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Lance Alworth: Bambi

A Lance Alworth non è mai piaciuto il soprannome “Bambi”, ma che avrebbe potuto farci ? Addirittura arrivò ad ammettere che era perfetto per lui. “Charlie Flowers, il fullback dei Chargers, mi diede quel soprannome durante il mio primo giorno da rookie”, disse Alworth. “Sembravo un ragazzo di 15 anni. Avevo i capelli molto corti e gli occhi castani. Charlie disse che quando correvo sembravo un cerbiatto”.
L’esile, agile Alworth fu uno di quei giocatori che permisero alla American Football League di guadagnare una certa credibilità. C’era sempre una buona dose di dubbio sul livello qualitativo di una nuova lega, ma nessuno che abbia visto Alworth in azione ha mai messo in dubbio la sua capacità di giocare a football ai massimi livelli possibili.
“E’ il miglior wide receiver che io abbia mai visto”, disse il cronista veterano della NBC, Charlie Jones, noto come voce della AFL. “Era veloce, agile ed era un duro. A volte mi tornano in mente certe istantanee del passato, e me lo immagino a mezz’aria, come un ballerino, mentre cerca di afferrare un passaggio. Oggigiorno sarebbe stato una superstar.”
Al secolo Lance Dwight Alworth, nacque il 30 agosto 1940 a Houston,Texas.
Ancora bambino si trasferì con la famiglia a Brookhaven,Mississippi, dove frequentò la locale high school dimostrandosi un ottimo atleta, cimentandosi nel basket, baseball, football e atletica. Ottenuto il diploma, i New York Yankees e i Pittsburgh Pirates gli offrirono la chance di giocare nella MLB, come center fielder. Ma l’intervento del padre lo convinse ad iscriversi al college per continuare gli studi, e così accettò la borsa di studio offertagli da Arkansas.

Non si fosse sposato a 17 anni, probabilmente avrebbe giocato per Mississippi. Ma i Rebels non accettavano in squadra i giocatori convolati a nozze, e così Alworth si unì ai Razorbacks, dove giocò nel ruolo di running back.
La carriera NCAA fu di livello superbo: giocò il Cotton Bowl (1961, nominato MVP), il Sugar Bowl, il Gator Bowl, l’Hula Bowl (1962, anche qui MVP) e il College All Star Game a Chicago.
Nel 1961 fu nominato All-America.
Fu il miglior punt returner nazionale in termini di yards guadagnate nel 1960 e 1961.
La sua carriera da pro iniziò nel 1962.
Gli Oakland Raiders lo scelsero al secondo giro del draft AFL (nona scelta assoluta) su segnalazione di, udite udite, Al Davis, all’epoca assistant coach. Davis gli fece firmare un contratto da 30.000 dollari prima dello Sugar Bowl del 1962, giocato a New Orleans, per poi subito mandarlo ai Chargers di coach Sid Gillman in cambio del flanker Bo Roberson, del quarterback Hunter Enis e dell’offensive tackle Gene Selawski. Contemporaneamente i San Francisco 49ers lo scelsero al primo giro (ottava scelta assoluta) del draft NFL, ma Alworth preferì i Chargers e la AFL.
Il 1962 iniziò bene, fin quando si procurò un infortunio muscolare alla gamba destra durante una sessione di allenamenti. Fu necessario un intervento chirurgico, che mise fine alla sua stagione da rookie. Soltanto 10 passaggi ricevuti e ben 10 partite saltate.
I Chargers temevano che non fosse forte a sufficienza per sopportare la pressione e i colpi infertigli dagli avversari.
Troppo esile per giocare da running back a quei livelli, così Gillman ebbe la felice intuizione di convertirlo a wide receiver.
Lance rientrò in piena forma nel 1963: contro i Kansas City Chiefs (campioni uscenti AFL) avvenne l’esplosione, con 9 ricezioni per 232 yards e 2 TD. Nonostante qualche guaio fisico residuo lo costrinse a saltare sporadicamente qualche partita (6 nel 1963 e il title game nel 1964), Bambi iniziò a deliziare le platee con le sue movenze raffinate, emergendo come uno degli artefici del titolo AFL del 1963.
Il 1965 fu il suo anno di grazia: 69 passaggi ricevuti per 1602 yards e 14 TD, con una media di 23.2 yards per ricezione.

Alworth non fu solo un leggiadro interprete del ruolo, ma anche un uomo dall’inestimabile grinta e forza morale.
Nel 1966, durante una partita di preseason, si fratturò la mano destra. La settimana successiva si ruppe anche la mano sinistra. Avrebbe potuto fermarsi per far guarire le ferite, ma preferì giocare lo stesso, con entrambe la mani fratturate, rendendo pubblica la cosa soltanto a metà stagione.
Fasciato e incerottato, Alworth fece leva sulla propria capacità nel saltare, aiutandosi alla bell’e meglio con il corpo e trovando gli stimoli per migliorare la propria tecnica nel correre le tracce.
Nel 1970 iniziò il declino: la striscia di 96 gare consecutive con almeno una ricezione ebbe termine il 14 Dicembre 1969 contro i Buffalo Bills. Era l’ultima partita della AFL prima della fusione con la NFL, e in tale contesto la fine di quella striscia assunse una valenza ancora più forte: era il chiaro segnale che un’epoca era davvero finita. Al termine della stagione fu spedito ai Dallas Cowboys in cambio del tight end Pettis Norman, dell’offensive tackle Tony Liscio e del difensive tackle Ron East. Tom Landry, head coach della franchigia texana, pensò di utilizzarlo principalmente come bloccatore.
“Ero appena arrivato a Dallas, e Landry mi disse che se avessi bloccato avremmo vinto il Super Bowl”, avrebbe ricordato nel 2005.
“Giocare a Dallas fu una grande esperienza, e riuscii a vincere l’Anello. Ma sfortunatamente non era quello il tipo di football che amavo e a cui ero abituato”, avrebbe dichiarato di lì a poco.
Alworth, privato della gioia di ricevere e di correre (e del proprio numero, non più il celebre 19 ma il 24), fece buon viso a cattivo gioco e da grande professionista diede il proprio contributo nonostante il gioco estremamente conservativo di Landry non si addicesse alle proprie qualità.

Nel 1972, nel Super Bowl VI contro i Dolphins, ricevette il primo touchdown della partita. Vinto il titolo (24-3) e ricevuto l’anello, Alworth scelse di ritirarsi da campione del mondo. In quella partita ricevette due passaggi, quello del touchdown ed un altro per un third & long convertito. In seguito avrebbe dichiarato che quelle due furono tra le ricezioni più importanti della carriera.
Non avendo più vette da raggiungere, preferì ritirarsi.
Tornò a vivere a San Diego con la moglie e i 4 figli. Dopo una carriera esemplare da giocatore, si dedicò con alterne fortune agli affari: dopo essere andato in bancarotta, riuscì a risollevarsi nel 1976 con l’aiuto economico dell’ex compagno di squadra Glenn Gregory riuscì di aprire di una serie di magazzini.
Nel 1978 fu il primo giocatore dei Chargers e della AFL ad entrare nella Hall Of Fame (al primo anno di eleggibilità). Scelse di essere introdotto da Al Davis, patron dei Raiders che tanto aveva fatto per la AFL.
Il suo numero 19 fu ritirato dai Chargers (unico numero ritirato dalla franchigia assieme al 14 di Dan Fouts) con una cerimonia durante l’halftime di Chargers-Bills del 20 Novembre 2005.
Nel 1984 fu eletto nella College Football Hall Of Fame.
Nel 1994 fu inserito nell’NFL All Time Team per il 75esimo anniversario della lega.
Nel 1999 fu inserito al 31esimo posto della classifica dei 100 migliori giocatori NFL di sempre di The Sporting News.

Alworth aveva mani di velluto, ed è sempre stato pericoloso sul profondo. In poche parole, era un wide receiver completo, quasi sicuramente il migliore interprete del ruolo negli anni ’60.
Poteva ricevere un lancio corto e trasformarlo in un grosso guadagno,o, grazie alle sua bravura nel saltare, arpionare i lanci lunghi. Ebbe una media di più di 50 ricezioni e 1000 yards all’anno durante le 9 stagioni con i Chargers. Nell’arco della sua carriera di 11 anni, inclusi gli ultimi due con i Cowboys, ebbe una media di circa 19 yards per passaggio.
Riscrisse in pratica ogni record di ricezione della AFL, guidando la classifica dei touchdown tre volte e totalizzando sette stagioni consecutive (dal 1963 al 1969) da più di 1000 yards.
Fu anche protagonista di una striscia di 9 partite consecutive con almeno una ricezione in touchdown. Oltre a questo, superò l’ultradecennale record di Don Hutson, con 96 partite con almeno un passaggio ricevuto.
Alworth aveva quasi troppo successo. I più tradizionalisti tendevano a liquidare velocemente la AFL come una lega di squadre votate unicamente all’attacco, e il proprietario dei Kansas City Chiefs, Lamar Hunt, osservò che probabilmente quei commentatori guardavano troppo spesso Lance Alworth.
“Sembrava che gli attacchi fossero così dominanti perché lui era così dominante”, dichiarò lo stesso Hunt.
Con il genio offensivo Sid Gillman ad architettare le chiamate e John Hadl a lanciare, Alworth era praticamente l’uomo immagine della AFL.
“Sono sempre stato convinto della parità tra AFL ed NFL. Per parecchio tempo, la gente rifiutò di fare paragoni fra le due leghe.”
Simbolo della AFL a tal punto da vivere un momento di gioia quando i Denver Broncos sconfissero i Detroit Lions nell’Agosto 1967, prima volta che una squadra AFL aveva il sopravvento su una della rivale NFL.
“Giocavamo contro i Raiders ed eravamo nell’huddle quando venne annunciato il risultato”, ricorda divertito. “Ero così interessato a quel risultato che non feci caso allo schema chiamato da John Hadl. Finii per allinearmi sul lato sbagliato”.
Le doti tecniche e atletiche di Alworth erano manna piovuta dal cielo per l’attacco verticale di Gillman.
Probabilmente gli 85 passaggi ricevuti in touchdown non faranno molta impressione, ma quello che lo rende immortale è la grazia impareggiabile delle sue movenze e le sue ricezioni spettacolari.
“Abbiamo sempre amato il piccolo Lance”, ricorda Charlie Jones, “perché Hadl non era un quarterback molto accurato. Abbiamo sempre sostenuto che se avesse avuto Joe Montana, non gli sarebbe stato necessario essere spettacolare”.

Dicono di lui

“Era lo standard d’eccellenza per i wide receivers di tutto il football professionistico, non solo della AFL. Nessuno ha mai messo in dubbio la sua grandezza. Ci sono pochi giocatori che definisco leggendari. Lui è uno di quelli.” (Al Davis)

“Il Signore in genere toglie qualcosa ad ogni essere umano per evitare che sia perfetto, ma non ci riuscì quando creò Alworth.” (Mac Speedie)

“Lance Alworth è stato indubbiamente il miglior wide receiver della storia del football.Se avesse giocato con le regole che ci sono oggi, avrebbe raddoppiato i propri numeri. La sua volontà di lottare per ricevere un passaggio era superiore a quella di chiunque altro. Era il migliore, senza alcun dubbio”. (John Hadl)

“E’ stato un grande atleta ed una grande persona. Quando il nostro attacco entrava in campo mi affrettavo a correre in panchina per prendermi il posto migliore e godermi lo spettacolo. Le ricezioni di Lance Alworth mi stupivano ogni volta. Riusciva sempre ad essere spettacolare.” (Earl Faison, defensive lineman dei Chargers).

“Nella storia di questo sport, pochissimi hanno avuto il suo talento. Aveva le migliori mani che io abbia mai visto. Nessuno poteva saltare o ricevere come Lance”. (Sid Gillman).

Bibliografia

- www.chargers.com
- Sports Illustrated : The Football Book
- 75 Seasons
- The Fireside Book of Pro Football

Legends | by Roberto Petillo | 04/04/07

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