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Slingin' Sammy Baugh: Il Cowboy Pellerossa

Pensando alla figura del quarterback, è spesso facile identificarlo quale giocatore più importante del roster, quello che deve prendere delle decisioni delicate quando la palla scotta, il più pagato, pubblicizzato ed acclamato più degli altri, un divo in tutto e per tutto.

Una volta, e per una volta intendiamo prima della seconda guerra mondiale, non era certo così: il mondo non era lo stesso di oggi, lo sport non era lo stesso di oggi, non c’erano contratti principeschi né signing bonus, la parola professionistico aveva dei significati ben diversi considerato il clima di conflitto che il mondo intero stava accingendosi ad affrontare, nonchè le esigue possibilità economiche a disposizione della maggior parte delle famiglie.
Il football americano, ovvero il miglior modo per passare una domenica invernale dopo una dura settimana di lavoro in fabbrica, esisteva già da qualche decennio ed era passato attraverso diverse trasformazioni che lo avrebbero portato fino a come lo conosciamo noi oggi.

I giocatori non avevano solamente un ruolo, si schieravano in attacco come in difesa senza paura alcuna, con protezioni ridicole se paragonate a quelle odierne, c’erano poche squadre ed il campionato durava meno, ma giocare era dannatamente divertente, per quanto poco remunerativo fosse. Il quarterback di allora si chiamava tailback, i passaggi in avanti erano assolutamente rari e non costituivano la principale strategia per colpire la difesa avversaria, in un’epoca dove chi giocava tale ruolo preferibilmente correva con il pallone, o al massimo lo consegnava ad un compagno di backfield.

Nel 1937 George Preston Marshall, vulcanico proprietario dei Boston Redskins, ne aveva già avuto abbastanza sia del Massachussets che del suo pubblico freddo, ed aveva conseguentemente deciso di spostare la franchigia a Washington, dove il mercato da raggiungere prometteva risultati superiori ai precedenti.
Sapendo che per attirare un pubblico tutto nuovo avrebbe dovuto allestire una squadra vincente, Marshall si mise alla ricerca di un tailback in grado di garantire spettacolo e risultati, individuando il suo candidato ideale in Samuel Adrian Baugh, un texano cresciuto a Sweetwater, da poco laureatosi alla Texas Christian University e conosciuto per l’esplosività che era in grado di dare ad un attacco grazie alla precisione dei suoi spettacolari passaggi in avanti.

Nato il 17 marzo del 1914, “Slingin’” Sammy Baugh aveva dovuto fare i conti per tutta la carriera con la sua esile stazza, 6’2 per 182 libbre, peculiarità che aveva lasciato perenni dubbi sulla sua capacità di sopravvivenza nel mondo professionistico, laddove il tonnellaggio degli avversari era ben più consistente. Avrebbe dovuto giocare non più di qualche anno, sarebbe finito sicuramente vittima di qualche colpo duro ed avrebbe dovuto mollare e cercarsi un lavoro normale; si narra che un famoso giornalista sportivo dell’epoca, Grantland Rice, avesse persino consigliato Marshall di assicurare quel braccio per almeno un milione di dollari, perché qualcuno glielo avrebbe presto spezzato.

Ben pochi avrebbero immaginato che Baugh, in campo, ci sarebbe rimasto per 16 lunghi anni.

Slingin’ Sam era dotato di mani enormi, e la sua particolare presa sull’ovale, con il pollice che arrivava a toccare le cuciture, gli garantiva uno spin sostanzialmente perfetto.
Una volta giunto a Washington il nuovo pupillo di Marshall, da questi premiato con un contratto di 8.000 dollari per un anno, al tempo una vera fortuna, fu sottoposto da coach Ray Flaherty ad una prima sessione di allenamento al fine di vedere dal vivo cosa fosse capace, dato che non esistevano né videoregistratori né televisori oggi pane quotidiani di assistenti e scouts: Flaherty chiese al wide receiver Wayne Millner, che militava in squadra già da qualche tempo, di correre alcune tracce per testare l’effettiva consistenza del braccio di Baugh, e fu esattamente in tale occasione che tra i due ebbe luogo uno scambio di battute poi diffuso e divenuto con il tempo una sorta di leggenda urbana: “Mi dicono che sei un discreto passatore” esordì Flaherty, al quale Baugh rispose “Sì, riconosco che so lanciare”; il coach quindi ordinò con perentorietà “Ok ragazzo, voglio che lanci quel pallone e che colpisci il ricevitore nell’occhio.”. Baugh si chinò per ricevere lo snap, dopodichè si fermò, guardò il suo allenatore e disse: “Coach, avrei una domanda: quale occhio?”.

Il suo nome divenne presto sinonimo di vittorie, e coincise con la prima epoca trionfale della storia dei Washington Redskins .

Nel suo primo anno, il 1937, Baugh lanciò 81 completi, diventando il migliore di quella stagione in tale statistica, eleggendosi come il secondo tailback della storia a superare le 1.000 yards stagionali, ripetendo un’impresa che era riuscita in precedenza al solo Arnie Herber, pari ruolo dei Green Bay Packers.
Diventò istantaneamente un simbolo della lega e guidò i Redskins al loro primo Championship contro i temutissimi Chicago Bears , squadra che avrebbe incrociato in molte altre occasioni ancora.
In un campo gelato, che causava atroci dolori ad ogni caduta, Sammy completò 18 passaggi su 33 per 335 yards con 3 passaggi da touchdown, proponendosi come indiscusso protagonista del 28-21 con cui Washington si laureò Campione Nfl per la prima volta nella storia della franchigia.

A quel punto, per Marshall, c’era un’antipatica situazione da sbrogliare, in quanto la squadra rischiava di perdere immediatamente il suo campione a causa del baseball: Baugh, dopo essere uscito da Texas Christian, aveva difatti firmato un contratto con i St. Louis Cardinals seguendo quello che era il suo sport prediletto, e si apprestava a giocare la stagione della primavera del 1938 nella Major League Baseball.
Il destino volle tuttavia che Baugh si infortunasse in una partita di esibizione post stagionale con i Redskins, non riuscendo a guarire in tempo per partecipare allo spring training dei Cardinals con la conseguenza di trovarsi spostato da terza base, il suo ruolo naturale, a shortstop.
Conscio delle scarse possibilità di essere titolare in un ruolo non suo e davanti all’ultimatum impostogli dai Cardinals, che imponevano il termine della sua carriera di football per evitare infortuni gravi, Baugh decise di restare con i Redskins, perché convinto che la sua carriera professionistica a Washington sarebbe stata in grado di dargli le maggiori soddisfazioni.

E così effettivamente fu.

Alla sua decisione di restare nella Nfl seguirono altre quattro apparizioni al Championship, una delle quali portò a Washington il secondo titolo della franchigia nel 1942, quinta stagione consecutiva chiusa dalla franchigia con un record vincente.
Sammy condusse i Redskins alla vittoria per 14-6 incrociando le armi ancora contro Chicago, nell’ultimo di una serie di epici scontri di playoffs tra le due squadre: l’occasione fu propizia per vendicare la sconfitta dell’anno precedente, nella quale i Bears avevano devastato gli avversari con un umiliante 73-0, passato alla storia come “The Humiliation”, partita nella quale Baugh dovette arrendersi ad un infortunio alle costole, che si procurò in un’azione difensiva placcando il mitico Sid Luckman .
In un’intervista rilasciata dopo quella disastrosa prestazione corale, un giornalista gli rivolse una domanda riguardante un clamoroso drop di Charlie Malone in endzone, chiedendogli che cosa sarebbe cambiato del risultato finale: privo di esitazioni, Slingin’ Sam rispose “Certo che sarebbe cambiato qualcosa. Avremmo perso per 73-6”.

La lunga e prosperosa carriera di Sammy Baugh fu indubbiamente aiutata dalla modifica di alcune regole riguardanti la protezione del passatore, promosse e volute tra gli altri dallo stesso George Preston Marshall, ma soprattutto dal cambio di schema offensivo utilizzato a quel tempo, la single-wing formation, più opportunamente trasformata in una T-formation. “Avevo giocato la single wing per dieci anni contando l’esperienza al college” ricorda Sammy, “pensavo che sarei durato al massimo un altro paio di campionati, perché le spalle e le ginocchia mi facevano dannatamente male. L’introduzione della T-formation fu la cosa più difficile da digerire per uno come me, che aveva giocato in tutt’altro sistema, abituarmici fu la cosa che più delle altre trovai difficile nella mia carriera di giocatore. Quella stessa formazione, tuttavia, fu quella che mi permise di continuare a giocare per sette-otto anni in più rispetto a quello che pensavo.”

Giocando la T-formation, Baugh stabilì un record Nfl nel 1945 chiudendo il campionato con una percentuale di completi del 70.3%, battuto da Ken Anderson solo nel 1982, mentre nel 1947 centrò il destinatario dei suoi lanci per 210 volte per 2.938 yards, imprese che rimasero inavvicinate fino agli anni ’60 .
“Il metro di giudizio per prevedere la partita di Sammy era molto semplice” disse un giorno il fullback Jimmy Castiglia, “bastava contare il numero di volte che si recava in bagno prima di uscire dallo spogliatoio. Se andava più di tre volte, sapevamo automaticamente che avrebbe disputato una grandissima gara.”

Sammy non si limitava ad essere un grande giocatore offensivo, era determinante tanto in difesa quanto negli special teams: rimase nella storia una particolare partita, nella quale i Redskins sconfissero i Detroit Lions per 42-20, nella quale effettuò 4 passaggi da touchdown e 4 intercetti, mentre la sua media di 51.4 yards per punt appartenente alla stagione 1940, divenne una statistica mai più ripetuta da nessun altro giocatore.
“Mi piaceva molto giocare in difesa. Cavolo, quando calciavo un punt ero sempre il terzo o il quarto uomo che arrivava dall’altra parte per eseguire il placcaggio. Non potevano sfiorarmi perché ero il punter, quindi calciavo il pallone più forte che potevo e correvo come un pazzo verso il ritornatore, mentre gli altri erano occupati nei bloccaggi.”
La sua capacità di sbarazzarsi del pallone tornò utile alla strategia difensiva dei Redskins, i quali impararono ad utilizzare uno schema a sorpresa nei terzi downs, facendogli calciare un inaspettato punt dalla posizione di tailback lasciando scoperta la retroguardia avversaria, che non riusciva così a ritornare il calcio lasciando che il pallone si fermasse vicino alla propria endzone, ritrovandosi schiacciata nella propria metà campo.

La sua carriera si concluse nel 1952, all’età di 38 anni: al momento del suo ritiro era fiero detentore di numerosi records all time, quali il maggior numero di passaggi tentati (2.995), completati (1.693), yards lanciate (21.886) e passaggi da touchdown (187).

E’ stato il primo giocatore della storia Nfl ad aver guidato la lega in tre differenti campi statistici collezionando, nella stagione 1943, 133 completi per 1.754 yards e 23 TD, 11 intercetti difensivi ed una media di 45.9 yards per punt conquistando la cosiddetta triple crown, in seguito raggiunta solamente da altri due giocatori.
Nei primi nove anni trascorsi nei campi di gioco ha guidato la lega in sei diverse annate per yards guadagnate su lancio, altro record Nfl, conducendo Washington ad un record parziale di 68 vittorie, 24 sconfitte e 5 pareggi.

La sua carriera è stata degnamente costellata di onorificenze, tra le quali l’induzione nella Hall Of Fame a livello professionistico e collegiale, l’inserimento nella squadra ideale della Nfl per la decade degli anni ’40 , la nomina all’interno della squadra all-time in occasione del 75mo anniversario dei Redskins, nonché l’appartenenza alla lista dei 70 migliori giocatori della squadra. E’ l’unico ad aver ufficialmente ricevuto dalla franchigia della Capitale l’onore del ritiro della maglia, la numero 33. Il 23 novembre del 1947 gli venne regalata dal Touchdwon Club cittadino una station wagon prima di scendere in campo contro i Chicago Cardinals , ed il giorno venne qualificato come il “Sammy Baugh Day”, un festeggiamento inusuale nel football. Ringraziò il suo owner ed il suo pubblico lanciando 6 passaggi da touchdown.

La leggenda di Slingin’ Sammy Baugh, oggi arzillo novantatreenne ritiratosi nell’amato Texas, è la conferma che il destino usa giocare scherzi strani, e nel suo macchinare riesce persino ad incrociare delle realtà apparentemente diverse tra esse, permettendo ad un Cowboy di Temple, distante circa 200 miglia da Dallas, di diventare il più grande quarterback della storia dei Pellerossa.

Testi consultati per la stesura dell’articolo – Richard Whittingham – Hail To The Redskins: a celebration of the greates players, teams and coaches – Hall Of Fame official site – The Hogs official site – Espn.com – Wikipedia

Legends | by Dave Lavarra | 12/03/08

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