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San Francisco 49ers

Tony Morabito, fondatore dei San Francisco 49ers

La nascita dei San Francisco 49ers avviene nell’immediato dopoguerra e precisamente nel 1946 grazie all’impegno di un imprenditore dei trasporti, Anthony J. “Tony” Morabito. Nel 1944, dopo alcuni tentativi falliti, Morabito si presento’ ad un incontro con l’allora commissioner della NFL Elmer Layden nella citta’ di Chicago per chiedere l’espansione della lega. Fu scaricato in poche battute e allora decise di andare a parlare con Arch Ward, editore del Chicago Tribune che voleva fondare una lega per fare concorrenza alla NFL. La nuova lega, la All-America Football Conference avrebbe iniziato la sua attivita’ non appena finita la guerra e avrebbe avuto tra le sue file la squadra di Morabito con base a San Francisco.

Il primo logo dei 49ers

Con un investimento di 25.000 dollari Morabito realizzo’ il suo sogno: la squadra avrebbe preso il nome di San Francisco 49ers dall’appellativo che indicava i partecipanti alla corsa all’oro del 1849 in California. Il logo originale rappresentava un cercatore d’oro che sparava con due pistole. La divisa originale era costituita da pantaloni ed elmetti argentati e maglietta rosso cardinale o bianca. Il primo allenatore fu Lawrence T. “Buck” Shaw, proveniente dall’universita’ di Santa Clara.

Il primo casco della storia dei 49ers

AAFC

Lawrence T. 'Buck' Shaw, primo allenatore dei 49ers

1946/1947 – I 49ers furono senza dubbio la seconda migliore squadra della AAFC, dietro ai Cleveland Browns, assoulti dominatori della lega per i 4 anni della sua esistenza. La squadra era imperniata su un QB mancino, Frank Albert, abile negli scramble prima che questo termine venisse coniato; il fullback era un ex compagno di squadra di Albert alla Stanford University, Norm Standlee; il duo degli halfback, John Strzkalski e Len Eshmont, era di grande valore. I ricevitori erano Alyn Beals, specializzato nelle ricezioni da TD, e Nick Suseoff. La prima partita in assoluto della storia dei 49ers si svolse il 31 agosto 1946 al Kezar Stadium contro i Chicago Rockets e fu una vittoria per 34 a 14. La stagione termino’ 9-5, al secondo posto nella Western Division dietro ai Browns. Nel 1947 il piazzamento fu lo stesso, ma con un record di 8-4-2.

1948/1949 – L’arrivo di Joe “The Jet” Perry, che al primo handoff arrivo’ dritto in end zone dopo 58 yard di corsa, permise un salto di qualita’ ai 49ers, che coincise pero’ con il miglior anno anche dei Browns (che terminarono imbattuti). Nell’ultima stagione della AAFC, con un campionato a division unica, i 49ers si piazzarono ancora secondi (record 9-3) e raggiunsero la finale del campionato, persa per 7-21 ancora contro Cleveland, battuti in stagione regolare interrompendo una striscia di 27 vittorie consecutive.

Joe Perry, RB da Hall Of Fame (1969)

NFL

1950 – La fine dell’attivita’ della AAFC porta tre squadre nella NFL: i San Francisco 49ers, i Cleveland Browns ed i Baltimore Colts. Il management ed i giocatori rimangono praticamente gli stessi ed i niners pagano dazio: per abituarsi al piu’ alto livello di gioco ci vuole un po’ di tempo. La prima partita nella NFL si svolse al Kezar Stadium contro i New York Yankees: 17-21 il risultato finale. Stesso epilogo per le successive 4 gare e record conclusivo di 3-9.

Kezar Stadium, San Francisco

Leo Nomellini, DT, Pro Football Hall Of Fame (1969)

1951/1954 – La squadra divenne maggiormente competitiva grazie ad un’ottima difesa e ad un buon gioco di corsa: gli innesti del difensive tackle Leo Nomellini (prima scelta della storia dei 49ers in un draft NFL nel 1950) e del linebacker Hardy Brown (famoso per il suo durissimo placcaggio di spalla) fecero della difesa dei 49ers uno dei reparti piu’ temuti della lega. In attacco il giovane QB Y.A. Tittle, il wide receiver Billy Wilson ed il running back Hugh McElhenny (dal 1952) affiancarono Joe Perry. Ne risultarono quattro buone stagioni, con record vincente e finale sfiorata nel 1953, quando Perry supero’ le 1000 yard, ma con 9-3 i 49ers si piazzarono alle spalle dei Detroit Lions. L’anno successivo un’ottima partenza (4-0-1) fu vanificata da molti infortuni agli uomini chiave e, nonostante Perry fosse il primo running back della NFL ad avere due stagioni consecutive da piu’ di 1000 yard, la squadra fini’ terza nella Western Conference.

Y.A. Tittle, QB, Pro Football Hall of Fame (1971)

1955 – I Niners si affidano al secondo capo allenatore della loro storia: Red Strader. Il risultato e’ pessimo anche a causa dell’infortunio a McElhenney: 4 vinte e 8 perse e Strader licenziato dopo una sola stagione.

1956/1958 – Il nuovo head coach e’ l’ex QB Frankie Albert, che parte molto male perdendo 6 delle prime 7 partite. Nel resto della stagione i Niners sembrano trovare la quadratura del cerchio e vincono le ultime cinque. Nel 1957 viene draftato al primo giro il QB che guidera’ la franchigia per tutti gli anni 60 e parte degli anni 70: John Brodie, anche se il titolare rimarra’ Tittle fino al 1961. Tittle diventa famoso per il suo passaggio Alley-Oop per il WR R.C. Owens. La partita piu’ drammatica della stagione 1957 e’ quella contro i Chicago Bears il 27 ottobre, in casa. Con i 49ers sotto per 7-17, il proprietario e fondatore Tony Morabito muore per un improvviso attacco di cuore; nell’intervallo Albert viene informato con due semplici parole: “Tony’s gone”. L’allenatore riesce a motivare al massimo i suoi giocatori che ribaltano il risultato nel secondo tempo (21-17) dedicando la vittoria a Morabito. Le redini passarono in mano al fratello di Tony, Vick. Con un record di 8-4 arriva la prima apparizione ai playoff al divisional perso malamente contro i Lions sprecando un vantaggio di 27-7 nel terzo periodo. Il 1958 segna un’involuzione della squadra, che chiude con record in pareggio; da qui le dimissioni di Albert.

1959/1962 – La prima stagione del nuovo coach Howard “Red” Hickey fu abbastanza buona: 7-5 il record finale e terzo posto nella conference. Brodie inizio’ ad insidiare il posto da titolare a Tittle sfoderando ottime prestazioni quando veniva chiamato in campo. Nel 1960 i 49ers furono la prima squadra NFL ad utilizzare la shotgun formation, con il QB a 7 yard dalla linea di scrimmage per avere piu’ tempo per lanciare. Nel 1961 Tittle fu ceduto ai New York Giants e Brodie divenne titolare. Il 1962 fu caratterizzato da un pessimo rendimento in casa, una sola vittoria su sette gare, mentre in trasferta furono 5 le W riportate per un record finale di 6-8.

Il casco dei 49ers dal 1964 al 1995

1963/1964 – Pessime stagioni, tra le peggiori della storia dei Niners, quelle del ’63 e ’64, conclusesi con record di 2-12 e 4-10 e caratterizzate da molti infortuni. Dopo le prime 3 sconfitte del 1963, Hickey si dimette e viene sosituito da Jack Cristiansen. Nonostante una buona difesa e le buone prestazioni dei rookie Dave Wilcox (LB), Dave Parks (WR) e George Mira (QB) , il 1964 e’ da ricordare principalmente per tre aspetti non legati strettamente al gioco: la morte di Vick Morabito per un’attacco di cuore come il fratello; la nomina a presidente di Lou Spadia; l’adozione di elmetti dorati e di pantaloni beige-dorati nella divisa che rimarra’ quasi inalterata per i successivi 30 anni. Le magliette erano: rossa con numeri bianchi e tre bande bianche parallele sulle maniche quella casalinga; con i colori invertiti quella da trasferta.

1965/1967 – Discrete ma niente di piu’ le annate dal 1965 al 1967: Brodie stellare nella prima (3112 yard e 30 touchdown, miglior passatore della lega) per un record di 7-5; la vittoria sui Green Bay Packers futuri campioni NFL nella seconda; un’ottima partenza (5-0) vanificata da un pessimo finale di stagione nella terza, conclusa con un record in pareggio ed il licenziamento di Christiansen.

Dick Nolan, allenatore dei 49ers dal 1968 al 1975

1968/1969 – Inizia l’era di Dick Nolan che costruira’ in questi due anni una squadra capace di competere con le migliori della lega. Le sue prime due stagioni furono pero’ altalenanti: un buon record (7-6-1) nel ’68 grazie ad un ottimo attacco sui passaggi (piu’ di 3000 yrd per Brodie) e sulle corse (il RB Ken Willard ebbe il suo massimo in carriera con quasi 1000 yard); pessima prestazione nel ’69 (4-8-2) con una difesa inguardabile.

1970 – La migliore stagione dall’ingresso nella NFL. I protagonisti: ancora John Brodie, che vince il premio di MVP della NFL con 2941 yard su passaggio, 24 TD e 10 intercetti; il RB Ken Willard, con piu’ di 700 yard; il WR Gene Washington, con 1100 yard e 12 TD. L’attacco e’ il migliore della lega e la difesa puo’ contare sul rookie difensivo dell’anno, il CB Bruce Taylor. Dopo aver chiuso in testa alla division, la squadra vince il primo incontro di playoff battendo i Vikings per 17-14 ma viene sconfitta nel Championship al Kezar Stadium dai Dallas Cowboys di Tom Landry per 10-17.

Il Candlestick Park

1971/1972 – L’incubo per i 49ers diventa lo scontro con i Dallas Cowboys: come nel 1970, anche nelle due successive stagioni gli uomini di Nolan arrivano ai playoff ma non riescono a sconfiggere la loro bestia nera. Nel 1971 le partite casalinghe vengono giocate al Candlestick Park; la stagione finisce con il primo posto nella NFC West per il secondo anno consecutivo (9-5 il record). I playoff iniziano alla grande con una rimonta nel divisional in casa contro i Redskins dal 3-10 all’intervallo al 24-17 alla fine, ma si concludono con la sconfitta al Championship a Dallas per 14-3. Nel 1972 un infortunio a Brodie alla quinta di campionato sembra compromettere la stagione, ma Steve Spurrier, QB di riserva, non fa rimpiangere il titolare e porta i 49ers ai playoff e al titolo divisionale. Al divisional al Candlestick, i Cowboys spezzano il cuore ai tifosi Red&Gold segnando 17 punti nel quarto periodo iniziato sotto di 15.

Eddie DeBartolo, owner dei 49ers dal 1977 al 1998

1973/1978 – Periodo veramente buio nella storia della squadra di San Francisco. Il 1973 segna la fine della carriera di John Brodie dopo una stagione piena di infortuni finita 5-9. Nel 1974, il rimpiazzo di Brodie, Steve Spurrier si infortuna subito prima dell’inizio della stagione ed i 49ers sono costretti ad usare 5 QB diversi perdendo 7 partite in fila. Nel 1975, nonostante il rientro di Spurrier, ancora grossi problemi per l’attacco dovuti principalmente agli infortuni del running back titolare al secondo anno Wilbur Jackson. La difesa e’ un buon reparto ma questo non basta a Nolan per conservare il posto. Nel 1976 la squadra cambia capo allenatore (Monte Clark) e QB titolare acquisendo via trade Jim Plunkett da New England; parte vincendo 6 delle prime 7 gare ma rimane fuori dai playoff nonostante un buon record di 8-6 e uno dei migliori giochi di corsa della lega grazie a Jackson tornato in buona salute. Clark viene comunque licenziato e rimpiazzato da Ken Meyer. Nel 1977 i 49ers vengono acquistati da Edward J. DeBartolo Jr, uomo d’affari dell’Ohio. Anche Meyer non dura piu’ di una stagione: 5-9 il suo record da head coach e avanti un altro. E’ il turno di Pete McCulley con una squadra ancora una volta rinnovata: via Plunkett, dentro il RB O.J. Simpson e il WR Freddie Solomon acquisiti via trade da Buffalo e Miami rispettivamente; il QB titolare e’ Steve DeBerg alla sua prima stagione. I 49ers chiudono con il peggior record della loro storia (2-14) nonostante il cambio di allenatore in corsa (il quarto in tre anni): Fred O’Connor non puo’ fare niente di piu’ rispetto al suo predecessore.

Bill Walsh portato in trionfo dopo la vittoria al SB XVI

1979/1980 – Il 1979, pur concluso con un altro demoralizzante 2-14, pone le basi per la squadra che dominera’ gli anni 80 e cambiera’ il modo di concepire il football offensivo. DeBartolo mette alla guida dei 49ers l’head coach di Stanford, con un passato da coordinatore in NFL: Bill Walsh. La mente offensiva piu’ brillante di quel periodo inizia ad instaurare il suo sistema, il West Coast Offense e sceglie al draft gli uomini adatti ad interpretarlo: Joe Montana al terzo giro e Dwight Clark al decimo. L’anno successivo, DeBerg si alterna nella posizione di QB con Montana, per far fare al QB da Notre Dame un po’ di esperienza in attesa del suo lancio da titolare. Al draft vengono presi due uomini fondamentali, uno per l’attacco e uno per la difesa: il RB Earl Cooper ed il LB Keena Turner. Il momento migliore della stagione alla week 14 contro i Saints: sotto 7-35 all’intervallo, Montana riesce ad orchestrare la piu’ grossa rimonta della regular season vincendo all’overtime per 38-35 e guadagnandosi il posto da titolare fisso.

1981 – Un inizio non promettente, un finale inaspettato. Dopo aver sistemato l’attacco, al draft e nella free agency ci si concentra sulla difesa: tre DB titolari sono rookie ( Ronnie Lott, Eric Wright e Carlton Williamson), il linebacker Jack Reynolds ed il difensive lineman specialista dei sack Fred Dean vengono pescati sul mercato. Le prime tre gare portano una sola vittoria, ma poi da li’ alla fine della stagione una sola sconfitta: record 13-3, il migliore della NFL. Montana lancia per piu’ di 3500 yard bilanciando il carico tra i suoi ricevitori (Clark e Solomon in primis); Walsh vince il titolo di allenatore dell’anno. Ai playoff, dopo un’astinenza di nove anni, la prima vittima sono i New York Giants, sconfitti al Candlestick Park per 38-24. Al championship, per l’ennesima volta, si arriva allo scontro con gli “odiati” Dallas Cowboys, che sembrano confermare la loro tradizione vincente contro i Red&Gold quando conducono per 27-21 a pochi minuti dalla fine della partita. Montana conduce uno stupendo drive da 89 yard concluso con un passaggio da 6 yard alto in zona di meta mentre mezza difesa dei Cowboys lo sta braccando; Dwight Clark va in cielo per afferrare la palla e completare l’azione che cambiera’ per sempre i destini della squadra di San Francisco: The Catch.

The Catch: Montana to Clark

L’attesa vendetta ai danni di Dallas si consuma con la vittoria in rimonta per 28-27 e l’approdo al Super Bowl XVI contro i Cincinnati Bengals. La partita si mette subito bene per Montana e compagni che conducono per 20-0 all’intervallo, ma i Bengals si rifanno sotto segnando due mete. I 49ers mantengono il vantaggio grazie al kicker Wersching che totalizza 4 FG (record per il Super Bowl) e ad un grande sforzo difensivo. Risultato finale 26-21 per i Niners ed MVP per Montana.

L'anello del Super Bowl XVI

1982/1983 – Sorvolando sulla stagione dello sciopero, conclusa con un record di 3-6, nel 1983 un buon finale di stagione con 3 vittorie consecutive permette di vincere la Western Division (10-6). L’eroe della stagione e’ ancora Montana: 3910 yard su passaggio e 26 touchdown. I playoff si riassumono in due field goal: il primo, potenzialmente vincente, sbagliato nel divisional dai Detroit Lions, superati nel finale grazie a un td di Montana per Freddie Solomon; il secondo a segno nel supplementare da parte degli Washingotn Redskins dopo che i Niners avevano rimontato dallo 0-21 all’inizio del quarto periodo. Il 1983 fu il primo anno nella lega per Roger Craig, RB da Nebraska, che fu da subito un fattore importante nell’attacco West Coast di Walsh (725 yard e 8 td su corsa, 427 yard e 4 td su ricezione nella sua stagione da rookie).

Bill Walsh con Joe Montana

1984 – Trionfale record in regular season, il migliore di sempre dei 49ers: 15-1 con un’unica sconfitta casalinga contro i Pittsburgh Steelers alla settima di campionato. Ai playoff piu’ che l’attacco, il punto di forza della squadra fu la difesa, che concesse solo 3 punti agli avversari tra il divisional contro i Giants (dei 10 punti segnati dai newyorchesi, 7 vennero da un intercetto riportato in meta) ed il Championship contro i Bears lasciati a 0. Grande impatto ebbero soprattutto le secondarie, con tutto il reparto titolare (Lott, Wright, Willimson e Hicks) al Pro Bowl.

La copertina si Sports Illustrated dedicata al SB XIX

Il Super Bowl XIX, giocato a Palo Alto, vicino a San Francisco, vide lo scontro tra due grandi quarterback: Joe Montana e Dan Marino, che alla guida dei Dolphins raggiunse la finale NFL al suo secondo anno. Nonostante un inizio difficile per i Red & Gold (7-10), il primo tempo fu chiuso in vantaggio per 28-16 grazie alle corse di Craig ed ai passaggi di Montana; nel secondo tempo la difesa sali’ in cattedra non subendo piu’ alcuna segnatura per il 38-16 finale. Il secondo Vince Lombardi Trophy in 4 anni arrivava nella bacheca di DeBartolo grazie alla prestazione da MVP di Montana (331 yard e 4 TD pass) e all’altrettanto valida prova di Craig (un TD su corsa e due su ricezione).

Jerry Rice

1985/1986 – Dopo la vittoria del secondo titolo NFL, i 49ers rimangono nella elite della lega ma sulla loro strada si frappongono i New York Giants: una sconfitta per 17-3 al wild card nel 1985 e un’autentica caporetto nel divisional del 1986 (49-3 il finale con Montana nuovamente infortunato dopo aver saltato due mesi di stagione regolare per problemi alla schiena). Nel frattempo pero’, al draft si stavano pescando pezzi importanti per il futuro dei 49ers: il solo Jerry Rice al primo giro del 1985 ma ben otto ottimi giocatori dal secondo al quinto giro del 1986, il miglior draft nella storia della franchigia e probabilmente della lega (Larry Roberts, DE; Tom Rathman, FB; Tim McKyer, DB; John Taylor, WR; Charles Haley, DE; Steve Wallace, T; Kevin Fagan, DT; Patrick Miller, LB). Nel 1985 Roger Craig diventa il primo giocatore della storia a far registrare piu’ di mille yard su corsa e piu’ di mille su ricezione nella stessa stagione. Prima dell’inizio della stagione 1986 alcuni giocatori (tra cui Roger Craig, Dwight Clark, Ronnie Lott e Keena Turner) incisero un 45 giri intitolato “We’re the 49ers”, una canzone a meta’ strada tra rithm&blues, funky e pop, che non ebbe lo stesso successo a livello nazionale del “Super Bowl Shuffle” dei Bears dell’anno precedente.

Joe Montana insegna a Steve Young il West Coast Offense

1987 – Approda alla corte di Bill Walsh il QB Steve Young, ottenuto in uno scambio con i Tampa Bay Buccaneers. Young dovra’ fare il backup ad un Joe Montana sempre piu’ acciaccato. La stagione dei 49ers in regular season e’ ottima: 13-2 il record finale grazie anche alle tre partite vinte dalle riserve durante lo sciopero. Jerry Rice realizza 22 TD e si guadagna il titolo di Offensive Player of the Year. Al divisional playoff arriva pero’ lo shock ad opera dei Minnesota Vikings: al Candlestick Park i 9ers sono sotto per 3-20 all’intervallo, Montana viene sostituito da Young che recupera un po’ ma non puo’ evitare l’upset per 24-36. I dubbi sulla salute e sulla capacita’ di vincere ancora di Montana si fanno sempre piu’ insistenti tanto che molti tifosi vorrebbero Young titolare.

1988 – Dopo una partenza 5-2, i Niners perdono 4 delle 5 partite successive e la crisi si presenta puntuale: il rapporto tra Walsh e Montana sembra essersi incrinato dopo il panchinamento nel divisional dell’anno precedente e l’head coach sembra non godere piu’ della fiducia della dirigenza. La squadra risponde alla grande alle difficolta’ e vince le ultime 4 di regular season aggiudicandosi ancora una volta la NFC West. Al divisional si vendicano brutalmente dei Vikings lasciandoli a 9 punti contro i 34 messi a segno dall’attacco Red & Gold. La prova della verita’ e’ al Championship contro i Chicago Bears, al Soldier Field: la partita si gioca a 8 gradi sotto zero (-32 la temperatura del vento) in casa della migliore squadra della conference. La difesa di San Francisco sale in cattedra lasciando a 3 punti i Bears, mentre Montana e Rice sembrano non accorgersi del freddo e del forte vento contribuendo da protagonisti alle oltre 400 yard di total offense (Montana: 288 yard e 3 TD; Rice: 5 ricezioni per 133 e due TD di cui uno da 61 yard).

John Taylor firma il TD della vittoria nel SB XXIII

La vittoria apre le porte del Super Bowl XXIII , giocato a Miami contro i Cincinnati Bengals di Boomer Esiason, in una rivincita del Super Bowl XVI. La partita, di basso punteggio (3-3 all’intervallo; 6-6 verso la fine del terzo quarto), viene “rotta” da un ritorno di kickoff in meta da parte dei Bengals, che si portano avanti 13-6, ma i Niners riprendono l’inerzia grazie al primo drive veramente convincente da 85 yrad in 4 giochi, che porta la TD del pareggio di Rice. I Bengals segnano ancora un field goal nel drive successivo per il 16-13 ma lasciano 3:20 sul cronometro, tutto il tempo per l’ennesimo drive in rimonta della carriera di Montana. 11 giochi per 92 yard con un solo incompleto permisero a John Taylor di segnare il TD della vittoria e di portare nella bacheca dei 49ers il terzo Vince Lombardi Trophy della decade. Il titolo di MVP del Super Bowl fu assegnato a Jerry Rice, mentre Roger Craig fu il primo RB della storia a superare le 100 yard su ricezione in un Super Bowl.

Montana al passaggio durante il Super Bowl XXIV

1989Eddie DeBartolo deve rimpiazzare Bill Walsh, ritiratosi dopo la vittoria del campionato precedente. La scelta cade su George Seifert, ex defensive coordinator. La squadra sembra addirittura migliore rispetto all’anno precedente: vince tutte le gare in trasferta e ne perde 2 al Candlestick Park. Montana mette a segno la sua migliore stagione in carriera con 28 TD e solo 8 intercetti lanciano per piu’ di 3550 yard e vincendo il titolo di MVP e di miglior giocatore offensivo della lega. Tutto facile anche nei playoff: 41-13 ai Vikings, 30-3 ai Los Angeles Rams e 55-10 ai Denver Broncos al Super Bowl XXIV. La finale del campionato fu il coronamento di una stagione da sogno di una delle migliori squadre della storia della NFL. Fece registrare il record di punti segnati e del piu’ ampio margine in un Super Bowl, con i 49ers che realizzarono due TD per ogni quarto di gioco. Montana incasso’ il terzo titolo di MVP di un Super Bowl con 5 TD realizzati (record battuto poi da Steve Young con 6).

1990 – Si inizia con il sogno di un “three-peat” e tutto sembra confermare la superiorità dei Niners rispetto alle altre squadre della NFC. Montana si guadagna il secondo titolo di MVP vincendo le prime 10 partite di regular season e chiudendo con un record di 14-2. Gli Washington Redskins vengono facilmente eliminati al divisional, ma al Championship il sogno si infrange ancora una volta contro i New York Giants, come nel 1985 e 1986. In una gara prettamente difensiva i Giants si tengono in partita con i field goal; sul 13-9 per i niners l’episodio che segna il match: un colpo vizioso di Leonard Marshall su Joe Montana causa un grosso infortunio al QB ed il cambio di possesso della palla. I Giants realizzano un altro field goal portandosi a -1 e nel drive successivo, mentre sembra che la squadra di San Francisco possa controllare il cronometro fino alla fine, strappano la palla dalle mani di Roger Craig (non rifirmato, cosi’ come Ronnie Lott, a fine stagione) e riescono a segnare il quinto calcio da tre punti che li porta alla vittoria per 15-13. Tra il 1988 e il 1990, i 49ers hanno stabilito un record NFL di 18 vittorie consecutive in trasferta (al momento imbattuto), iniziata con la vittoria a San Diego nella week 13 del 1988 e terminata con la sconfitta a New York contro i Giants alla week 1 del 1991.

Leonard Marshall atterra Montana nel Championship 1990

1991/1993 – Inizia l’era di Steve Young grazie anche all’infortunio che tiene Montana fuori per tutto il 1991. Il mancino da Brigham Young fu autore di un’ottima stagione dal punto di vista personale (migliore della lega per yard per passaggio), ma i risultati di squadra non arrivarono: prima dell’infortunio al ginocchio che lo tenne fuori per 5 partite, i niners erano 4-6. Il sostituto di Young, Steve Bono vinse le gare in cui il titolare era assente e all’ultima di campionato Young rientro’ portando i suoi sul 10-6 ma fuori dai playoff per la prima volta in otto anni. Nel 1992 Montana era di nuovo disponibile per dare il suo contributo in campo, ma ormai i 49ers erano la squadra di Young, che vinse il titolo di miglior giocatore della lega passando per 3465 yard e correndo per 537. I Niners, con Young in cabina di regia, tornarono ai playoff con il miglior record della lega (14-2), mentre Montana vide il campo solo per due minuti durante l’ultima partita di regular season. Ai playoff, dopo la vittoria contro i Redskins, i 49ers furono sconfitta da un’altra delle loro vecchie “bestie nere”, i Dallas Cowboys che uscirono vincitori per 30-20 dal Championship giocato al Candlestick Park. Montana fu scambiato con i Kansas City Chiefs alla fine della stagione 1992. Il 1993 fu l’undicesimo anno consecutivo con almeno 10 vittorie: record di 10-6 e vittoria della NFC West. Young raggiunse il suo record in carriera per yard lanciate con piu’ di 4000 e stabili’ un record divenendo il primo giocatore a vincere la clssifca di miglior passatore per tre anni consecutivi. I 49ers si vendicarono dei New York Giants nel divisional, trionfando per 44-3 grazie ai 5 TD del RB Ricky Watters. Per l’ennesima volta pero’, le speranze della squadra della baia si infransero contro i Cowboys nel Championship perso nettamente, piu’ di quanto non dica il risultato finale (21-38). La fiducia nelle vere capacita’ di Young viene meno e molti tifosi rimpiangono l’allontamento di Montana.

Ken Norton Jr

1994 – Importanti upgrade difensivi con la firma di due free agent importantissimi (il LB Ken Norton Jr ed il cornerback piu’ elettrizzante della lega, Deion Sanders) e la scelta del difensive tackle *Bryant Young alla settima assoluta del draft, facevano ben sperare per la stagione: l’obiettivo era la vittoria finale. L’inizio non fu dei piu’ promettenti: dopo la vittoria contro i Raiders, sconfitta a Kansas City contro l’ex Montana, poi due vittorie contro Rams e Saints e alla quinta di campionato, una vera debacle in casa contro i Philadelphia Ealges. 49ers letteralmente dominati dalla squadra di Rich Kotite in un 40-8 che coincise con la peggiore prestazione in carriera di uno Steve Young panchinato ben prima che la partita terminasse. La reazione fu quella della grande squadra: 10 vittorie consecutive, record di 13-3, il migliore della NFL, MVP stagionale per Young, titolo di Defensive Player of the Year per Sanders. Ai playoff, dopo la facile vittoria con i Bears al divisional (44-15), terzo NFC Championship consecutivo tra 49ers e Cowboys. Partenza lampo di San Francisco che si porta sul 21-0 dopo 8 minuti di gioco sfruttando i turnover degli avversari. A fine partita, nonostante il record per passing yard in un championship di Troy Aikman e di receiving yard in un championship per Michael Irvin, la vittoria fu dei Red&Gold per 38-28.

Steve Young abbraccia l'agognato Vince Lombardi Trophy

Nel Super Bowl XXIX i 49ers si trovarono di fronte la sorpresa dell’anno, i San Diego Chargers. La partita non ebbe storia: Young seziono’ le secondarie degli avversari con passaggi precisi che portarono a ben 6 mete (3 per Jerry Rice, 2 per Ricky Watters, 1 per il fullback William Floyd) stabilendo un record nel Super Bowl e dimostrando finalmente tutto il suo valore anche nelle partite importanti. Con la vittoria per 49-26 i 49ers portarono a quota cinque il numero dei Vince Lombardi Trophy (record a parimerito con gli Steelers).

1995/1997 – Si passa alla “maledizione Packers”: sempre ai playoff nei tre anni dal 95 al 97, ma sempre eliminati nettamente ai playoff dalla squadra di Green Bay. Dopo il Super Bowl vinto i 49ers non riescono a trattenere in squadra Deion Sanders e perdono giocatori importanti durante la stagione a causa degli infortuni: su tutti Floyd e Young, ben sostituito da Elvis Grbac. Nonostante la partenza 5-4 a fine stagione San Francisco vince 11 partite e vince ancora la NFC West. Al divisional sconfitta in casa (al 3Com Park, nuovo nome dello stadio) contro Brett Favre e compagni per 17-27. Nel 1995 i 49ers superano ancora una volta la soglia delle 10 vittorie (12-4) ma non vincono la division per due sconfitte contro i Carolina Panthers (12-4). Ai playoff devono quindi giocare la Wild Card, vinta per 14-0 sugli Eagles, ma perdono al divisional contro i Green Bay Packers in una partita in cui commettono ben 5 turnover.

Steve Mariucci, alla guida dei 49ers dal 1997 al 2003

Il 14-35 finale porto’ alle dimissioni di Seifert, sostituito da Steve Mariucci. Alla sua prima stagione alla guida della squadra della baia, Mariucci riusci’ a sopperire agli infortuni di Jerry Rice (fuori nella prima partita, rientro’ nell’ultima ma si infrotuno’ di nuovo) e Steve Young portando la squadra a vincere 13 partite ed il titolo delle NFC West. Ai playoff vittoria contro i Vikings al divisional e ancora una sconfitta con i Packers al Champioship in casa: 10-23 senza storia.

Terrell Owens

1998 – L’ultimo tentativo per vincere il campionato con una squadra ancora competitiva. L’attacco e’ veramente stellare: Young lancia per 4170 yard, Rice riceve per 1157 e Garrison Hearst corre per 1570 superando le 2100 di total offense con le ricezioni. I problemi ci sono pero’ in difesa: la squadra concede troppi punti agli avversari ma riesce a vincere comunque 12 partite terminando seconda nella NFC West dietro agli Atlanta Falcons (14-2). Ai playoff sembra che la “maledizione Packers” si debba ripetere nella Wild Card: il punteggio e’ 27-23 per Green Bay a meno di due minuti dal termine, ma a tre secondi dalla fine un passaggio da 25 yard di Young per Terrell Owens diventa il TD della vittoria per 30-27. Nel divisional contro gli Atlanta Falcons, grossa occasione sprecata per i Niners, colpiti anche dalla sfortuna: alla prima azione della gara, Hearst si infortuna rompendosi una caviglia e l’attacco dei niners perde una pedina fondamentale. La gara si mette molto male (14-0 per i Falcons) ma Young riesce a ridurre il divario portandosi sul 14-10 all’intervallo. Il mancino da Brigham Young spreca pero’ un paio di drive che erano arrivati molto all’interno del territorio avversario con due sanguinosi intercetti: alla fine 20-18 per Atlanta nell’ultima partita di playoff per Young.

1999/2000 – Due stagioni da dimenticare: infortuni e reparto difensivo motlo sotto il par portano a vincere 10 partite in totale, concludendo una striscia record di 16 stagioni consecutive con almeno 10 vittorie (iniziata nel 1983). Con Hearst fuori per tutta la stagione, si infortuna anche Steve Young (ennesima commozione cerebrale contro i Cardinals, che portera’ al ritiro del futuro Hall Of Famer). Il posto da titolare sara’ preso da Jeff Garcia, ex giocatore della Canadian Football League, che potra’ fare ben poco con una difesa che concede 453 punti agli avversari. Nel 2000, Garcia dimostra di avere la stoffa del grande QB, lanciando per 4278 yard e 31 TD ma i risultati non arrivano ancora. A fine stagione, Jerry Rice viene rilasciato per problemi di salary cap. Per problemi giudiziari, la proprieta’ della franchigia passa dalle mani di Eddie DeBartolo Jr a quelle della sorella Denise e di suo marito John York, uomo d’affari che vede la squadra piu’ come un business che come una passione.

Garrison Hearst, RB dei 49ers dal 1997 al 2003

2001/2002 – Il rientro a sorpresa di Garrison Hearst dopo due anni di inattivita’ e la necrosi di alcuni tessuti della caviglia, rivitalizzo’ la squadra che torno’ ai playoff dopo aver vinto 12 partite in regular season. Hearst, correndo per piu’ di 1200 yard, si guadagno’ il titolo di Comeback Player of the Year. Nella wild card ancora una sconfitta contro Favre & Co, questa volta per 25-15 al Lambeau Field. Nel 2002 i 49ers tornarono a vincere la NFC West piu’ per demeriti delle altre squadre della division che per loro meriti. La situazione della squadra era critica dal punto di vista della gestione del personale: contratti molto remunerativi a giocatori non di valore avevano portato i 49ers ad avere grossi problemi di salary cap, che si sarebbero rivelati a pieno l’anno successivo. La stagione alla fine fu positiva perche’ nella wild card al 3Com Park contro i Giants, Jeff Garcia guido’ la seconda piu’ grande rimonta della storia dei playoff NFL dopo Bills-Oilers del 1992. Sotto per 14-38 a meta’ terzo quarto, i Red & Gold misero sul tabellone 25 punti senza che i Giants riuscissero a rispondere vincendo per 39-38. Al divisional, la squadra ritorno’ sulla terra, subendo una delle piu’ pesanti sconfitte della postseason (6-31) ad opera dei futuri campioni NFL, i Tampa Bay Buccaneers. A fine stagione, York licenzio’ Steve Mariucci nonostante il record vincente.

2003/2004 – Il periodo piu’ buio della storia della franchigia coincide con i due anni come head coach di Dennis Erickson, scelto per rimpiazzare Mariucci dal general manager Terry Donahue, uno dei principali colpevoli delle scelte sbagliate al draft e nella free agency che fecero passare la squadra dalle stelle alle stalle. Erickson eredito’ una squadra con personale scarso e con grosse difficolta’ legate al salary cap. La sua prima stagione, costellata dagli infortuni a Garcia e Owens e travagliata dal pessimo rapporto anche fuori dal campo tra QB e WR, termino’ con 7 vinte e 9 perse, ma fu seguita da un’altra epurazione nella offseason che porto’ all’allontamento di Owens e a perdere ancora uomini di talento per problemi di cap (Gracia, Hearst, Tai Streets). Il 2004 e’ stato il peggiore di sempre in assoluto: la maggior parte dei giocatori titolari avrebbe fatto fatica a fare il roster in altre franchigie. Il primo shutout dopo lo 0-7 contro Atlanta nel 1977 (420 partite di regular season e 36 di playoff la striscia record interrotta) fu contro Seattle (34-0); le vittorie furono solo 2, entrambe contro gli Arizona Cardinals.

Mike Nolan con il VP for Player Personnel Scott McCloughan

2005/2008 – L’inevitabile licenziamento di Donahue e Erickson, porto’ all’ingaggio dell’ex difensive coordinator dei Baltimore Ravens, Mike Nolan, figlio di Dick, allenatore dei Niners dal 1968 al 1975. Nolan prese in mano le redini della squadra anche a livello di decisioni sul personale, affiancato da Scot McCloughan, vicepresidente per il personale, e inizio’ a ricostruire a partire dal draft, con la prima scelta assoluta spesa sul QB Alex Smith ed una terza scelta sul RB Frank Gore, operatosi ad entrambe le ginocchia durante la carriera universitaria. Il titolare dell’era Erickson, Tim Rattay, conservo’ il posto per poche settimane (sette) e a stagione ormai andata, Smith debutto’ come titolare lanciando 1 TD e 11 intercetti in 9 partite. A fine stagione il record era di 4-12, ma la stagione era terminata con due vittorie consecutive, che facevano sperare in qualche miglioramento.

Nel 2006 Nolan e McCloughan continuarono a puntare sul draft per migliorare il talento della squadra e fornire un buon supporting cast ad Alex Smith: la sesta scelta assoluta fu spesa sul TE Vernon Davis. La stagione 2006 vide un grosso miglioramento di tutta la squadra ma in particolare dell’attacco guidato da Alex Smith aiutato dall’esplosione di Frank Gore, autore di 1695 yard su corsa e 2180 yard totali (entrambi record di franchigia). Alla fine il record fu di 7-9 e la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per risalire la china. Un passo indietro invece nel 2007: stagione caratterizzata da un rendimento in attacco davvero pessimo e terminata con un record di 5-11. La perdita dell’ennesimo offensive coordinator (Norv Turner, passato a fare l’head coach a San Diego), l’infortunio alla spalla di Alex Smith alla quarta giornata, la scarsa forma della linea offensiva e l’inesperienza di Jim Hostler, il sostituto di Turner, furono le cause principali della deludente stagione.

Nel 2008 la muscia non cambia e ad un avvio discutibile della formazione fa seguito il licenziamento dell’head coach Mike Nolan. Il suo posto lo prende Mike Singletary indimenticabile linebacker dei Chicago Bears campioni del mondo nel 1985. La squadra, tra altri e bassi, mostrerà comunque una mentalità diversa e chiuderà 7-9 vincendo 4 delle ultime 5 partite. Forse un buon segnale per l’avvenire.

La leggenda dei 49ers vive di qualche lustro di splendore e di dominio che poche altre squadre sono state in grado anche solo di avvicinare nella recente storia di football. Una squadra nata in una lega concorrente della NFL e successivamente assorbita per diventare, tra il 1981 e il 1994 uno dei più forti team di sempre, capace di aggiudicarsi cinque Super Bowl e fiera di aver schierato, tra le proprie fila, alcune delle più grandi icone del gioco.

Franchise book

I 5 Vince Lombardi Trophy dei 49ers

I 49ers hanno ritirato undici maglie: Steve Young (QB – #8); John Brodie (QB – #12); Joe Montana (QB – #16); Joe Perry (FB – #34); Jimmy Johnson (CB – #37); Hugh McElhenny (HB – #39); Ronnie Lott (DB – #42); Charlie Krueger (DT – #70); Leo Nomellini (DT – #73); Bob St. Clair (T – #79); Dwight Clark (WR – #87).

Gli eletti nella Hall Of Fame che hanno vestito la maglia rosso-oro sono 13: il capo allenatore Bill Walsh (1993), i QB Joe Montana (2000), Y.A. Tittle (1971) e Steve Young (2005), i RB John Henry Johnson (1987), Hugh McElhenny (1970), Joe Perry (1969), O.J. Simpson (1985, eletto principalmente per le sue prestazioni nei Buffalo Bills), i DB Jimmy Johnson (1994) e Ronnie Lott (2000), il LB Dave Wilcox (2000), il DT Leo Nomellini (1969) e il T Bob St. Clair (1990).

I St. Louis Rams sono gli eterni rivali dei 49ers; San Francisco ha sia il maggior numero di vittorie (56) che di sconfitte (60) in scontri diretti proprio contro i Rams. Il miglior record negli scontri diretti e’ di 0.833 con i Tampa Bay Buccaneers. Il record all time e’ di 521-420-15 (495-402-15 in stagione regolare e 26-18 nella postseason). Il miglior record in una stagione e’ il 15-1 del 1984, mentre il peggiore e’ il 2-14 del 1978, 1979 e 2004.
Il titolo di Most Valuable Player della NFL e’ stato vinto per sei volte da giocatori dei 49ers: nel 1954 al RB Joe Perry, nel 1970 al QB John Brodie, nel 1989 e nel 1990 al QB Joe Montana, nel 1992 e nel 1994 al QB Steve Young.

Gli anelli dei 5 Super Bowl vinti dai 49ers

All time leaders (offense)
Passing: Joe Montana – 35124 yards
Rushing: Joe Perry – 7344 yards
Receiving: Jerry Rice – 19247 yards

Con 98 vittorie George Seifert è il coach più vincente di sempre.

Tutti i dati, gli aneddoti e le immagini raccontati e mostrati in questa time-line provengono da siti storici quali pro-football reference, wikipedia, sports E-cyclopedia, helmet project.

Teams_timeline | by Ciro de Mauro | 13/05/07

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