivano 7 vittorie in 8 apparizioni ed il margine attivo nei punteggi supera i 18 punti, a fine anno il record è 11-5 e dopo 24 anni la squadra ritorna a vincere la propria division. Moon colleziona 4.690 yards completando 404 passaggi, un record Nfl, Jeffries arriva a toccare quota 100 ricezioni e la difesa impone i suoi ritmi con i 15 sacks del defensive end William Fuller e con i 6 intercetti del cornerback Chris Dishman. Gli Oilers hanno la concretezza del bye ai di playoffs, ma perdono l’ultima gara di stagione regolare contro i Giants per 24-20, trovandosi così a dover fronteggiare i New York Jets nella Wild Card. Houston supera l’ostacolo con non poche difficoltà, servono un intercetto di Bubba McDowell ed un field goal di Al Del Greco nel secondo tempo per sigillare il 17-10 finale. Lo scontro con i Denver Broncos della settimana seguente è storia, gli Oilers dominano la partita e si trovano in vantaggio per 24-16 a metà del quarto periodo, ma John Elway architetta un’altra delle sue storiche rimonte. I Broncos vincono per 26-24 sul filo di lana, e la serie di giochi attraverso i quali Elway guida al field goal decisivo di Jeff Treadwell viene battezzata “The Drive II”.

1992- gli Oilers devono affrontare il campionato con un Moon a mezzo servizio, Cody Carlson lo sostituisce contribuendo al 10-6 conclusivo. Haywood Jeffries ed il minuscolo Ernest Givins segnano 19 mete complessive, il defensive tackle Ray Childress stende per 13 volte i registi avversari. Lorenzo White vive un’annata straordinaria, fatta di 1.226 yards corse e 7 touchdowns. Houston entra nella storia ancora dalla porta sbagliata: la Wild Card contro i Buffalo Bills è apparentemente senza storia, gli Oilers si trovano in vantaggio per 35-3 all’intervallo con Moon capace di 371 yards e 4 mete nel solo primo tempo. Guidati da Frank Reich, i Bills architettano la più grande rimonta di sempre, The Comeback, e vincono per 41-38 in overtime. Per il secondo anno consecutivo, Houston subisce una memorabile batosta, e si conferma una squadra tanto forte in regular season quanto precaria quando i giochi si fanno più duri.

1993- la situazione si complica ulteriormente quando, di seguito alle strigliate di Bud Adams, la squadra perde 4 delle prime 5 partite: la svolta arriva sull’onda di un’elettrizzante cavalcata, gli Oilers demoliscono ogni avversario ottenendone 11 vittorie consecutive, guidati dalle 3.485 yards lanciate da Moon, dalle 1.002 corse della sorpresa Gary Brown e dalle 904 ricevute da Webster Slaughter, passato a Houston dopo 6 anni da rivale a Cleveland. Il giovane Marcus Robertson comincia a farsi notare in difesa con 7 intercetti, il defensive end Sean Jones registra la sua terza stagione in doppia cifra per quanto riguarda i sacks. La sideline è protagonista di un curioso incidente nell’ultima gara stagionale, vinta per 24-0 contro i Jets: di seguito ad un fumble perduto da Carlson il defensive coordinator Buddy Ryan sferra un pugno a Kevin Gilbride, allenatore dell’attacco, e la scena termina con i due allontanati dai giocatori. La squadra salta il primo round di playoffs dopo essersi aggiudicata la Afc Central per la seconda volta, ma un altro collasso nel quarto periodo contro i Kansas City Chiefs di Joe Montana e Marcus Allen genera l’ennesima, cocente, delusione. Adams mantiene le promesse di inizio anno e smantella la squadra, cedendo Moon ai Minnesota Vikings.

1994- la franchigia, frastornata dalla perdita del suo leader, registra un logorante 2-14, alla sua guida si alternano, senza successo, Cody Carlson, Bucky Richardson e Billy Joe Tolliver. Jack Pardee perde il posto a stagione in corso, Jeff Fisher viene nominato head coach in sua vece.

1995- è tempo di ricostruzione, Chris Chandler viene firmato come free agent per traghettare la franchigia nell’era di Steve McNair, terza scelta assoluta degli Oilers, che guarda il più esperto compagno per quasi tutta la stagione. Il record conclusivo è un più accettabile 7-9, l’anno termina con due vittorie consecutive ai danni di Jets e Bills. Il 16 novembre, dopo il mancato accordo per la costruzione di un nuovo stadio, Bud Adams annuncia pubblicamente che la squadra sarà spostata a Nashville a partire dalla stagione 1998. Per la città di Houston il colpo è durissimo.

1996- il pubblico reagisce molto male alla notizia, ed abbandona quasi completamente la squadra, che perde 6 delle 8 partite giocate all’Astrodome davanti ad appena 20.000 spettatori di media. Eddie George vince con merito il premio di rookie offensivo dell’anno, il tight end Frank Wycheck si distingue con 511 yards e 6 touchdowns. Gli Oilers vincono molto in trasferta, l’anno finisce in pareggio a quota 8-8, salutano per sempre la città di Houston con una sconfitta per 24-21 contro Cincinnati. A fine stagione, infatti, Adams annuncia di aver risolto il contratto di affitto per l’Astrodome con due anni di anticipo.

Tennessee Oilers

1997- la franchigia si trasferisce a Nashville, tuttavia il nuovo stadio accordato tra Adams e la sua nuova città non sarà pronto prima del 1999. La squadra cambia denominazione in Tennessee Oliers. Adams si rifiuta di giocare nello stadio della locale università di Vanderbilt, considerato troppo piccolo, e sceglie il Liberty Bowl Memorial Stadium di Memphis come casa provvisoria. La scelta è un clamoroso insuccesso per affluenza di pubblico, considerato lo scarso interesse di Memphis per una squadra tra l’altro di casa in una città rivale, tuttavia gli Oilers finiscono la stagione in pareggio, 8-8, ed un buon 6-2 in casa. Eddie George corre per 216 yards nel debutto contro gli Oakland Raiders in una partita vinta 24-21 al supplementare.

1998- la squadra è ancora senza un’identità definitiva, il secondo trasloco in due anni provoca altri risultati alterni. Gli Oilers finiscono ancora 8-8 giocando nello stadio dell’università di Vanderbilt dopo la fallimentare esperienza di Memphis, che aveva portato solo 30.000 spettatori di media. Steve McNair evidenzia notevoli miglioramenti registrando 15 passaggi da touchdown contro 10 intercetti, George supera per la terza volta consecutiva la barriera delle 1.000 yards. Il nickname Oilers cessa di esistere il 26 dicembre, quando la squadra disputa l’ultima partita di sempre con l’uniforme azzurra; Bud Adams costituisce un comitato per la decisione del nuovo nome, che deve riflettere potere, leadership e connotati eroici: nascono così i Tennessee Titans, dotati di una maglia blu scuro con pantaloni azzurri, ed un casco bianco con una T fiammeggiante quale simbolo.

Tennessee Titans

1999- il nuovissimo Adelphia Coliseum, oggi conosciuto come LP Field, è il teatro della migliore stagione di sempre della franchigia, che nonostante la trasformazione conserva tutti i record passati dei defunti Oilers. McNair e compagni finiscono imbattuti tra le mura amiche con un complessivo 13-3 che li qualifica alla Wild Card con il vantaggio del fattore campo; il quarterback disputa 11 partite segnando 8 mete su corsa. L’esperto Neil O’Donnell lo sostituisce durante l’assenza per infortunio lanciando per 1.882 yards, 10 passaggi vincenti e 5 intercetti. Jevon Kearse vince a mani basse il premio di rookie difensivo dell’anno dopo aver ottenuto 14,5 sacks.

La prima partita di playoffs disputata nel Tennessee è testimone di una delle giocate più incredibili di sempre, ricordata come Music City Miracle : con i Buffalo Bills in vantaggio di un punto a 16 secondi dalla fine i Titans eseguono uno schema speciale su ritorno di kickoff, Frank Whycheck riceve i pallone e lo passa lateralmente, dalla parte opposta del campo, ad Andre Dyson, che ritorna il calcio in meta per 75 yards. L’azione, vicinissima ad essere un passaggio illegale, viene data per buona dopo numerose rivisitazioni del replay e lo stadio esplode in un frastuono fragoroso. 22-16 è il risultato finale.

La corsa prosegue ad Indianapolis, dove i Titans sorprendono per 19-16 i Colts detentori di un 14-2 in stagione regolare grazie ad una corsa di 68 yards di Eddie George, che registra 162 yards totali ottenendo la miglior prestazione di sempre di un running back nella storia dei playoffs degli Oilers/Titans. Tennessee è corsara anche la domenica successiva, quando si impone sul campo di Jacksonville nel Championship della Afc diventando l’unica squadra di quella stagione a battere i Jaguars, 2-0 in regular season ed 1-0 nei playoffs: fondamentale la rimonta orchestrata da Steve McNair, autore di due mete su corsa nel secondo tempo, e granitica la difesa, che non concede alcun punto agli avversari negli ultimi 30 minuti di gioco. I Titans riescono nell’impresa che gli Oilers avevano più volte mancato, ottenendo il diritto di giocare il Super Bowl.

Il Super Bowl XXXIV si gioca al Georgia Dome di Atlanta davanti a 72.000 spettatori, ed entra nella storia dalla porta principale. I St. Louis Rams, vincitori della Nfc, dominano i primi tre quarti di partita accumulando più del doppio delle yards offensive rispetto ai Titans, la cui difesa concede tuttavia solo tre field goals in tutto il primo tempo. Il primo touchdown della partita lo segna Torry Holt nel terzo periodo, portando i Rams sopra per 16-0, da qui parte la prepotente rimonta di Tennessee, galvanizzata dalle due mete di Eddie George e dal field goal di Al Del Greco, che pareggia la gara nell’ultimo periodo. In un concatenamento di eventi frenetico St. Louis torna immediatamente in vantaggio con una bomba di 73 yards di Kurt Warner per Isaac Bruce, quindi McNair guida un entusiasmante drive fermatosi sulla linea della yarda a tempo scaduto, quando il tuffo di Kevin Dyson viene fermato a pochissimi centimetri dalla endzone dal provvidenziale placcaggio del linebacker Mike Jones. I Titans perdono una delle finali più emozionanti di sempre per un nulla, e rischiano di provocare il primo overtime nella storia della manifestazione.

2000- dopo 8 vittorie consecutive ottenute in 9 partite i Titans perdono l’imbattibilità casalinga, uscendo sconfitti dal confronto con i Baltimore Ravens per 24-23. Dopo la terza sconfitta stagionale, arrivata per mano dei Jaguars, la squadra non si volta più indietro vincendo le ultime quattro partite di stagione regolare per un totale di 105-16, ottenendo con 13-3 il primo titolo della Afc Central firmato Titans. L’occasione di tornare al Super Bowl viene sprecata davanti al pubblico amico nel Divisional Playoff contro i futuri campioni di Baltimore, che si impongono per 24-10 grazie ad un ritorno di 90 yards in seguito ad un calcio bloccato, ed a un intercetto di 50 yards di Ray Lewis. Al Del Greco, detentore del record di franchigia per punti segnati ma protagonista negativo di giornata, viene inesorabilmente tagliato dopo aver fallito 3 calci.

2001- la stagione parte con tre sconfitte consecutive, George e McNair subiscono infortuni nella gara di apertura contro Miami, tuttavia il quarterback riesce a risollevare la stagione lanciando per 3.350 yards e 21 passaggi da touchdown. La brutta partenza si rivela troppo pesante per essere recuperata, ed il campionato finisce con 7 vittorie e 9 sconfitte. Derrick Mason diventa il primo wide receiver a superare le 1.000 yards stagionali dall’arrivo a Nashville.

2002- di seguito al riallineamento divisionale i Titans entrano a far parte nella nuova Afc South, condividendone le sorti con Indianapolis, Jacksonville ed un nuovo expansion team collocato a Houston, la loro vecchia casa. La difesa si trova presto orfana di Jevon Kearse, che gioca solo quattro partite di seguito ad un infortunio al piede, Kevin Carter cerca di sostituirlo al meglio collezionando 10 sacks ma la squadra giunge alla settimana di pausa a quota 2-4, dopo aver incassato 52 punti dagli Oakland Raiders. La seconda parte di stagione è fenomenale, i Titans finiscono il campionato con 10 vittorie nelle rimanenti 11 partite, Steve McNair guida una grande rimonta contro i New York Giants recapitando un TD pass nelle mani di Wycheck a tempo scaduto e convertendo personalmente da due punti per il pareggio in una gara poi vinta da un calcio di Joe Nedney all’overtime. Nonostante l’11-5 finale, che regala il titolo divisionale, nessun membro della squadra viene convocato per il Pro Bowl.

La magia che contraddistingue le singolari apparizioni ai playoffs di Tennessee fa nuovamente capolino nella sfida contro Pittsburgh, quando in overtime un field goal di Nedney viene annullato di seguito ad un timeout chiamato da Bill Cowher alcuni istanti prima dell’esecuzione del calcio. Il successivo tentativo di Nedney finisce a lato, ma i festeggiamenti degli Steelers vengono immediatamente placati da una penalità ai danni del kicker, che alla terza occasione manda i Titans alla finale di Conference grazie al 34-31 finale.
Nonostante il vantaggio all’intervallo Tennessee si deve arrendere ai turnovers commessi nel secondo tempo, determinanti nella sconfitta per 41-24 contro i Raiders.

2003- l’attacco funziona a meraviglia, non a caso è il miglior anno della carriera di Steve McNair, nominato Mvp assieme a Peyton Manning in virtù di 24 passaggi vincenti, solo 7 intercetti e 4 mete su corsa; i Titans segnano 30 o più punti in 6 partite consecutive, che corrispondono ad altrettante vittorie. La sconfitta contro i Colts del 7 dicembre è determinante per i playoffs, tuttavia la squadra chiude la stagione con 4 vittorie in fila e con 12-4, stesso record di Indianapolis, si classifica al secondo posto della Afc South.
Nella Wild Card Tennessee si impone su Baltimore per 20-17 grazie ad una ricezione vincente di 49 yards di Justin McCareins ed al field goal decisivo di Gary Anderson, un sempre più infortunato McNair lotta stringendo i denti anche a Foxboro sette giorni dopo, ma i Titans devono arrendersi ai Patriots perdendo per 17-14. Durante la offseason la società è costretta a lasciare Eddie George e Jevon Kearse per motivi salariali, mentre Frank Wycheck sceglie di ritirarsi a causa dell’alto numero di commozioni celebrali patite negli anni.

2004- di seguito al repulisti arriva la peggior stagione dal trasferimento in Tennessee, McNair viene fatto fuori da altri infortuni e la squadra viene condotta ad un record di 5-11 con Billy Volek titolare in diverse occasioni. Chris Brown ed Antowain Smith condividono il backfield producendo poco più di 1.500 yards e 10 touchdowns, si fa notare il wide receiver Drew Bennett, che raccoglie 1.247 yards ed 11 mete sfruttando un gioco divenuto più aereo. L’opera di rifondazione passa attraverso le rinunce a Samari Rolle, Derrick Mason, Andre Dyson e Kevin Carter.

2005- i giovani Titans riescono a peggiorare di una partita il record precedente, terminando terzi nella division a quota 4-12. L’attacco è tra gli ultimi della lega, l’acquisizione del running back Travis Henry, sospeso per quattro gare, si rivela un fiasco, tra le poche cose da ricordare restano i 12,5 sacks di Kyle Vanden Bosch ed il rookie Adam “PacMan” Jones, che dà spettacolo giocando negli special teams, segnando tra l’altro una meta su ritorno di punt.

2006- con la terza chiamata assoluta i Titans scelgono la stella di Texas Vince Young, che ha appena condotto i Longhorns al titolo nazionale. La squadra si trova al centro di un episodio controverso quando non permette a Steve McNair di frequentare il proprio centro di allenamento, arrivando allo scambio che porta il quarterback ai Ravens prima della partenza della stagione.
I Titans perdono le prime 5 apparizioni di regular season, la stagione sembra compromessa e Vince Young viene presto lanciato al posto del veterano Kerry Collins. La svolta è clamorosa, Young ed Henry, 1.211 yards e 7 mete, guidano la squadra ad una pazza rincorsa ai playoffs: i Titans segnano 24 punti nel quarto periodo della sfida contro i Giants dopo essere stati sotto di 21 punti, vincono un’importante scontro divisionale con i Colts grazie ad un field goal di 60 yards di Rob Bironas, quindi Young segna il touchdown della vittoria in overtime sul campo dei Texans, vendicandosi della mancata prima scelta assoluta al draft da parte della sua squadra della sua città. La striscia sembra finire alla sedicesima settimana di gioco, ma Tennessee compie un’altra memorabile rimonta segnando 10 punti nel quarto periodo contro Buffalo, vincendo per 30-29 e ritrovandosi in piena corsa per i playoffs con una sola gara da disputare. L’ultimo ostacolo, New England, è insormontabile, i Titans perdono 40-23 e si devono accontentare di un 8-8. Il fine stagione porta belle e brutte notizie, Vince Young è il rookie offensivo dell’anno grazie a 12 passaggi da touchdown e 7 mete su corsa, ma PacMan Jones viene sospeso per tutto il 2007 dal commissioner Roger Goodell in seguito al suo coinvolgimento in una sparatoria all’interno di un nightclub.

2007- l’attacco aereo non compie i miglioramenti auspicati, Vince Young lancia 17 intercetti a fronte di 9 mete con il 62% di completi, ma non dispone di un ricevitore primario; il reparto offensivo resta a galla grazie ad uno dei migliori giochi di corsa della lega, che ha per protagonista il secondo anno LenDale White, capace di 1.110 yards e 7 touchdowns. In difesa si segnala il linebacker Keith Bulluck, pilastro del reparto, che porta a casa anche 5 intercetti, mentre Vanden Bosch continua la sua produzione di sacks in doppia cifra e David Thornton, strappato l’anno prima ai Colts, guida la squadra in fatto di placcaggi. Si arriva a metà stagione con 6 vittorie in 9 partite, quindi patisce 3 sconfitte consecutive mettendo in pericolo i playoffs: la reazione arriva al momento giusto, e la stagione si chiude con 3 successi in fila per chiudere la regular season, il record finale è 10-6.
Nei playoffs i Titans affrontano nuovamente i Chargers, che avevano loro soffiato un’importante vittoria nella quattordicesima settimana, la partita è molto difensiva, San Diego riesce a segnare due mete solamente nel secondo tempo, ma sono sufficienti per imporsi per 17-6.

2008 – Problemi psicologici più che fisici quelli che tengono lontano dal campo Vince Young, ma la squadra di coach Fisher, con in cabina di regia il vecchio Kerry Collins, si lancia in una stagione dominata soprattutto grazie alle magie difensive. La squadra chiude 13-3 dopo un avvio di 10-0 macchiato dalla sconfitta contro i NY Jets. La stagione si chiude con un incredibile 23-0 subito dagli Indianapolis Colts ma con tantissimi titolari a riposo ed eguagliando comunque come record finale il migliore di sempre.

Ma tra una pausa forzata e quella prevista dal calendario dei playoff, la squadra si ripresenta in campo con tre settimane dei assenza di gioco vero e fatica a ingranare contro una difesa altrettanto forte come quella dei Baltimore Ravens che si impongono 13-3 ed eliminano una delle grandi favorite al titolo.

La storia della franchigia è sostanzialmente spezzata in due tronconi, distinti dalle diverse località che ad essa hanno fatto da sceneggiatura, tuttavia si può individuare un felice collegamento nelle partenze positive che ne hanno caratterizzato ambedue le edizioni. Gli Houston Oilers, dopo aver vinto due Championship della Afl appena nati, non sono più riusciti ad avvicinarvisi, vedendosi affibbiare l’antipatico appellativo di “Choke City” in seguito ai disastri commessi nei playoffs tra fine anni ’80 ed inizio anni’90. I Tennessee Titans sono arrivati al Super Bowl alla prima stagione di vita, e sono passati di recente attraverso un pesante periodo di ricostruzione improntato sul draft e sui giovani, con la positiva conseguenza del ritorno quasi immediato a stagioni vincenti, contando molto sulla longevità di coach Jeff Fisher, sulle sidelines dal lontano 1994. Oilers e Titans sono altresì unite dalla trilogia di quarterbacks di colore che hanno vestito la loro uniforme, Warren Moon, Steve McNair ed ora Vince Young hanno scritto capitoli molto importanti della storia del team: a Young, il giocatore più giovane di sempre della franchigia a partire titolare nei playoffs, si chiede di colmare il vuoto di un Super Bowl mai vinto.

Franchise book

Gli Oilers/Titans hanno ritirato le maglie appartenute a 6 giocatori: #1 Warren Moon, QB; #34 Earl Campbell, RB; #43 Jim Norton, S; #63 Mike Munchak, OG; # 65 Elvin Bethea, DE; #74 Bruce Matthews, C.
I membri della Hall Of Fame che hanno vestito i loro colori sono Elvin Bethea (DE 1968-1983), George Blanda (QB 1960-1966), Earl Campbell (RB 1978-1984), Dave Casper (TE 1980-1983), Ken Houston (S 1967-1972), John Henry Johnson (RB 1966), Charlie Joyner (WR 1969-1972), Bruce Matthews (C 1983-2001), Warren Moon (QB 1984-1993), Mike Munchak (OG 1982-1993). Tra gli allenatori, l’unico ad essere stato eletto nella Hall Of Fame è Sid Gillman (1973-1974).

La squadra con cui gli Oilers/Titans hanno ottenuto il maggior numero di vittorie sono i Cincinnati Bengals con 39. La franchigia che ha al contrario sconfitto gli Oilers/Titans più di tutte è Pittsburgh, vecchia rivale della Afc Central, capace di imporsi per 38 volte.
Il miglior record ogni epoca risale al 1999 ed è stato poi bissato nel 2000 e nel 2008, 13-3, mentre il peggiore è l’*1-8* del 1982. Il record all time di squadra è 377-385-6, con un 363-371-6 in stagione regolare, e un 14-19 nei playoffs.

All time leaders (offense)
Warren Moon 33.685 passing yards
Eddie George 10.009 rushing yards
Ernest Givins 7.935 receiving yards

Con 126 vittorie Jeff Fisher è il coach che conta più vittorie di sempre.

Tutti i dati, gli aneddoti e le immagini raccontati e mostrati in questa time-line provengono da siti storici quali pro-football reference, wikipedia, sports E-cyclopedia, la sezione storica di titans.com

Teams_timeline | by Dave Lavarra | 05/07/08

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