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Bruce Smith

Sembrava un agnellino fuori dal campo, così mite, riservato e sempre pronto al sorriso, ma qualsiasi quarterback che ha calcato i campi di football tra il 1985 e il 2003, si ricorda bene chi è Bruce Smith, il loro incubo peggiore.
La carriera di uno dei più grandi e temibili difensori della storia della NFL è stata costruita su una parola che nel football significa molto, significa intimidazione, difesa, perdita di yards, un unico termine che racchiude l’essenza della difesa nel gioco del football: il sack.
Il sack per Bruce Smith è stato l’arma con cui, in 19 anni di carriera, ha piegato i quarterback avversari, livellandoli al terreno, costringendoli alla resa e permettendo alla sua squadra di guadagnare spesso l’inerzia della gara.

Nato nel profondo sud degli States, a Norfolk, Virginia, nel 1963, come spesso accade per i ragazzi neri del sud, estremamente talentuosi nel gioco della palla ovale, la destinazione universitaria non varcò i confini statali, e la Virginia-Tech, uno dei più famosi college nell’ambito del football riuscì a strappare il consenso di questo ragazzone, alto 1,92 per 126 chili, ma con un’agilità e una velocità di piedi fuori dal comune.

La carriera universitaria di Bruce Smith fu un autentico trionfo personale, in cui il defensive end sbaragliò qualsiasi record difensivo degli Hokies, terminando la stagione da junior con un fantascientifico primato di 22 sacks e il titolo di primo team All-American, e la successiva con 16 sacks e il career-high di 69 tackles, chiusa con la sconfitta di Virginia Tech all’Independence Bowl, ma che non ofuscò la grandezza di Smith e soprattutto i suoi numeri nei quattro anni a Blacksburg, 46 sacks totali e ben 71 tackles for lost (con perdita di terreno), e la vittoria dell’Outland Trophy, al termine dell’ultimo anno, come miglior giocatore di linea dell’intero college football.
Nel Draft del 1985, con i Buffalo Bills primi a scegliere, e intenzionati, nella mente del proprio owner Ralph Wilson e di molti fans, a scegliere tra la stella di Boston College, il quarterback Doug Flutie, fresco vincitore dell’ Heisman Trophy, e il quarterback di Miami University, Bernie Kosar, sembrava impossibile che un lineman come Smith potesse ottenere la prima chiamata assoluta, ed invece tra lo stupore generale, i Bills decisero di puntare per il ruolo di quarterback, sul ritorno di Jim Kelly, scelto al primo giro nel 1983 e andato nella USFL a prendere i dollari della lega antagonista della NFL, e selezionarono proprio Bruce Smith con il first pick, iniziando a costruire, con il pick di due anni prima, Darryl Talley e quello di due anni dopo, Cornelius Bennett, la difesa che permise a Buffalo di diventare uno dei team più vincenti delle stagioni successive.

Dopo un primo momento di scetticismo non proprio nascosto da parte dei fans, al training camp, l’ex Hokies dimostrò subito quale fosse il suo valore tecnico e atletico e quale upgrade avrebbe potuto dare alla disastrata difesa dei Bills. La sua velocità di piedi e l’innato fiuto per la pass-rush, lo catapultarono subito fra i titolari alla gara d’esordio, nella posizione di end destro, contro il mitico Dan Fouts.
Fouts fu il primo a dover scappare più volte dalla morsa di Smith, che chiuse l’incontro con sei placcaggi e andò vicino più volte a livellare il quarterback dei Chargers.
Nella seconda partita, contro i Jets, la musica cambiò e New York asfaltò Buffalo con un roboante 42 a 3, in cui Smith venne portato a scuola dalla linea offensiva e vide il running back Freeman McNeil corrergli in faccia per 192 yards.
Per la prima volta nella sua vita Bruce dovette subire l’onta di essere panchinato, ma contro Minnesota iniziò il suo grande rapporto con i sacks, registrando i primi due della carriera contro Tommy Kramer, primo di una lunga serie di quarterback caduti sotto i suoi colpi.
Nel 1986 iniziò l’era di Marv Levy e per i Bills, che l’anno prima avevano scelto al Draft il quarterback Jim Kelly, cominciò la scalata verso le vette della NFL, guidati dall’incredibile esplosività del loro defensive end, che chiuse quella stagione con 15 sacks.

Nell’anno successivo Smith si presentò al camp in forma smagliante, avendo perso peso e massa grassa, pronto per dominare un’altra stagione. Per sua sfortuna uno sciopero chiuse la regular season dopo sole 12 partite, ma la sua produzione fu comunque di assoluto valore, con 12 sacks e 78 tackles che gli valsero il 2° posto nella classifica come Defensive Player of the Year dietro a Reggie White e la prima convocazione per il Pro Bowl, dove fu l’MVP. Iniziò proprio in quell’annata la grande rivalità con il Minister of the Defense, protrattasi fino alla fine delle rispettive carriere, in cui i due si sono rincorsi per il titolo di giocatore con più sacks nella storia della NFL.
Il 1988 iniziò nel peggiore dei modi, con una sospensione di 4 partite per una violazione dell’abuso di droghe, una delle tante piccole violazioni che hanno caratterizzato la sua carriera fuori dal campo. Buffalo però non risentì dell’assenza del suo defensive end e guidata da uno splendido attacco conquistò 12 delle prime 13 partite di regular season, chiudendo in vetta all’AFC East, prima volta dal 1980, Smith terminò l’annata con 11 sacks in dodici gare, continuando la striscia di stagioni sopra i 10 sacks totali.
Nella offseason dello stesso anno diventò free agent e i Denver Broncos fecero una sostanziosa offerta per strapparlo a Buffalo. Smith, attirato dall’ingaggio proposto dai Broncos chiese alla dirigenza di non pareggiare l’offerta, ma i Bills non vollero saperne e, pur con qualche riserva, il giocatore restò alla corte di Marv Levy.

Il 1990 fu l’annata dell’esplosione definitiva di Buffalo e della consacrazione per Bruce Smith. Il defensive end giocò come se fosse in missione, rimase molto turbato dalla sconfitta in week 2 contro i Dolphins e non le mandò certo a dire a coach Levy, ma da quel momento i Bills si trasformarono e diventarono la squadra che dominò l’AFC fino al 1993.
La squadra terminò al primo posto nella AFC e nei playoff ebbe la meglio su Miami con uno spettacolare 44 a 34 e distrusse i Raiders per 51 a 3, arrivando a giocarsi il primo Super Bowl della propria storia contro i New York Giants. Nella partita, dominata dalle difese, Smith giocò una gara splendida, placcando il quarterback Jeff Hostetler in end zone per una safety e fermando l’attacco dei Giants su un cruciale quarto down, ma i Bills dovettero soccombere, traditi dal loro kicker Scott Norwood all’ultimo secondo.
Nella stagione successiva Smith dovette fermarsi per quasi tutta la regular season a causa di un’operazione al ginocchio, ma i Bills non mancarono i playoff e ciò permise al defensive end di ritornare in campo e partecipare alla cavalcata che portò al secondo Super Bowl consecutivo, perso nettamente contro i magnifici Washington Redskins di quell’anno.
Smith ormai era ansioso di vincere e voleva a tutti i costi ritornare al grande ballo per conquistare l’anello, ma il treno per Buffalo era passato e la dinastia dei Dallas Cowboys in rampa di lancio. Nella stagione regolare chiuse con 14 sacks in 14 gare e nei playoff non si fermò, diventando l’all-time leader nei sacks nella post season con 12, ma perse nettamente il terzo Super Bowl proprio contro i Cowboys.
Nel 1993 registrò ancora 14 sacks e il record personale di 108 tackles, dimostrando di essere ancora perfettamente integro e dominante, nonostante i problemi fisici al ginocchio, guidò i Bills al quarto Super Bowl, ma dovette ancora inchinarsi allo strapotere di Dallas.

Dopo l’ennesima delusione per Buffalo cominciò la lenta, ma inesorabile discesa, ma Bruce Smith continuò ad essere un fattore nella linea difensiva, registrò ancora annate in doppia cifra di sacks e nel 1996 ritornò in vetta, vincendo il secondo Defensive Player of The Year, all’età di 33 anni, chiudendo con 13 sacks e mezzo e 90 tackles, ma la squadra perse al primo turno playoff dai sorprendenti Jacksonville Jaguars, che violarono per la prima volta il Ralph Wilson Stadium, chiudendo di fatto la carriera del quarterback Jim Kelly e dei grandi Bills.
Nel 1997 terminò ancora al primo posto nella classifica stagionale di sacks della AFC con 14 e nel ‘98 chiuse ancora in doppia cifra, con 10 sacks, nominato per l’ultima volta in carriera per il Pro Bowl, undicesimo della sua carriera.
L’annata succesiva fu difficile per Smith, che chiuse la sua striscia di stagioni con almeno 10 sacks, e dovette subire alcune critiche del coaching staff, che vedeva ormai finiti gli anni migliori del defensive end. Alla fine di quella stagione, in un terribile giovedì, Buffalo, per problemi di salary cap, tagliò contemporaneamente lui, Thurman Thomas e Andre Reed, chiudendo di fatto la dinastia dei grandi Bills. Smith non si ritirò, voleva il record di sacks all-time di Reggie White, e così firmò per i Washington Redskins, all’età di 37 anni, sorprendendo tutti in quella stagione, chiusa con 10 sacks, 58 tackles e 5 fumbles forzati, nonostante venisse usato in situazioni speciali di passaggio e non per l’intero piano difensivo.

Quella stagione diede di nuovo linfa alla sua carriera e alla sua rincorsa al record che terminò nel 2003, quando alla tredicesima partita superò Reggie White come all-time sacks leader, chiudendo l’annata con 200 sacks totali in carriera.
Fu l’ultimo grande premio per la carriera di Smith, che alla fine di quella stagione venne rilasciato dai Redskins, ormai prossimo ai 40 anni, e decise di chiudere con il football professionistico.
I numeri delle sue indimenticabili 19 stagioni in NFL sono scolpiti nella storia di questo sport, parlando di un difensore che ha dominato con il suo atletismo e con la sua forza mentale, ma anche con la sua costanza di rendimento, che gli ha permesso di essere decisivo anche sul finire della propria carriera.
Sfortunatamente per lui non ha conquistato nessun titolo, ha fatto parte di un team che è entrato nella storia NFL, ma dalla parte sbagliata, per le quattro sconfitte consecutive nel Super Bowl, ma Smith non ha mai mollato e pur rimanendo fuori dalla copertine riservate ai vari Kelly, Thomas e Reed, è stato il protagonista e il leader di quella squadra.
Nel 2009 sarà eleggibile per la Hall of Fame ed entrerà nella casa della gloria del football, dalla porta principale, meritatamente.

Legends | by Teo | 20/06/08

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