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John Hannah

“Credo proprio di voler essere ricordato come un giocatore che ha fatto il meglio che poteva con ciò che aveva”.
Queste sono state le parole di uno degli offensive lineman più forti che la storia del football ha consegnato a questo incredibile sport, un giocatore a cui non interessavano i soldi o la gloria personale. Quello che gli importava di più era la sua squadra e giocare a football. Questa è la descrizione di un campione e un grande uomo, questa è la descrizione di John Hannah, guardia dei New England Patriots.

John Hannah nacque il 4 aprile 1951 a Canton, in Georgia. Sin dalla sua nascita si capiva che la sua strada era quella del football. Infatti la sua conformazione fisica era perfetta per questo sport. Pesava 11 libbre alla nascita, 35 ad un anno e 210 poco più tardi. Giocò per tre anni alla Baylor Prep a Chattanooga, in Tennessee, poi, però, terminò la sua carriera alla High School nella sua città, Albertville, Alabama.
Nello stato delle camelie, Hannah si dedicò anche al wrestling e al lancio del disco, vincendo ben otto medaglie e venne soprannominato “Ham Hocks”. Ma fu giocando nella squadra di football della University Of Alabama che ricevette le maggiori soddisfazioni. Nella sua stagione da senior vinse tutti i premi possibili, giocando, inoltre, sia il Cotton Bowl che l’Hula Bowl. Oltre a questo, fu invitato a giocare il College All-Star Game, dove fu riconosciuto miglior giocatore della partita per aver aperto tutti i varchi per i maggiori guadagni della sua squadra. Al termine del match, Skip Husband di USC, che era il coach di quella squadra di All-Stars, dichiarò a proposito di Hannah: “Dovete credermi se vi dico che vedrete questo ragazzo in giro per molto tempo. È un grande ragazzo da allenare, molto aggressivo e veloce”.

I New England Patriots, durante gli anni ’60 e ‘70 viaggiavano su record di 0.500, e guardavano al draft del 1973 con grandi aspettative, vista sia la qualità di quella classe che la possibilità di avere tre scelte al primo giro, dando così il via al programma di ricostruzione della franchigia. La prima scelta fu spesa proprio s quella guardia della University Of Alabama. John Hannah sembrava reggere molto bene la pressione e le responsabilità: infatti, alla domanda posta dai giornalisti su come pensava di gestire la pressione di essere la prima scelta, rispose: “Credo che si aspettino che giochi quest’ anno. Dovrò lavorare molto e dare alla squadra quello di cui ha bisogno”.
Hannah era un’atleta eccezionale, molto veloce nonostante la sua stazza facesse pensare il contrario. Purtroppo, alcuni erano preoccupati riguardo alla sua altezza e al suo modo di bloccare gli avversari. Ma alle critiche rispose in modo molto deciso: “Quando sei più basso, puoi avere dei piccoli vantaggi”, disse. “Non credo che il fattore stazza possa influenzarmi, l’unica cosa che mi preoccupa è il fatto di giocare con gente molto più esperta di me, per questo spero che i Patriots mi daranno una mano e mi insegneranno le cose che dovrei sapere”.

Le sue preoccupazioni, però, erano del tutto infondate. Infatti, la giovane guardia mostrò sin dal primo giorno quegli attributi necessari che lo ponevano un gradino sopra gli altri giocatori del suo ruolo. Hannah, divenne efficace sia come pass protector che come run blocker, e inoltre era un’importante risorsa come pulling guard. Riguardo alle sue abilità, l’Hall Of Famer, Jim Ringo, ex centro dei Green Bay Packers di Vince Lombardi ed in seguito Offensive Coordinator dei New England Patriots, dichiarò: “John è molto veloce in pull, più veloce di Jerry Kramer e Fuzzy Thurston, nonostante pesi 20 libbre più di loro”.
L’attacco dei Patriots, con l’arrivo di Hannah, fece un incredibile salto di qualità. Dopo la sua prima stagione, nel 1974, fu scelto nel team All-Rookie e nominato nella AFC-Honor squad. Dal 1976 in poi fu scelto nella squadra All-Pro ogni anno per il resto della sua carriera. Fu, inoltre, convocato per quattro volte al Pro Bowl e vinse per quattro volte consecutive, dal 1978 al 1981, il premio NFL Offensive Lineman Of The Year.
Nella quarta stagione di Hannah, il 1976, i Patriots guadagnarono 2948 yards su corsa, un record per il club del Massachusetts. Traguardo che però sarebbe stato sorpassato due anni più tardi, quando New England corse un totale di 3165 yards, facendo, così, registrare un record per la NFL. Le corse dei Patriots, in quel periodo, erano il top che si poteva avere nella NFL. In ogni angolo del Paese, John Hannah veniva identificato come l’anima dell’efficacia dei Patriots sul campo.

Questi erano solo alcuni dei numeri che identificavano la bravura e l’incisività del giocatore venuto dall’Alabama. Ma John Hannah non fu solo questo, dato che si fece apprezzare anche per la sua disponibilità negli allenamenti: era il primo ad arrivare sul campo e l’ultimo ad andarsene, spesso trattenendosi dopo la fine delle sessioni per provare qualcosa che non andava. Non importava il clima che c’era, poteva essere estate inoltrata o un inverno gelido, lui era lì che dava il 110% di se stesso per la squadra. “Bear Bryant ci aveva insegnato come vincere quando ero in Alabama” le parole di Hannah. “Ispirò in noi quel senso di dare il massimo ad ogni partita, ci disse che i match si decidono, di solito, con quattro o cinque giochi. Nessuno può sapere quali siano, per questo bisogna farsi trovare sempre pronti”.
Quello che la gente si aspettava da Hannah, lui se lo aspettava dai propri compagni. Non esitò mai a riprendere un compagno quando questo stava giocando al di sotto delle sue possibilità.
John Hannah aveva un carattere molto forte, ed un tale temperamento lo portava spesso a discutere sia con gli amici che con gli altri. Fu grazie alla moglie, Page, sua fidanzata sin dai tempi del liceo, che si avvicinò alla religione, cosa che gli portò un notevole cambiamento sotto l’aspetto caratteriale.
Sul campo, infatti, inizò a giocare con la stessa intensità ma con un maggiore controllo. “Ho perso la pazienza solo un paio di volte, una con Will Foster in allenamento e un’altra con Alan Page in partita”, ammise. “Non ne vado orgoglioso”.

La sua grande disponibilità verso la squadra lo spinse a giocare alcune partite da infortunato. In tutta la carriera, durata 13 anni di NFL, saltò solo cinque partite per via degli infortuni. “Per essere grande, si deve dimenticare il dolore” disse una volta. “Se non si sta male in modo serio non giocare vuol dire barare con i tuoi compagni, è come tradirli”.
Nonostante sul campo avesse mostrato un impegno unico, non ebbe sempre un buon rapporto con la dirigenza dei Patriots. Nel 1974 appoggiò la direzione e ignorò lo sciopero dei giocatori NFL. Ma nel 1977 abbandonò il campo, insieme al suo compagno Leon Gray, quando la società si rifiutò di rinnovargli il contratto. Alla fine la questione si risolse e Hannah tornò a giocare nella quarta partita della regular season.
Nel 1978 il coach Chuck Fairbanks lasciò i Patriots causando l’infelicità di John, con cui aveva un buon rapporto. Al posto di Fairbanks la dirigenza prese prima Ron Erhardt, e poi Ron Meyer nel 1982.
Hannah entrò subito in contrasto con il nuovo allenatore: secondo la guardia le regole da seguire fuori dal campo, dettate dal coach ai giocatori, erano molto infantili. Inoltre Hannah riteneva che il game plan dei Patriots era troppo semplice e poteva essere fermato tranquillamente dagli avversari. Infine, si lamentò della scarsa esperienza del coaching staff.

Così, prima del 1983, tramite una conferenza stampa minacciò di ritirarsi, perché: “Il football non è più un divertimento per me. Per me vincere è più importante del denaro e noi non pensiamo più a vincere”. Tuttavia, ci fu un ripensamento e la guardia continuò a giocare per i Patriots.

In realtà, guardando i fatti, i Patriots avevano ottenuto nove stagioni con record positivo nei primi dieci anni di carriera di Hannah, arrivando, però, ai playoff soltanto nel 1976,1978 e 1982. Nel 1978 vinsero anche la AFC East.
Nella tredicesima stagione di Hannah i Patriots riuscirono finalmente a vincere la AFC, arrivando così al tanto sognato Super Bowl, risultando la terza squadra arrivata al Gran Ballo partendo dalla Wild Card.
Una vittoria contro i Chicago Bears nel Super Bowl XX sarebbe stata la perfetta fine della splendida carriera di John Hannah. Ma quella sfida finì con un sonoro 46 – 10 per i Bears, che portarono il Vince Lombardi Trophy nella Windy City. John Hannah, tanta la voglia di giocare il Super Bowl, giocò anche infortunato. Tempo dopo dichiarò: “Nessun dubbio. Perdere il Super Bowl è stata la mia più grande delusione”.
Anche se infortunato riuscì comunque a giocare il Pro Bowl la settimana successiva, ma un intervento chirurgico al ginocchio e i continui infortuni che subiva gli fecero capire che in questo modo avrebbe messo a repentaglio la sua salute. Così, nel giugno 1986, decise di ritirarsi dal football professionistico.
Finiva così, dopo 13 anni gloriosi, la carriera di uno dei più forti uomini di linea che questo sport abbia regalato ai suoi appassionati. Un giocatore che il suo coach Bear Bryant descrisse come: “Il miglior offensive lineman che abbia mai allenato”.
Gli vennero riconosciuti tutti i premi che un offensive lineman poteva ricevere durante la carriera. Al suo ritiro, però, amise che aveva ancora un obiettivo da raggiungere nel football: entrare nella Pro Football Hall Of Fame.
Le speranze di Hannah si realizzarono cinque anni dopo. Nel suo primo anno di eleggibilità fu introdotto a Canton, coronando, così, il suo ultimo desiderio sportivo. Hannah, con l’ingresso nella Hall Of Fame, fu il primo Patriot, tra giocatori, allenatori o dirigenti, ad entrare nella sala di Canton. Questo fu un grande onore per John ma anche il giusto riconoscimento ad un uomo che da questo sport ha avuto e dato tutto, arrivando anche a mettere a repentaglio la sua stessa salute.

Questo era John Hannah, un giocatore che metteva la squadra prima di tutto, prima anche del denaro. Uno che giocava per il piacere di farlo e che amava questo sport più di se stesso.

Legends | by bix1988 | 25/10/09

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