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Jerry "World" Rice

Jerry World Rice

Walter Payton, Emmitt Smith, Eric Dickerson o Jim Brown? Johnny Unitas, Joe Montana, John Elway o Terry Bradshaw? Difficile decidere chi sia stato il miglior RB o il miglior QB di tutti i tempi. Quando si parla di ricevitori il compito è decisamente più agevole: ogni discussione inizia e finisce subito con Jerry Rice, il più dominante wide receiver della storia della NFL. Tre anelli al dito e tredici selezioni per il Pro Bowl danno solo una vaga idea della sua strabiliante carriera; il fatto più impressionante è che si è ritirato con praticamente tutti i record statistici per quanto riguarda le ricezioni dopo averli letteralmente frantumati, spanne sopra al secondo classificato. Ma cominciamo dall’inizio.

Jerry Lee Rice nasce il 13 ottobre 1962, a Crawford nel Mississippi, sesto di otto fratelli. Suo padre era un muratore, dettaglio non irrilevante nella storia del campione. Il padre infatti si fa aiutare nel lavoro dai figli e Jerry allena le sue mani prendendo al volo i mattoni che i fratelli gli lanciano. Ancora più importante il fatto che, dedicandosi ad un’attività impegnativa dal punto di vista fisico come il mestiere del muratore, il giovane Jerry impara l’importanza del duro lavoro, che gli permetterà di eccellere in tutta la sua carriera di giocatore. “Sono abituato al duro lavoro fin da piccolo. Ha reso le mie mani ruvide, ma mi ha anche reso più forte”

Il suo approdo al football giocato è legato ad un episodio curioso: all’età di 16 anni, decide di marinare la scuola (la B. L. Moore High School), ma il preside lo vede fuori, gli si avvicina e lo chiama; sorpreso, Jerry scappa via il più velocemente possibile e il preside rimane impressionato dallo sprint del ragazzo. Il giorno dopo quindi, gli assegna la punizione e lo manda a fare un provino per la squadra di football.
“Non ero il giocatore di maggior talento. Ho dovuto lavorare molto duramente per provare a tutti che ero qualcuno.”
Nella squadra del suo liceo viene impiegato, oltre che come ricevitore, come defensive back e saltuariamente come running back e quarterback. Nell’ultima stagione realizza 35 mete ricevendo 80 passaggi.

Rice e Totten, il "Satellite Express"

Nonostante gli ottimi numeri, i migliori programmi di football delle università della sua zona non lo prendono in considerazione, così decide di andare a giocare per la Mississippi Valley State, una piccola università di Division I-AA allenata da Archie Cooley, l’unico coach che andò a visionarlo di persona.
“Jerry era circa 6 piedi e un pollice (185 cm), 180 libbre (81 kg) e correva le 40 in circa 4 secondi e 80. Uno così puoi trovarlo in ogni dove, ma lui aveva quelle mani… e quel desiderio di migliorare! Ancora non sapeva quanto era forte ”
L’innovativo allenatore impiegava un attacco di tipo run and shoot, cui Rice si adattò alla perfezione nella posizione di wide receiver, servito dal QB Willie Totten, con il quale costituì il duo detto “Satellite Express”. Cooley metteva 4 ricevitori da un lato e posizionava Rice, con il numero 88, dall’altro, costringendo la difesa a lasciarlo uno contro uno. E come ha dimostrato anche tra i professionisti, difficilmente un solo difensore poteva annullare Rice.

Alla fine della carriera universitaria, Jerry deteneva 18 record per la Division I-AA, tra cui il più impressionante erano le 50 ricezioni da TD, e anche un record di tutta la NCAA: una partita da 24 ricezioni. I numeri di Rice portarono la piccola Mississippi Valley State all’attenzione della nazione intera e molti scout andarono a visionare l’interessante prospetto.
Al college gli affibbiarono il profetico soprannome che si e’ portato dietro per tutta la carriera: “World”, mondo, perché non c’era nessuna palla al mondo che non fosse capace di ricevere. I compagni decisero di chiamarlo così dopo che Cooley aveva dichiarato: “E’ capace di ricevere un proiettile al buio mentre corre alla morte”

Rice a Mississippi Valley State

I San Francisco 49ers lo notarono il 20 ottobre 1984 mentre erano a Houston per una partita contro gli Oilers. Bill Walsh stava facendo zapping nella sua camera d’albergo finché qualcosa non attirò la sua attenzione sulla partita di Mississipi Valley State. Il coach era rimasto ipnotizzato dal ricevitore numero 88 e convocò immediatamente nella sua stanza John McVay, vice presidente/direttore delle operazioni riguardanti il football, che ricorda come Bill continuasse a dire che Rice era super. “Guarda come si muove. Osserva la sua concentrazione. Guarda il modo in cui usa le mani!”

Nel draft del 1985, i San Francisco 49ers, campioni in carica, imbastirono una trade (16 e 75 in cambio di 28, 56, 84 e 224) con i New England Patriots per salire a metà del primo round ed accaparrarsi Jerry Rice, quattordicesimo giocatore della sua università ad essere selezionato dai professionisti. I dubbi su di lui riguardavano il fatto che non si era misurato contro i migliori nella Big-Ten o nella Pac-Ten, ma aveva giocato in una division piccola e con scarso talento; l’aver dato via due scelte per prenderlo, fece piovere molte critiche addosso a Bill Walsh. Il coach spiegò così le sue ragioni:
“I movimenti di Jerry erano spettacolari per un ricevitore, indipendentemente dal livello. Anche uno spettatore casuale che avesse osservato la squadra di Mississippi Valley State avrebbe chiesto: ‘Chi è quello?’. Ha continuato a ricevere 100 passaggi anno dopo anno. Pensavamo che se continuavano a lanciare così tanto verso di lui e che se continuava a prendere così tanti palloni, dovesse avere l’istinto per quella posizione.”

Altro punto debole di Jerry era la velocità: 4.60 nelle quaranta yard. Ma Walsh e McVay notarono che c’era qualcosa che non tornava su questa presunta mancanza: nessuno riusciva a prenderlo, Rice era sempre un passo avanti, indipendentemente dalla distanza e da quanti difensori lo stessero inseguendo. McVay dichiarò:
“Per misurare accuratamente il suo tempo sulle 40, bisognerebbe mettergli qualcuno dietro a rincorrerlo.”

Jerry Rice

Passando ai pro decise di indossare il numero 80. La prima stagione da professionista non fu molto buona, nonostante le 927 yard in 49 ricezioni. Dovendosi adattare ad un sistema molto complesso come la West Coast Offense di Walsh, non riusciva ad essere fluido nei movimenti e nel correre le tracce: doveva pensare a come doveva svolgersi il gioco invece di svilupparlo con naturalezza. Questa fu la causa principale dei 15 drop che macchiarono la stagione 1985, ma il gran potenziale di Jerry si era già visto: contro i Rams nel dicembre 1985 guadagnò 241 yard in 10 ricezioni! Nella squadra trovò un grande aiuto da parte di Roger Craig, che notò il talento del ragazzo e lo invitò ad allenarsi con lui nella offseason. Craig gli insegnò come sollevare pesi, come correre in allenamento, come respirare e come rilassarsi durante gli workout. Lo portò con sé ad allenarsi correndo delle ripetute sulla collina accanto al campo di allenamento dei 49ers, esercizio che sarà il “marchio di fabbrica” di Rice per tutta la sua lunga carriera. Negli anni a seguire, il numero 80 è sempre stato additato ad esempio da compagni e allenatori per la sua etica lavorativa, che deve in parte al suo mentore Roger Craig.

Rice e Montana

Assimilato l’attacco, la stagione successiva fu eccezionale: guidò la lega con 1570 yard su ricezione e 15 TD. Era solo l’inizio: per sei stagioni consecutive fu il miglior WR come yard e come TD segnati, grazie alla precisione del braccio di Montana ma anche alla sua capacità di correre le tracce in maniera superba e di trasformare piccole ricezioni in grandi guadagni con molte yard after catch. Nel 1987, giocando solo 12 partite a causa dello sciopero, realizzò il record per mete su ricezione con 22 (battuto vent’anni dopo da Randy Moss con 23, ma in 16 gare). Alla seconda settimana, in una situazione veramente critica con lo spettro dell’inizio 0-2, i 49ers si affidarono per il gioco decisivo al loro numero 80. I Bengals, avanti di 6 a sei secondi dalla fine fronteggiano un quarto down e lo giocano sperando di far esaurire il tempo; la difesa restituisce la palla a Joe Montana e soci con due secondi dal termine: c’ è tempo per un solo gioco. Montana lancia un perfetto lob in end zone per Jerry, che riceve in tuffo e regala la vittoria ai 49ers: la gara fu battezzata Hail Jerry Game.

Rice sulla copertina del SB XXIII di SI

Nel 1988 arriva il primo titolo contro i Cincinnati Bengals nel Super Bowl XXIII, di cui viene nominato anche MVP grazie alla miglior partita in post season della carriera (215 yard in 11 ricezioni e una meta). I 49ers si ripetono l’anno successivo e Rice realizza un altro record per i Super Bowl con tre ricezioni da touchdown contro i Denver Broncos, anche se il titolo di miglior giocatore va al suo amico Montana. Nel 1990 non arriva il three-peat, ma durante la stagione Jerry si toglie comunque qualche soddisfazione personale: con 100 ricezioni tonde tonde, entra nel ristretto club dei giocatori che hanno fatto segnare un numero a tre cifre di palloni ricevuti in una stagione (insieme as Art Monk, Cherlie Hennigna e Lionel Taylor), mentre alla sesta settimana ad Atlanta gioca una delle migliori partite di sempre per un WR. Cinque TD (pareggia un record NFL) con 13 ricezioni e 225 yard. Nel 1992 diventa il detentore del record NFL per touchdown su ricezione con 101, sorpassando Steve Largent con una presa da 30 yard nella partita contro Miami. Nel 1993 viene nominato Offensive Player of The Year e batte ancora un record per la sua posizione: 8 stagioni consecutive con più di 1000 yard. Nella postseason aggiunge altri due record: maggior numero di ricezioni (con 78 nel divisional contro i Giants) e maggior numero di yard (1306 nel championship perso contro Dallas).

Rice in meta nel Super Bowl XXIX

Il 1994 inizia nel migliore dei modi: battuto Jim Brown nel season opener contro i Raiders come numero di TD in carriera (127). Si conclude ancora meglio con il suo terzo ed ultimo anello nel Super Bowl XXIX contro i Chargers, asfaltati da 3 mete e 149 yard su ricezione del numero 80, che gioca gran parte della gara con un problemi ad una spalla. Gli sfugge il titolo di MVP solo per l’impressionante prestazione del suo quarterback Steve Young. Come i buoni vini, Jerry Rice migliora con il passare degli anni e alla sua undicesima stagione NFL realizza la migliore prestazione statistica per yard ricevute della storia della lega con 1848. Alla nona settimana batte il record per yard ricevute in carriera con 14040; nell’ultima settimana di stagione regolare ad Atlanta sorpassa Art Monk portandosi in testa alla classifica dei giocatori con più ricezioni in carriera (nella stessa partita fa meta anche ricoprendo un fumble e lanciando un passaggio per JJ Stokes su una finta di reverse). Inoltre porta il suo totale in carriera a 58 partite da oltre 100 yard battendo il precedente record di Don Maynard (50). Nel 1996 diventa il primo giocatore NFL a superare le 1000 ricezioni e le 16000 yard in carriera.

Nel 1997 uno dei momenti più difficili della sua carriera: per la prima volta nella sua vita di atleta si infortuna in maniera grave alla prima partita dell’anno. Warren Sapp lo scaraventa a terra prendendolo per la griglia del casco su una reverse e Jerry si rompe i legamenti anteriore e collaterale del ginocchio sinistro. La stagione sembra finita: i medici gli danno una prognosi dai 4 ai 6 mesi, ma la grande etica lavorativa gli permette di tornare in campo solo 14 settimane dopo. Nella gara del rientro contro Denver si rompe però la rotula segnando il TD che gli permette di diventare il primo giocatore non kicker della storia della NFL a segnare almeno 1000 punti. Nel 1998 torna a ottimi livelli superando ancora le 1000 yard in stagione e diventando con Steve Young la coppia QB/WR più prolifica della storia sorpassando Dan Marino e Mark Clayton.

Nel 1999 risente della prima stagione con record negativo dei 49ers da quando è entrato nella lega e per la prima volta non raggiunge quota 1000 yard giocando 16 partite di stagione regolare, pur rimanendo il miglior WR della squadra. L’anno successivo, l’emergere di Terrell Owens ed il calo del suo rendimento contribuiscono alla sua decisione di cambiare aria e alla firma di un contratto con gli Oakland Raiders.

Jerry Rice in maglia Raiders

I primi due anni con la squadra dall’altro lato della baia di San Francisco sono ottimi: Rice torna ad essere uno dei terminali preferiti del QB Rich Gannon e supera nuovamente le 1000 yard. Nel 2001 diventa l’unico giocatore della storia NFL a superare le 20000 yard su ricezione. L’annata sportiva si conclude al divisional con l’infausta partita sotto la neve contro i New England Patriots, ma l’anno seguente i Raiders arrivano al Super Bowl XXXVII grazie ad un attacco veramente efficace e spettacolare di cui Rice è il terminale principale. La strapotenza della difesa dei Buccaneers separa Jerry dal suo quarto anello e pone fine al ciclo positivo della squadra di Oakland.

Nella gara del 19 settembre 2004 contro i Buffalo Bills si interrompe la striscia di ben 274 partite consecutive con almeno una ricezione, iniziata il 9 dicembre 1985. Jerry capisce che i Raiders non hanno più bisogno di lui e chiede di essere scambiato.

Jerry Rice in maglia Seahawks

Viene accontentato nell’ottobre del 2004: in cambio di una scelta condizionata al draft successivo, i Seattle Seahawks si assicurano i suoi servigi. Indosserà ancora il numero 80 nonostante fosse stato ritirato in onore di Steve Largent: l’ex giocatore dei Seahawks gli concede infatti l’onore di usarlo comunque. Con la squadra di Mike Holmgren il suo ruolo diventerà abbastanza marginale (25 ricezioni per 365 yard in 11 partite). La sua ultima partita di playoff sarà una sconfitta alla wild card contro i Rams.

Nella stagione 2005, a 42 anni, Jerry ha ancora voglia di giocare e di mettersi alla prova: firma un contratto con i Denver Broncos e partecipa al training camp (indossando il numero 19, lo stesso che scelse Montana a Kansas City), ma decide di ritirarsi perché capisce che non potrà contribuire com’era abituato a fare in precedenza. Pur riuscendo a fare la squadra infatti, non potrà essere più del quarto/quinto nella depth chart.

Il 24 agosto 2006 Rice firma un contratto simbolico da un giorno con i 49ers, che gli permette di ritirarsi con i colori con cui è diventato il migliore di sempre. L’importo e’ pari a 1.985.806,49 dollari, numero che rappresenta l’anno in cui Jerry e’ stato scelto dai Niners (1985), il suo numero (80), l’anno del ritiro (2006) ed i 49ers(49). Ovviamente Rice non ricevette alcun compenso.

La cerimonia del ritiro avviene il 19 novembre 2006 nella partita casalinga contro i Seattle Seahawks. Nell’intervallo della gara, con due grossi numeri 80 sul campo formati da persone vestite di rosso, Jerry tiene il suo discorso di commiato a braccio, lasciando da parte quello che aveva preparato, “parlando dal cuore”. Ricorda l’uomo che lo ha portato ai 49ers, il compianto Bill Walsh, ribadisce l’importanza di tutti i suoi compagni di squadra (“E’ sempre stata una questione di squadra qui a San Francisco”), ringrazia George Seifert con cui ha vinto due Super Bowl, ringrazia tutta la sua famiglia per il supporto ricevuto durante la carriera e ricorda di aver avuto la fortuna di giocare con due Hall of Famer, Montana e Young. Proprio quest’ultimo scende in campo per lanciargli l’ultimo passaggio da touchdown.

La cerimonia del ritito di Jerry Rice (Candlestick Park, 19/11/2006)

Il finale della storia è tanto scontato quanto doveroso: alla prima occasione possibile, Rice si conquista l’elezione nella Hall Of Fame di Canton. La cerimonia di introduzione nel tempio dei migliori protagonisti del football americano si terrà il 7 agosto 2010; il discorso di presentazione sarà tenuto dall’ex proprietario dei 49ers, Eddie De Bartolo Jr..

La carriera di Rice è stata incredibile, potrebbe non essere eguagliata da nessun giocatore nella storia: ha riscritto tutti i record della lega, sia perché aveva grandi doti atletiche e tecniche, sia perché ha giocato per molto tempo. Era dotato di grande velocità, era agile, correva tracce in maniera estremamente precisa e le sue grandi mani riuscivano a prendere qualsiasi cosa gli venisse lanciato. Ma alle doti che madre natura gli ha concesso, ha aggiunto quello che serviva per migliorare sempre e per mantenersi costantemente al top. Bill Walsh lo nominava sempre riguardo alla sua grande etica del lavoro: diceva che molti avrebbero voluto allenarsi come Jerry, ma nessuno poteva farlo. Rice aveva una resistenza incredibile: poteva correre e correre e correre… e non stancarsi mai. Era fanatico nella ricerca della perfezione: continuava a correre le tracce da solo nel campo di allenamento anche quando l’attacco titolare riposava. Era attentissimo ai dettagli: quando Steve Young, mancino, sostituì come QB titolare Montana che era destro, Rice insistette affinché venisse sostituito anche l’assistente allenatore che lanciava i passaggi ai ricevitori con un mancino.

Un suo allenatore e uno dei suoi QB da Hall of Fame ne parlano così.

“Not many people that own all the records spend that type of commitment and give that type of commitment in the offseason. That’s why, in my opinion, he’s the greatest player to ever play the game.” (Mike Shanahan)

“Jerry was a supreme route runner. The way he moved was somehow predictable and he really made it easy for me to throw the football. He was just so consistent in his motion and movement that I always knew where he was going to be. We all know that he worked hard, but it wasn’t just that he worked hard. There are a lot of hard workers who just peter out. Jerry was a hard worker for 40 years. He outworked everyone. He outworked free agents, even the guys who all they had was work ethic he outworked them. And he was a star. He rose to every occasion. The bigger the moment the better he played. The playoff games, the Super Bowls, the Monday Night games. If there was a record to break he would do it that day with the lights shining. His specialty was precision and you can’t cover precision. And people questioned his speed. There were plenty of fast guys who would slow down when they put the helmet and pads on. Jerry got faster in uniform. He carried the equipment better than anyone who has ever played. On the street he might not be the fastest, but on the field he was faster than everybody.” (Steve Young)

Jerry Rice in azione dopo una ricezione

Record di carriera

Al momento del suo ritiro, Rice deteneva i seguenti record

Stagione regolare
• Numero di ricezioni (1,549)
• Yard su ricezione (22,895)
• Touchdown su ricezione(198)
• Yard totali guadagnate (23,540)
• Touchdown (208)
• Yard su ricezione in una sola stagione (1,848)
• Touchdown su ricezione in una sola stagione (22)
• Stagioni con almeno 50 ricezioni (17)
• Stagioni con almeno 1000 yard su ricezione (14)
• Partite con almeno 100 yards su ricezione (76)
• Partite consecutive con almeno una ricezione (274)
• Partite consecutive con almeno una ricezione da touchdown (13)

Postseason
• Partite giocate (28)
• Touchdown (22)
• Ricezioni (151)
• Yard su ricezione (2,245)
• Ricezioni da touchdown in una singola partita (3, tre volte; altri 10 giocatori ne hanno 3 in una partita una sola volta)
• Partite con almeno 100 yards su ricezione (8)
• Partite consecutive con almeno una ricezione (28)

Super Bowl
• Ricezioni (33)
• Yard su ricezione (589)
• Yard totali guadagnate (604)
• Ricezioni da touchdown (8)
• Punti segnati (48)
• Ricezioni in una singola partita (11)
• Yard ricevute in una singola partita (215)
• Ricezioni da touchdown in una singola partita (3, due volte)
• Punti segnati in una singola partita (18, due volte)

Risultati personali
• Pro Bowls 13 Awards
• 1995 Pro Bowl MVP
• 1993 AP Offensive Player of the Year
• 1988 Super Bowl MVP
• 1987 AP Offensive Player of the Year
• 1988 PFWA MVP
• 1988 UPI NFC Offensive Player of the Year
• 1985 UPI NFC Rookie of the Year

Riconoscimenti
NFL 75th Anniversary All-Time Team
NFL 1990s All-Decade Team
NFL 1980s All-Decade Team
NFL 75th Anniversary All-Time TeamNFL 1990s All-Decade TeamNFL 1980s All-Decade Team

Un Rice esulatante durante il terzo Super Bowl vinto

Fonti:

- Roger Craig, Matt Maiocco, “Tales from the San Francisco 49ers sideline”, Sports Publishing, 2004.

- Phil Barber, “We were champions, The 49Ers’ Dynasty in Their Own Words”, Triumph Books, 2002

- http://www.jerryricefootball.com

- http://www.collegefootball.org

- http://sportsillustrated.cnn.com

Legends | by Ciro de Mauro | 06/04/10

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